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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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E' andata in scena al Teatro India di Roma, una recente creazione del grande performer, coreografo e pedagogo Olivier Dubois. Direttore del Ballet du Nord dal 2014 al 2017, è stato annoverato nella lista dei venticinque migliori ballerini del mondo dalla rivista Dance Europe nel 2011 e vanta una lunga carriera a fianco di grandi coreografi come Karine Saporta, Angelin Preljocaj, Jan Fabre, Dominique Boivin e Sasha Walts. Le sue creazioni, da Souls (2013) a Mon Élue noire Sacre # 2 (2015), sono profonde indagini, aspre e scabrose, dei lati più dolorosi e inquietanti dell'esistenza.
L'assolo autobiografico My body of coming forth by day non esce dal seminato, nonostante il suo carattere sfacciatamente ludico, esilarante e a tratti grottesco. Un ossimoro scenico. Lo spettacolo, tutto improntato sull'improvvisazione e sulla totale collaborazione del pubblico, si ispira al Libro dei Morti degli antichi Egizi che parla della rinascita del corpo nell'Aldilà.
Tutto elegante, bottiglia di prosecco in una mano e sigaretta accesa nell'altra, accoglie il pubblico in sala con consumato trasporto da grande intrattenitore, li invita a essere “attivi “ e offre da bere a chi capita. Ma quando si siede a una scrivania sul fondo, Dubois presenta il suo corpo come memoriale vivente, come opera d'arte che incarna malinconia, gioia e dolore, lacrime e sangue, litri di sudore versati sulla scena. Corpo spirituale e corpo materiale. Corpo sviscerato e figurato nelle sue metamorfosi nel flusso continuo di nascita-vita-morte-rinascita. Di tutte le opere d'arte, il corpo dei danzatori è il più soggetto alla tirannia del Tempo. Adesso Dubois ha la pancetta, ma quando si esibisce il suo corpo rivive la grandezza del suo passato Gv 7 e ogni minimo movimento parla della perfezione della sua arte. Anche se si prende molto in giro con piccoli commenti e buffe allusioni gestuali.
I frammenti delle coreografie sono scelti a caso dagli spettatori invitati a turno a sedersi sul palcoscenico. Tre alla volta. Il primo sceglie da un un grosso pacco di buste il titolo di una delle sue sessanta coreografie, il secondo decide le relative musiche, il terzo deve spogliarlo di un elemento del suo abbigliamento. Dopo nove brevi esecuzioni rimane in mutande, il corpo madido di sudore ma carico di potenza e vitalità.
Il formato dello spettacolo fa il verso a certi programmi televisivi d'intrattenimento ed è chiosato da battute divertenti, derisorie e fortemente auto ironiche. Nel suo italiano stentato si lascia scappare anche qualche imprecazione contro il caldo che lo mette a dura prova.



I frammenti voluti dal caso spaziano da coreografie degli anni Novanta (Frammenti di sangue, 1995, della compagnia di Laura Sini e Domenico Sea) a memorabili spettacoli del primo decennio del 2000. Jan Fabre viene " estratto " ben due volte con Io sono sangue (2001) e Storia delle lacrime (2005). Ci sono anche tracce dell' Après-midi d'un Faune di Nijinskij (2008) e di una sua coreografia, L'hommede l'Atlantique (2010), basata sulle musiche di Frank Sinatra.
Mentre danza descrive gli spettacoli, ricorda il numero dei ballerini, il colore dei costumi, le emozioni provate nel suo fare. Mentre danza, il suo corpo rivive il passato e rinasce a nuova vita. Come promesso all'inizio, il corpo del danzatore diviene "l'ultimo baluardo contro la morte".
Nel finale Dubois celebra la "glorificazione dell'artista" offrendo un'immagine di sé molto caricaturale. Lancia in sala un pelliccione e tante paillettes dorate e trasmette la sua strabiliante energia al pubblico che trasmigra sul palcoscenico per ballare all'impazzata. Spettacolo insolito, coraggioso, follemente geniale.
Scheda tecnica
MY BODY OF COMING FORTH BY DAY, creazione e ideazione di Olivier Dubois.
Suono e luci: Olivier Dubois. Produzione Compagnie Olivier Dubois in coproduzione con Festival Breaking Walls, Le Caire- Le CENTAQUATRE-Paris in collaborazione con ATER.
Visto al Teatro India di Roma il 27 giugno 2019, nell'ambito della rassegna GRANDI PIANURE curata da Michele Di Stefano.
Fotografie di Ilaria Costanzo.