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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Se non sporca il mio pavimento, un mèlo di Giuliano Scarpinato.

 

Infiocchettare un fattaccio di cronaca nera con svolazzi melodrammatici e sentimentalistici è una scelta discutibile, sia dal punto di vista strettamente drammaturgico che da quello etico. A meno che non si dichiari apertamente d'intrattenimento, il teatro dovrebbe sbattere la verità in faccia al pubblico che, soprattutto oggi, rischia di rimanere anestetizzato dalle droghe mediatiche.

Con il suo mèlo Se non sporca il mio pavimento, il regista e drammaturgo Giuliano Scarpinato trasforma un efferato delitto in una specie di favola noir, con l'intenzione di esplorare "il limbo dell'adolescenza" facendo anche riferimento al mito di Eco e Narciso. Queste sono le premesse, ma lo spettacolo non ce la fa a metterle in atto in modo costruttivo e significativo.

Il testo, scritto a quattro mani con Gioia Salvatori, prende le mosse dalla tragica morte di Gloria Rosboch, un' insegnante cinquantenne uccisa da un suo ex studente, Gabriele Defilippi, con la complicità dell'amante di lui, Roberto Obert. Il tutto avveniva in un paesino del Canavese nel 2016. Il ragazzo aveva promesso alla donna un futuro insieme sulla Costa Azzurra ed era riuscito ad estorcerle 187 mila euro, i risparmi di una vita della famiglia Rosboch. Denunciato dalla donna, il Narciso la fece fuori, nascondendo il cadavere in un pozzo abbandonato vicino a una discarica.

Questa è, a grandi linee, anche la trama dello spettacolo che tutto si regge sulla bravura degli attori e che molto delega alla scena di Diana Ciufo. La stanzetta da letto angolare con pochi arredi racconta molto della vita di Gioia Salvatori (Francesca Turrini), un' insegnate di sostegno goffa e bruttina, comandata a bacchetta dalla madre (Beatrice Schiros) che appare solo in video sulla superficie di un tondo posto in alto come fosse l'occhio di Dio. Una vecchia signora incollata davanti alla televisione che dà ordini alla figlia di quarantasette anni come fosse una bambina. Le tappezzerie a fiori color pastello, gli abiti riposti nel cellophane e mai indossati, il letto singolo con spalliera di ferro dipinta di bianco, un mobiletto sotto uno specchio ovale, con sopra una piccola collezione di campioncini di profumo e un paio di pelusce, evocano una vita in solitudine fatta di poco, una rinuncia alla propria femminilità e alla propria adultità. Gioia è il personaggio più compiuto in se stesso e anche il più complesso, grazie alle coloriture tonali del parlato dell'attrice, alla precisione dei gesti e della prossemica. In confronto l'impertinente Alessio (Michele Degirolamo) e il patetico parrucchiere Cosimo Comes (Gabriele Benedetti) sono figure piatte, troppo enfatiche, quasi caricaturali. E questa sembra essere una lacuna registica perché gli attori dimostrano comunque di avere stoffa. Il giovane Alessio di Michele Degirolamo, che aveva lavorato con il regista anche nei suoi due spettacoli precedenti, è una presenza ingombrante sempre uguale a se stessa. Possiede un io talmente ipertrofico da rendere pleonastico il riferimento al mito di Narciso. Sculetta, si guarda sempre allo specchio, straparla e mente in continuazione, e si accorge dell'Altro da sé solo quando reclama soldi e abiti firmati. I problemi familiari dell'adolescente vengono solo nominati e mai approfonditi. Il ragazzo è prodigo di smancerie che distribuisce, a ritmi alterni, sia a Gioia che al suo amante Cosimo. L'uomo ha superato la cinquantina e soffre della mancanza di un affetto autentico al punto da accarezzare l'aria, pensando di avere sul grembo il suo cane morto tre anni prima. Anche lui è sempre uguale a se stesso, sia quando acconcia i capelli di una cliente evidentemente finta, sia quando sta a letto con il ragazzo. Le scene che avvengono al di fuori della stanzetta di Gioia si vedono attraverso un velatino posto sulla parete sinistra oppure al di là dello specchio.

 

Il racconto è chiosato e sostenuto da proiezioni sulle pareti della stanza angolare che evocano i sogni e le fughe mentali dei personaggi. Ma il ritmo dell'azione, tutto giocato sull'alternanza tra il dentro e il fuori, scorre piuttosto lento e la ripetizione di gesti e situazioni risulta a tratti noiosa. Del resto tutto diventa ben presto prevedibile e alcune scene risultano addirittura un po' stucchevoli per eccesso di sentimentalismo. Come quella in cui Gioia e Alessio ballano un lento sulle note di I Will Always Love You, di Whitney Houston. Alessio lo fa per interesse personale ma tutta la vicenda fatica molto ad aderire alla cruda realtà. Non c'è mai violenza, neanche quella che dovrebbe accompagnare l'uccisione della vittima. Lo spettacolo rimane sospeso sui sogni e sulle aspettative di una donna irreversibilmente sola. Le luci si spengono sull'immagine proiettata di lei che avanza verso il mare e vi si immerge, forse finalmente libera.

Viene da chiedersi cosa possa recepire il pubblico da uno spettacolo così convenzionale e artificioso e privo di quella tridimensionalità drammatica che è propria del buon teatro.

 

 

Scheda tecnica

SE NON SPORCA IL MIO PAVIMENTO- UN MÈLO di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori.

Scene: Diana Ciufo. Progetto video: Daniele Salaris. Luci: Danilo Facco. Costumi: Giovanna Stinga. Visual setting: Mario Cristofaro.

Con: Gabriele Benedetti, Michele Degirolamo, Francesca Turrini.

In video: Beatrice Schiros.

Regia di Giuliano Scarpinato. Assistente alla regia: Riccardo Rizzo. Foto: Manuela Giusto.

Una produzione Wanderlust Teatro / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in collaborazione con Teatro di Rifredi, Corsia Of- Centro di Creazione Contemporanea, Industria Scenica, Angelo Mai Altrove Occupato.

Progetto vincitore"Odiolestate" residenza produttiva Carrozzerie / n. o. t Roma.

Visto al Teatro Vascello di Roma nell'aprile 2019.

Prima nazionale. 5 ottobre 2017, presso La Pelanda di Roma, nell'ambito di Roma Europa Festival.

 

 

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