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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Meritatissimo il successo riscosso dalla versione di Un nemico del popolo di Ibsen, curata nei minimi particolari e ben diretta da Massimo Popolizio.
Lo spettacolo in scena al Teatro Argentina e prodotto dal Teatro di Roma, ha fatto registrare il tutto esaurito per ben cinque settimane, dimostrando quanto il pubblico abbia bisogno di qualcosa di diverso dal cosiddetto teatro commerciale e televisivo che imperversa in alcuni teatri capitolini.
Lo spettacolo si avvale dell'ottima traduzione di Luigi Squarzina e di un adattamento drammaturgico, cresciuto e rimodellato in sede di prove, che snellisce il testo originale per restituirlo alla contemporaneità nel pieno rispetto del nucleo più profondo del dramma. Popolizio lo legge acutamente come una commedia amara, crudele e per molti versi grottesca. Il Dottor Stockmann, da lui stesso interpretato, non è il reazionario di cui parla Magris, né l'oppositore al capitalismo in pieno maccartismo quale appare nel noto adattamento di Arthur Miller (1950). Lo scienziato di Popolizio è un uomo intelligente e incorruttibile che però non sa far valere la sua scoperta dell'inquinamento delle acque termali sulle posizioni di chi comanda, sull'opportunismo dei giornalisti della Voce del Popolo, sugli interessi economici non soltanto di Morten Kill, proprietario delle concerie che avvelenano le acque benefiche, ma anche dell'intera cittadinanza che ne trae comunque vantaggio. Stockmann è un antieroe utopistico che non capisce un'acca di politica e che prende tempo invece di approfittare della fame di scoop dei giornalisti. Per questo è un personaggio tragicomico che da garante della salute pubblica alla fine permette che lo si tacci di essere un nemico del popolo.
L'adattamento sfronda gli psicologismi ibseniani e modernizza il linguaggio. Si riceve l'impressione che ogni singola battuta sia stata studiata per aderire ai gesti degli attori. E, soprattutto, appare evidente che le lunghe tirate di Stockmann siano state ridotte, per lasciar spazio anche alle parti dei personaggi più laterali. Insomma il lavoro di cesello sul testo ha mirato a una messinscena d'ensemble, caratterizzata da un' alternarsi si scene primarie e di controscene che, oltre a movimentare l'azione, guidano lo sguardo su tutte le sfaccettature di quella società in decadimento che costringerà lo scienziato ad imparare a stare solo.
La scena geometrizzante di Marco Rossi è costituita da enormi pannelli modulari mobili che trasformano lo spazio in tre ambienti: la casa- laboratorio del dottor Thomas Stockmann, la redazione de La Voce del Popoloe infine la sala dove si svolge l'assemblea popolare. Pochi ed essenziali gli arredi che vengono spostati a vista tra un cambio di scena e l'altro. L'ambientazione potrebbe essere quella dell'epoca di Ibsen a giudicare dai sobri abiti scuri di Gianluca Sbicca, ma l'essenzialità scenica e la simmetria delle luci e dei colori possono anche far pensare a un non luogo sospeso nell'atemporalità.
All'inizio un ubriaco di colore con in mano un bastone, guida lo sguardo del pubblico verso l'alto dove vengono proiettare immagini in bianco e nero delle acque scroscianti dalle fonti. Questa presenza un po' comica ma anche un po' inquietante ritorna ai tre cambi di scena principali, come fosse una specie di Virgilio che accompagni gli spettatori nei meandri della commedia, spiegando ogni volta cosa accade nei filmati. E' senz'altro un emarginato da quella stessa società in disfacimento contro la quale combatte lo scienziato, ma potrebbe essere anche un sopravvissuto alla catastrofe immanente.

Lo spettacolo ha un impostazione classica e sin dalle prime battute dei personaggi in visita a casa Stockmann, si coglie la sua natura metateatrale. Gli attori, tutti di livello, recitano sopra le righe, adottando a tratti un tono declamatorio che tuttavia non trasforma i personaggi in caricature o in parodie di se stessi, come è sembrato ad alcuni. L'energia della recitazione, semmai, fa sì che i personaggi, anzi i caratteri, raccontino se stessi in modo compiuto, creando un effetto comicamente straniante. Gestualità e prossemica, oltre a definire e vitalizzare i caratteri, ne delineano anche le relazioni e gli scontri che si fanno sempre più aspri e insanabile durante lo svolgimento dell'azione. Gli attori, affiatati e coesi tra loro, creano caratteri sfaccettati che restano nella memoria. Impareggiabile è Maria Paiato nella parte maschile del sindaco, nonché fratello dello scienziato. Capelli grigi tagliati corti, cappello e abiti neri, un bastone in mano, l'attrice rende, in modo equilibrato e con misura, l'immagine di un uomo di potere cinico, calcolatore e corrotto fino al midollo. Un fratello ambiguo che ha promosso la carriera dello scienziato, nominandolo direttore sanitario delle Terme, ma che non si fa certo scrupoli ad osteggiarlo nella sua idea di chiuderle per risanarne le acque. Popolizio ci restituisce in modo superlativo l'immagine di un uomo emotivo, incapace di compromessi, condizionato dai suoi legami familiari e gonfio delle sue stesse idee che non sa mettere in pratica. Brave anche Maria Laila Fernandez nei panni di Petra, la figlia progressista di Stockmann e Francesca Ciocchetti nella parte della moglie Kathrine, accudente, paziente e con i piedi per terra. Convincenti, infine, i ritratti grotteschi di Aslacken (Michele Nani), l'editore della Voce del Popolo, e Billing (Tommaso Cardarelli) redattore della stessa testata giornalistica. Sono due voltagabbana che ben rappresentano il potere mediatico di manipolare le notizie.
Coesi e affiatati, gli attori stanno al passo del ritmo sostenuto dell'azione scenica che accelera con il precipitare degli eventi. La scena dell'assemblea pubblica, particolarmente concitata, mette ferocemente a nudo la miopia delle masse che ieri, come adesso, si lasciano infinocchiare dalle menzogne di chi detiene il potere.

Suggestiva la scena finale, in cui la parete sinistra della scena crolla a terra mentre Stockmann si incammina da solo verso l'uscita. Un omaggio alla storica regia di Luca Ronconi di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana del 1995.
Scheda tecnica
UN NEMICO DEL POPOLO, di Henrick Ibsen. Traduzione di Luigi Squarzina. Scene: Marco Rossi. Costumi: Gianluca Sbicca. Luci Luigi Biondi. Suono: Maurizio Capitini. Video: Lorenzo Bruno e Igor Renzetti.
Con: Massimo Popolizio, Maria Paiato, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Martin Chishimba, Maria Laila Fernandez, Paolo Musio, Michele Nani, Francesco Bono Rossini, Dario Battaglia, Cosimo Frascella, Alessandro Minati, Duilio Pacello, Gabriele Zecchiaroli.
Regia di Massimo Popolizio. Assistente alla regia: Giacomo Bisordi. Foto di Scena di Giuseppe Distefano.
Una produzione Teatro Di Roma, Teatro Nazionale.
Prima nazionale: 20 marzo 2019 al Teatro Argentina di Roma.