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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Già dal titolo si prefigura la commistione di teatro e vita vissuta messa in scena dal giovane gruppo bolognese Kepler - 452 (Paola Aiello, Nicola Borghesi e Enrico Baraldi.) con il sostegno di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Miscela difficile e rischiosa perché la vita vissuta spesso non si amalgama bene con la finzione.
L'idea parte dalla scoperta del gruppo, intento a lavorare su Checov, che la storia di due persone straordinarie, costrette a sloggiare dal loro luogo dell'anima dal Comune di Bologna, fosse analoga a quella di Ljuba e del fratello Gaev de Il giardino dei ciliegi. La storia di Giuliano e Annalisa Bianchi, costretti a leggere brevi parti del dramma dal copione che tengono in mano, di fatto soverchia quella di Checov. Quando la coppia parla del doloroso distacco dalla loro casa colonica in via Fantoni 47, il coinvolgimento del pubblico si intensifica. Perché solo quando sono se stessi, risultano attendibili. Gli attori si dividono tra testo ed esperienza vissuta tra i senza voce della periferia degradata di Bologna. E sono troppo presi dal progetto sociale per impersonare i personaggi checoviani con un minimo di credibilità. Lodovico Guenzi, fondatore del gruppo musicale Lo Stato Sociale, è molto improbabile nella parte di Lopachin, che nel dramma cechoviano compra la proprietà e il giardino dei ciliegi per costruirvi villette per la villeggiatura. Guenzi è troppo dalla parte dei Bianchi, come del resto lo sono anche gli altri due, per incarnare in scena il soggetto conflittuale. Nella storia della pregevole coppia il nemico è il Comune di Bologna che si materializza in scena soltanto in forma di telegramma.
Tutti gli altri personaggi de Il giardino dei ciliegi vengono espunti e la funzione del dramma si riduce a impalcatura strutturale del progetto moderno.


La scena di Letizia Colori è oberata di oggetti scelti tra quelli sgomberati. Scatoloni, gabbie, gabbiette e gabbioni che ospitavano gli animali dei Bianchi e un paravento a sinistra dove vengono proiettate immagini. I tre attori seduti in avanscena illustrano il progetto poi entrano Giuliano e Annalisa con indosso ingombranti pellicce. Sono in carne ma i loro volti esprimono un senso di malinconia profonda e di spaesamento infinito.
La prima parte dello spettacolo intreccia battute da Checov con il racconto della loro storia, sollecitato dalle domande degli attori. Giuliano faceva il cacciatore di piccioni e il tassidermista. Ma in realtà la casa colonica ceduta in comodato d'uso era un centro di raccolta di animali esotici pericolosi o in difficoltà. Ma quella casa dell'anima, aveva ospitato anche una famiglia rom ed ex detenuti. Giuliano fa tenerezza quando porta in scena un piccione in gabbia per dimostrare che l'animale sa rispondere ai suoi richiami. La stessa sensazione si prova quando Annalisa parla del pappagallo ara che li ha seguiti dopo il trasloco per non rimanere solo. Ma tutta la loro storia rischia di scadere nel mélo, edulcorando la denuncia sociale. Al posto della vecchia casa colonica ora c'è Fico Eatitaly World, un parco giochi del cibo costruito per la riqualificazione della periferia. E i due non sanno dove andare, a differenza di Ljuba che torna in Francia dal suo amante e di Gaev che accetta di lavorare in banca.

La parte finale mette in scena una tristissima festa (corrispondente a quella del terzo atto de Ilgiardino dei ciliegi) di cui gli spettatori vengono invitati a far parte. Registicamente l'idea non è certo nuova, ma nell'insieme funziona. Il monologo finale di Annalisa è di potente intensità drammatica.
Nonostante qualche ingenuità e qualche squilibrio drammaturgico, dovuti in parte alla giovane età dei curatori, lo spettacolo non è privo di interesse. Gli attori sono generosi e carichi di energia. Ma la vita vissuta ha la meglio sulla finzione.
Scheda tecnica
IL GIARDINO DEI CILIEGI. Trent'anni di felicità in comodato d'uso.
Ideazione e drammaturgia: Kepler- 452 (Aiello, Baraldi, Borghesi). Luci: Vincent Longuemare. Suoni: Alberto ˝ Bebo “ Guidetti. Scene e costumi: Letizia Colori.
Con: Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi, Lorenzo Guenzi. Regista assistente: Enrico Baraldi. Assistente alla regia: Michela Buscema. Regia di Nicola Borghesi.
Produzione Emilia Romagna Fondazione.
Visto al Teatro India di Roma il 17 febbraio 2019.