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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Non poteva sfuggire all'orecchio sensibile ed esperto di Michele Suozzo la musicalità della Salomé scritta da Oscar Wilde a Parigi nel 1893, in un francese apparentemente semplice ma denso di simboli, ripetizioni e sinestesie. Una vera rarità per il pubblico italiano, ma forse anche per il pubblico inglese, resa accessibile da sopratitoli riassuntivi che permettono di non distogliere lo sguardo dall'incantevole messinscena. Una assoluta rarità anche, e soprattutto, perché la musica composta ed eseguita dal vivo da Benedetto Boccuzzi accompagna la pièce passo dopo passo, commentando avvenimenti, sottolineando momenti di attesa, inabissandosi nell'inconscio turbato dei personaggi principali, per poi esplodere nella sublime Danza dei Sette Veli.
L'atto unico è un'esemplare dimostrazione delle idee sull'arte di Wilde, un'arte che mira a stimolare l'immaginazione e lo stupore del lettore o dello spettatore, libero di interpretare un'immagine o un simbolo secondo il suo sentire.
Ed è esattamente questo che fanno i personaggi, che vedono cose diverse negli oggetti che osservano e che vivono in modo assolutamente personale desideri e sentimenti analoghi.
La regia parte da una scrupolosa lettura del testo, al punto che ogni frase e ogni singola parola prenda corpo in scena attraverso i gesti, i movimenti e le espressioni di un cast di attori coesi e mediamente di buon livello. La pièce non è pensata solo per gli occhi, anche perché le parole, come sempre nelle opere di Wilde, evocano sapori e odori in un trionfo di sollecitazioni percettive e sensoriali che cattura lo spettatore.
La scena, sobria e raffinata, di Dario Dato, è occupata dalla ringhiera della terrazza del palazzo di Hérodesullo sfondo di un cielo ancora azzurro dove troneggia indisturbata la mutevole luna. Ai lati, sulla sinistra, una parete di velatino leggermente obliqua, attraverso la quale si intravede la cisterna nera che imprigiona il profeta Iokanaan. A destra un grande separé con decori liberty che ripara dallo sguardo dei personaggi il grande pianoforte a coda che suona sin dall'inizio per dare il via all'azione scenica.

I bei costumi anni '20 di Annalisa Di Piero impreziosiscono la scena con i loro colori fortemente simbolici, il bianco che sfuma in un rosa chiaro, il rosso e il nero. I colori che ricorrono frequentemente nel testo per simboleggiare la verginità, la passione e il sangue, e infine, la morte.
Il ritmo è dinamico e si concede qualche dovuto rallentamento nelle fasi di climax per poi accelerare di nuovo il passo verso il finale.
La prima scena in cui i soldati, il Jeune Syrien, Tigellin, un Cappadocien e il paggio di Hérodias parlano della festa, della bellezza di Salomé e della luna, è animata dall'andirivieni frenetico di un cameriere e di una cameriera con grembiulino bianco che portano vassoi carichi di prelibatezze e di calici di vino pieni e vuoti.
Con l'ingresso in scena di Salomé, seccata dagli sguardi lascivi del patrigno, una crescente tensione drammatica pervade la scena per non lasciarla mai.
Questa Salomé (Alessia D'Anna) non rientra nel catalogo delle Belles Dames Sans Merci che infiammarono l'immaginazione dei predecessori e dei contemporanei di Wilde. Non è la donna vampiresca delle preziose illustrazioni di Aubrey Bearsley che accompagnano la ben più nota versione in inglese ad opera del giovane Lord Alfred Douglas. Traduzione, va sottolineato, di cui Wilde si sarebbe lamentato nel De Profundis. Questa Salomé è una giovane donna, un po' viziata e molto volubile, che viene trascinata nel vortice compulsivo di una passione sfrenata. La stessa che fa uccidere in scena il Jeuene Syrien quando capisce che Salomé non potrà mai amarlo. La stessa, ma più silenziosa, che fa disperare il paggio di Hèrodias (Hannah Fred), innamorato del siriano suicida. La stessa, ma forse più degenere, che fa strisciare Hérode (Cesare Capuani) ai piedi della risoluta figliastra. Un Hèrode meno regale e più umano dei tanti visti in scena in altre versioni.

La ripetizione come metafora dell'ossessione è ben sottolineata dalla regia che evita con cura la manifestazione eccessiva di tanti devastanti turbamenti. Prevale invece il trattenimento delle emozioni che le fa apparire ancor più credibili e anche più intense e destabilizzanti.
Incisiva la scena della richiesta dell'orribile compenso per la danza, in cui Salomé, immobile, gli occhi lucenti come stelle, pretende la testa di Iokanaan ripetendo imperturbabile "Donnez-moi la tête d'Iokanaan". Una battuta secca e decisa che contrasta con la lunga lista di inutili offerte di altri ricchi e magnifici declinata da Hérode.
La danza è preceduta dalla scelta del colore dei veli da parte di Salomé, il colore che è un Leitmotiv del testo e della regia. La sua indimenticabile esibizione avviene in semi-buio, con la luna che si tinge di rosso, come il sangue e l'ardore della passione. La musica esplode come il corpo flessuoso di Salomé. Poi la morte e la tacita sospensione del giudizio.
Scheda tecnica
Salomé, di Oscar Wilde. (per le immagini, Denise Rana Photography)
Scene: Dario Dato. Costumi: Annalisa Di Piero. Assistente alla regia: Fulvia De Thierry. Luci: Marco Guarrera. Coreografia danza: Alessandra Cristiani. Make up artist e Acconciatore di scena: Sergio Tirletti. Musiche originali composte ed eseguite da Benedetto Boccuzzi.
Con: Cesare Capitani, Fulvia De Thierry, Alessia D'Anna, Nicolas Bresteau, Nick Russo, Maxence Dinant, Massimo Mondelli, Rocco Dragone, Giuseppe Sinisi, Davide Trebbi, Hannah Fred, Alessandro Cotroneo, Luca Forte, Niccolò Migliorini, Valerio Leoni, Guido Targetti, Gian Pier Verardo, Diletta Laezza, Jadira Moreno.
Regia di Michele Suozzo.
Prima nazionale: 29 maggio 2019, al Teatro Palladium di Roma.