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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il principio di Archimede di Josep Maria Mirò, per la regia di Angelo Savelli

 


Spazio Diamante a Roma. Gli spettatori seduti su due gradinate poste una difronte all'altra. Al centro lo spogliatoio di una piscina con armadietti posti ai lati di un rettangolo dove si inscena Il principio di Archimede del grande drammaturgo catalano Josep Maria Mirò. La luce illumina in parte anche il pubblico e la recitazione annulla la frontalità soprattutto per favorire il suo coinvolgimento.

Il testo è stato tradotto fedelmente, ma anche pensando ai tempi della scena, da Angelo Savelli, che cura la regia dello spettacolo. Una regia asciutta, semplice ed efficace che spinge lo spettatore a riflettere sulla complessità della comunicazione e sull'impossibilità di afferrare la realtà che si nasconde dietro le apparenze. Apparenze ingigantite o addirittura create dal bombardamento mediatico.

L'azione è suddivisa in sette quadri che non rispettano l'ordine cronologico dei fatti, ma che si spostano avanti e indietro nel tempo, offrendo vari punti di vista sugli accadimenti. Apparentemente tutto ruota intorno a un sospetto di pedofilia, ma c'è dell'altro.

All'inizio due istruttori di nuoto scherzano tra loro durante la pausa tra i corsi mattutini e quelli pomeridiani. Jordi, giovane ed estroverso, si occupa con passione dei " cavallucci " (i bambini piccoli) e Hector, più riservato e introverso, lavora con i "delfini" (i ragazzini più grandicelli). Scena gioviale e serena fin quando non entra Anna, la direttrice della piscina, che esordisce con un secco "Jordi, ti devo parlare". L'altro viene pregato di andarsene e da questo momento l'ansia si impadronisce dei personaggi e degli spettatori. Ansia che in seguito si trasformerà in paura. Secondo un genitore Jordi avrebbe baciato sulla bocca il suo figlioletto che si era messo a piangere per la paura dell'acqua. Jordi nega ma il sospetto degli altri non lo abbandonerà mai. Nell'andirivieni delle scene che si interrompono nei punti clou e poi si riaffacciano per rivelare i loro precedenti o i loro sviluppi successivi, i gesti e i comportamenti ai quali nessuno avrebbe fatto caso diventano indizi e il pubblico viene messo nella posizione di un detective. I cambi di scena sono segnalati dal rumore prodotto dalla veloce sbobinatura del nastro di un registratore anche per allertare gli spettatori.

Ed è così che persino la prima scena viene vista da un'altra angolazione, scambiando l' esuberante ed emancipata fisicità di Jordi per un indizio di omosessualità. Poi c'è la scoperta del costumino di un bambino nell'armadietto di Jordi, lui che si spoglia nudo davanti all'amico per fare la doccia, la notizia che nella non lontana ludoteca è avvenuto qualcosa di sconcio ai danni di qualcun altro.

David, il padre del bambino, è convinto che Jordi sia omosessuale e colpevole di palpeggiare i suoi piccoli allievi. Ha postato la notizia su Facebook e da un bacetto, forse innocente, si scatena una caccia alle streghe collettiva. Sono tutti terrorizzati e la paura si percepisce violentemente verso il finale, quando i bambini accompagnati dai genitori lanciano pietre contro i vetri della palestra. Il rumore è assordante e lo spavento si percepisce anche tra il pubblico.

Credo sia proprio la paura il filo conduttore di questo dramma che non dà certezze né risposte. La paura che si intrufola nei rapporti sociali e sentimentali. Quella della violenza, della diversità, l'omofobia. Una paura, troppo spesso indotta dai media, che contribuisce non poco a limitare la libertà personale.

Di tutto questo parla Il principio di Archimede, un dramma pungente e coinvolgente che, grazie a una regia impeccabile, si rivela in tutta la sua ricchezza fatta di piccoli dettagli.

La riuscita dello spettacolo è assicurata da un piccolo cast di livello che si esprime attraverso un linguaggio agile, quasi cinematografico. Sono tutti padroni delle loro emozioni e lasciano trapelare il giusto per non intaccare l'ambiguità. Spicca Monica Bauco che dietro la rigida serietà professionale, lascia trapelare senza enfasi il dramma del suicidio di suo figlio a soli sedici anni. Una donna fragile e forte che crede nella libertà e che si rifiuta di raccogliere notizie sulla vita privata dei suoi collaboratori. Bravo anche Giulio Maria Corso che nella difficile parte di Jordi è capace di un perfetto equilibrio espressivo. I suoi gesti danno adito a sospetti ma, allo stesso tempo, impediscono di maturare certezze sul suo conto. Riccaldo Naldini è un indagatore severo ma anche un padre tangibilmente disperato. Samuele Picchi sa ben modulare il conflitto tra un sentimento di amicizia nei confronti di Jordi e il terrore che l'amico abbia potuto abusare di un bambino.

Spettacolo curato in ogni suo aspetto, Il principio di Archimede, sebbene ancora classico nella forma performativa, ha il grande merito di affrontare la contemporaneità in modo sottilmente spietato.

 

 

Scheda tecnica

IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE di Josep Maria Mirò. 
Traduzione di Angelo Savelli con la collaborazione di Josep Anton Codina. Scene: Federico Biancalani. Luci: Alfredo Piras.
Con: Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini, Samuele Picchi.
Regia di Angelo Savelli. Foto di scena: Pino Le Pera.
Prima rappresentazione 15 febbraio 2018- Teatro Rifredi di Firenze in esclusiva per L'Italia.
Visto a Spazio Diamante nel marzo 2019.

 

 

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