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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

When the rain stops falling, di Andrew Bovell

 

Vertiginosamente innovativa la struttura di When the rain stops falling del drammaturgo e sceneggiatore australiano Andrew Bovell. Prodotto da Emilia Romagna Teatri, dal Teatro di Roma e da Fondazione Teatro Due, lo spettacolo è stato presentato al Teatro Argentina di Roma, con l'impeccabile regia di Lisa Ferlazzo Natoli. Regia che ha saputo interpretare con cura e chiarezza i nodi impervi del testo, qui sapientemente tradotto da Margherita Mauro.

Il dramma è una sorta di saga familiare dei York e dei Law che si dipana per quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri e mogli. I frammenti di vita presentati si svolgono in Inghilterra e in Australia, dalle stanze chiuse di Londra agli spazi aperti di Adelaide, Alice Springs, del Coorong, Uluru, fino alle Piane di Hay. Le vicende spaziano nel tempo, dal 1959 al 2039. I ventuno quadri di cui si compone la pièce, fanno salti mortali avanti e indietro nel tempo, sfidando l'asse della diacronia e mirando a disporsi su un piano sincronico. Le date e i luoghi sono proiettati sullo sfondo della scena. Il ventesimo episodio si svolge come per magia in tre date (1968,1988, 1988, 2013) e in quattro stanze simultaneamente. Di fatto i luoghi sono non luoghi perché rimangono sempre gli stessi, e passato, presente e futuro coabitano nella mente e nel destino di ciascun personaggio. Le situazioni si ripetono nel tempo. I padri, per motivi diversi, spariscono e le madri si raggomitolano in se stesse. Solitudini, abbandoni, sradicamenti e lutti rappresentano i cardini della vita di ognuno di loro. E ritornano frasi identiche che vengono ripetute da personaggi diversi e in situazioni diverse. Metafore compulsive che vengono reiterate creando connessioni tra i vari quadri. Ci sono spesso pareti da riverniciare e zuppe di pesce da consumare, cappelli e ombrelli perduti, donne che cadono, riferimenti alle alluvioni in Bangladesh e agli uragani nei Caraibi. Il racconto distopico e postdrammatico inizia dalla fine e finisce con l'inizio. Un carosello del Tempo che sbiadisce la memoria e che volge verso il crollo di una civiltà e, in senso biblico, verso il Diluvio Universale.


La scena quasi spoglia di Carlo Sala mostra una grande opera grafica sullo sfondo, una specie di vetro opaco sporcato da una pioggia battente incessante e sul quale, di tanto in tanto, scorrono in controluce le videoproiezioni di cieli in movimento.

All'inizio gli attori appaiono in penombra, inquietanti sagome scure che tengono aperti grandi ombrelli neri. Dal cielo piomba un enorme pesce che viene acchiappato da Gabriel York in attesa della visita del figlio Andrew che non vede da anni. Una vera e propria manna dal cielo per lui che non se la passa bene e che vive in una casa sudicia da tinteggiare di nuovo. Le luci rivelano un ambiente squallido con pochi pezzi di mobilio, un tavolo allungabile, nove sedie e una macchina da cucina da quattro soldi. L'arredo rimane lo stesso per tutte le scene che avvengono all'interno. I cambi di tempo e di luogo sono velocissimi e in un batter d'occhio quella stessa stanza si sposta a Londra nel 1988. E' la stanza di Elizabeth Law, la nonna del Gabriel York del quadro precedente. Tra un salto temporale e l'altro, si deduce che Henry Law, marito di Elizabeth, è un pedofilo e che è scappato in Australia dove forse ha rapito e ucciso un bambino. Il figlio, Gabriel Law, sa ben poco del padre e, a sua volta, parte per l'Australia alla ricerca delle sue radici. Qui si innamora di Gabrielle York, la sorella del bambino morto, dalla quale ha un figlio che si chiama, guarda caso, Gabriel York, il padre dell'inizio. Le storie private sono sconquassate da morti violente. I genitori di Gabrielle si sono suicidati per la perdita del bambino e Gabriel Law, figlio del potenziale assassino, muore in un incidente stradale. Come nella tragedia greca, le colpe dei padri ricadono sui figli e nessuno dei figli, eccetto Andrew, ha la possibilità di conoscere il padre.


Coincidenze e omonimie mettono a dura prova gli spettatori, ma la regia nitida e attenta a ogni particolare, spiana la strada. I singoli quadri sono essenziali e caratterizzati da dialoghi agilissimi e per certi versi molto cinematografici. Gli attori sono tutti di livello e lavorano in modo coeso e corale. Ma soprattutto riescono a mantenere la giusta caratura emotiva, nonostante le continue entrate e uscite di scena. I rimandi, i richiami, le ripetizioni vengono sottolineati nella giusta misura per facilitare la comprensione del pubblico. Il tempismo di ogni gesto garantisce uno scorrimento fluido dell'azione. L'azzeccato mosaico sonoro dark rock di Alessandro Ferroni rafforza i significati dello spettacolo con la sua insistita ripetizione delle note iniziali di Push the Sky away di Nick Cave and the Bad seeds.

Uno spettacolo veramente contemporaneo che costringe lo spettatore a un viaggio mentale che continua anche quando il teatro chiude i battenti. Non è facile, ma ne vale la pena.

 

Scheda tecnica

WHEN THE RAIN STOPS FALLING di Andrew Bovell, da un progetto di LACASADARGILLA..

Traduzione di Margherita Mauro. Scene: Carlo Sala. Costumi: Gianluca Falaschi. Disegno Luci: Luigi Biondi. Disegno del suono: Alessandro Ferroni.

Con: Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masola, Camilla Semino Favro, Francesco Villano.

Regia di Lisa Ferlazzo Natoli.

Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Fondazione Teatro Due con il sostegno di Ambasciata di Australia e Quantas. Foto di Sveva Bellucci.

Visto al Teatro Argentina di Roma il 26 febbraio 2019.

 

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