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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La bisbetica domata al maschile di Andrea Chiodi

 

 

È molto raffinata e ben equilibrata la versione de La bisbetica domata diretta da Andrea Chiodi, andata in scena al Teatro Vascello di Roma. Il regista si avvale di un ottimo cast, tutto al maschile, e della pregevole traduzione di Angela Demattè che cura anche l'adattamento del testo. Una traduzione accurata che si risolve in un linguaggio scoppiettante, creativo e spesso tributario del parlato quotidiano. Nel trambusto della rappresentazione si avverte un'attenzione alla musicalità del verso e alle ambiguità di un linguaggio fitto di giochi di parole e doppi sensi.

Il testo viene restituito con pochi tagli funzionali a un' interpretazione che mette in risalto i duelli verbali attraverso i quali si scontrano i personaggi.

Lo spazio scenico è completamente spoglio, con pareti e pavimento di un bel turchese acceso che fa risaltare i costumi scuri degli attori. Una pallina da baseball spicca sulla sinistra per preannunciare la natura sportiva dei match linguistici che vedranno impegnati Caterina (un Tindaro Granata al meglio di se stesso) e Petruccio (un 'energico Angelo Di Genio) da una parte, e i tre pretendenti di Bianca (Rocco Schira), dall'altra. La sorella mite della bisbetica Caterina rimane, per contrasto, quasi sempre muta.

Chiodi conserva la cornice metateatrale della commedia, lasciando quasi intero il prologo e tagliando un poco l'epilogo finale in cui Caterina tesse l'elogio della donna quieta e sottomessa al marito. Elogio artefatto di per sé e che lo diventa ancora di più attraverso le movenze e gli sguardi d'intesa lanciati da Tindaro Granata.

L'ambiguità del rapporto tra realtà e finzione, del resto, è una costante della commedia e della sua rappresentazione. Una commedia che, come si sa, viene recitata per far credere al calderaio ubriacone Sly (qui ribattezzato Smalizia) di essere un aristocratico che per molti anni ha sognato di essere un poveraccio.

Elegante, forse troppo, il prologo di cui si diceva, durante il quale le luci si abbassano, mentre un personaggio vestito da donna e con in testa una maschera da volpe, suona Bach al violino, a ridosso di un a scena di caccia proiettata sul velatino dello sfondo. Gradualmente appaiono, dietro l'immagine in dissolvenza, le figure piatte di un gruppo di Lord in abiti d'epoca e Smalizia (sempre Angelo Di Genio) che russa come un porco. I preparativi per mettere in atto lo scherzo ai suoi danni sono molto veloci e perdono quella comicità popolaresca che si riscontra nel testo originale.


Essenzialità e perfetto tempismo caratterizzano la commedia vera e propria. Gli attori scorrono avanti e indietro sulla scena, arrampicati sulle scale di veloci trabattelli. Possono fungere da qualsiasi luogo, ma, perlopiù, fanno pensare a sedie da arbitro. Gli attori indossano jeans scuri e farsetti in velluto nero dietro i quali sono ricamati in oro i nomi dei singoli personaggi e i numeri tipici delle magliette da calciatore. L'idea, oltre ad aiutare lo spettatore a tesserei fili di una trama piena di travestimenti e scambi di ruolo, contribuisce a connotare il play come un gioco di squadra.

Il match tra i pretendenti di Bianca, Gremio, Ortensio e Lucenzio è decisamente comico e chiassoso con il suo complicato groviglio di equivoci e scorre a ritmo sostenuto senza mai andare sopra le righe. Non ci sono mai gag da torte in faccia, né, tanto meno, battute volgari. Ci sono, semmai, gesti e atteggiamenti enfaticamente virili che nascondono fragilità identitarie.

Il match centrale tra la ferina Caterina (Kate in inglese è assonante con cat," la gatta") e lo smargiasso Petruccio si presenta, soprattutto all'inizio, come una partita di baseball. Caterina, capelli rasati, gonnellone nero, calze rosse e una t-shirt con su scritto girls support girls, ovviamente agguanta la mazza e Petruccio le tira la palla.

E' un gioco al lancio e rilancio di battute provocatorie che sottende una crescente attrazione fisica tra i due. Caterina ringhia, ruggisce e miagola e i due si lanciano in violenti corpo a corpo che preludono ad un lento che i due ballano sulle note di Magic Moments di Perry Cuomo.

Più Petruccio si fa violento, più Caterina cede ai suoi ordini. Il furbo si presenta al matrimonio in ritardo con un buffo costume, con tanto di strascico con barattoli tintinnanti cuciti tra le pieghe. E' dall'ansia di Caterina che si capisce che la bisbetica si è innamorata di Petruccio, forse perché vede in lui il suo doppio in pantaloni. Petruccio addomestica la moglie come fosse un animale, la priva del sonno, la fa mangiare poco in una ciotola per cani. Ma tutto fa pensare che saranno la coppia più felice di Shakespeare, come sostiene Harold Bloom nel suo saggio Shakespeare. L'invenzione dell'umano.

Forse Caterina ha capito che gli atteggiamenti maschili non servono a garantire l'autonomia femminile e forse, attraverso la brutalità di Petruccio, impara a disprezzare la violenza maschile dietro la quale spesso si nascondono profonde insicurezze.

Ipotesi che vengono suggerite dalla stessa performance che tende a bilanciare la bizzarria di Caterina, evitando gli eccessi di precedenti versioni della commedia. Chiodi evita schiaffi e insulti e sottolinea come i due personaggi tendano a influenzarsi reciprocamente. Caterina, a poco a poco, capisce che l'indipendenza si può mantenere anche attraverso la dolcezza e la mestizia mentre Petruccio gradualmente si "incaterina", ma forse solo per poco. Si assiste insomma ad una specie di educazione sentimentale di una coppia improbabile ma destinata a una solida intesa.

Le minime sfumature di sommovimenti interiori dei personaggi sono evidenziate dalla gestualità e dalle espressioni facciali di due grandi attori. Si fa fatica a ricordare che Caterina sia interpretata da un uomo tale è la destrezza attoriale di Tindaro Granata che evita con cura di mettere in ridicolo il suo travestitismo. Non c'è mai parodia né farsa, ma un riuscitissimo tentativo di analisi introspettiva. Tutti gli altri personaggi, in confronto, appaiono un tantino stereotipati anche perché costretti a frequenti scambi di ruolo. Ciascun pretendente alla mano di Bianca mantiene tuttavia le sue peculiarità caratteriale grazie alla bravura degli attori più giovani, tra i quali si distinguono Walter Rizzuto, Ugo Fiore e Igor Horvat. La riuscita dello spettacolo è tutta sulle spalle di una compagnia molto coesa e affiatata e dipende dall'assoluta attenzione rivolta alla polisemia del linguaggio di Shakespeare. Un linguaggio che anche in una delle sue prime commedie si rivela in tutta la sua ricchezza e infinita varietà.

 

 

Scheda tecnica
LA BISBETICA DOMATA, di William Shakespeare. Adattamento e traduzione: Angela Demattè. Scene: Matteo Petrucco. Costumi: Ilaria Ariemme. Musiche originali: Zeno Gabaglio. Disegno luci: Marco Grisa. Movement coach: Marta Ciappina.
Con Angelo Del Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira e Massimiliano Zampetti.
Regia di Andrea Chiodi.
Produzione LuganoInScena in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Carcano, Centro d'Arte Contemporanea di Milano.
Visto al Teatro Vascello di Roma il 24 marzo 2019.
Prima nazionale: 7 febbraio 2018 al Teatro Carcano di Milano.

 

 

 

 

 

 

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