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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La Gabbia, di e con Massimiliano Frateschi

 


Con La gabbia, in scena al Teatro Brancaccino di Roma, il giovane attore Massimiliano Frateschi si misura con la sua prima produzione drammaturgica che, nonostante alcuni tratti ancora acerbi, si distingue per l'equilibrata struttura e la variegata concertazione dei dialoghi. Il testo si presta a diversi piani di lettura e porta in scena due uomini reclusi in una cella di isolamento circondata dal nulla. Sono Max (interpretato magistralmente dallo stesso Frateschi) e Pier (un convincente Federico Tolardo), abbigliati da Tiziana Massaro con due vecchie camicie di forza e strettissime fasce di garza che sembrano comprimere le loro teste.

Sia la regia di Massimiliano Vado che le scene di Andrea Urso mettono in evidenza le ambiguità del testo e le sue valenze metaforiche.

La gabbia è un cubo senza sbarre sollevato da terra. Larghe fasce di scotch appiccicate alla rinfusa dovrebbero impedire la fuga dei reclusi e una rete in basso rende ancora più surreali i movimenti dei personaggi. A loro disposizione solo un cesso di plastica e due coperte.

Sono completamente soli e anche le immagini proiettate ai lati della scena rappresentano sbarre, figure geometriche e le nuvole di un cielo lontano. L'unico riferimento temporale sono i ventisette giorni che mancano all'ingiunzione.

Perché sono rinchiusi? Cosa devono scontare? Sì, Max ha ucciso una donna nel sonno, ma Pier? Pier è uno psicopatico in preda a frequenti allucinazioni. Vive in un mondo tutto suo, fatto di sogni più brutti che belli. Max è un sonnambulo, ma quando è sveglio sembra abbastanza vigile e concreto. I due sono complementari e non possono fare a meno l'uno dell'altro come i vagabondi beckettiani, ma non hanno nessuno da aspettare. A modo loro si danno da fare e organizzano una fuga pur sapendo che fuori non c'è niente, solo immondizia.

  

Il ritmo dell'azione è abbastanza sostenuto, soprattutto nella prima parte del dramma, ed è cadenzato da una gelida voce fuori scena che annuncia l'ora della sveglia, l'ora d'aria, quella del pasto e quella del sonno. Tra un ordine e l'altro, i due fanno discorsi strampalati, si punzecchiano, litigano e un paio di volte se le danno di santa ragione. Pier soffre di manie di persecuzione e accusa Max di prendersi gioco di lui e quello va su tutte le furie. I dialoghi sono fitti di ripetizioni quasi ossessive e si articolano su diverse velocità. Si passa da toni relativamente pacati al chiasso concitato dei bisticci. Gli attori sono davvero bravi e lasciano aderire le parole al gesto con convincente espressività. La recitazione non è mai sopra le righe e appare sempre spontanea e credibile. Una naturalezza che esalta il paradosso della situazione. Max e Pier sembrano gli unici superstiti di un cataclisma atomico. Di certo l'uno rappresenta il doppio dell'altro e la gabbia è reale e mentale allo stesso tempo. Il pubblico viene sollecitato a porsi tante domande, forse anche troppe. Un pizzico di leggerezza e di ironia in più avrebbero giovato allo spettacolo che rimane comunque godibile e che lascia presagire lo sviluppo di futuri talenti.

 

Scheda tecnica
LA GABBIA di Massimiliano Frateschi.
Scene: Andrea Urso. Costumi: Tiziana Massaro. Visual: Nicola Pavone. Performance: Iole Mazzoni e Maria Helene Nouvel.
Con: Massimiliano Frateschi e Federico Tolardo.
Regia di Massimiliano Vado. Aiuto regia: Claudia Ferri.
Foto: Bianca Hirata. Prodotto da INTHEFILM.
In scena al Teatro Brancaccino di Roma fino al 12 maggio 2019.

 

 

 

 

 

 

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