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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Con l'adattamento dell'Enrico IV di Luigi Pirandello, Carlo Cecchi continua la sua profonda analisi critica del canone del maestro di Girgenti. Dopo la sua versione del 1976 de L'uomo, la bestia e la virtù, e quella del 2000 dei Sei personaggi in cerca d'autore, Cecchi approdaall'Enrico IV, riducendo il testo in modo drastico, ma sempre nel rispetto dei significati più profondi del dramma.
I temi cari a Pirandello sopravvivono tutti. Quello del rapporto tra realtà e apparenza, delle maschere che indossiamo o che altri ci costringono ad indossare, della pazzia come ritiro dal mondo. Cecchi taglia i lunghi monologhi che Pirandello scrisse per Ruggiero Ruggeri e nei quali si sono cimentati i più grandi mattatori della scena italiana. Sforbicia anche alcuni dialoghi ed elimina il terzo atto in quanto troppo melodrammatico. In questo modo, la tragedia in tre atti viene trasformata in un atto unico di un'ora e trenta, in cui il tragico viene espresso attraverso il grottesco.

Il linguaggio viene modernizzato e la metateatralità del testo viene spinta all'eccesso, facendo a pezzi lo specchio di amletica memoria che, in questo caso, non può che riflettere bagliori di una realtà frammentaria. Come Amleto, e diversamente dal suo doppio pirandelliano, l'Enrico IV di Cecchi finge di essere pazzo fin dall'inizio. E non per una commozione celebrale provocata venti anni prima dalla caduta da cavallo durante una carnevalata in cui lui era mascherato da Enrico IV, ma per una sua profonda vocazione al teatro. Lo dice apertamente in scena e quando il suo consigliere privato, trasformato in suggeritore, gli ricorda che l'autore lo vuole pazzo a causa del fatidico incidente, gli risponde alterato "ma chi sene frega di Pirandello!". Per lui l'idea della botta in testa è una regressione dell'autore ai luoghi comuni del teatro naturalistico di fine Ottocento.
Nello spettacolo tutto è palesemente "messo in scena" e la metafora vita- teatro quasi viene a perdere peso e consistenza. Perché il teatro diviene fuga dalla realtà, per Pirandello da quella del Fascismo, per Cecchi da quella per altri versi disturbante e perniciosa dei nostri tempi.
Non a caso, Enrico IV si rivolge ogni tanto al pubblico con battutine poco lusinghiere. "Eccola làverità!" esclama con tono ironico alla platea, alludendo, di quando in quando, ai riti consumistici di oggi, tipo l'Happy Hour.
La scena di Sergio Tramonti mostra, a sipario aperto, il retro di due fondali disposti ad angolo acuto, con tanto di tubi di supporto in bella vista, dove sono appese vecchie corazze medievali. Poi tre sedie e un tavolino per le prove degli attori che impersonano i quattro finti consiglieri segreti di Enrico. Franco (Arialdo), Lolo (Landolfo), Momo (Orfuldo), e Fino (Bertoldo) ripassano e commentano le loro parti con tanto di copioni in mano, con Bertoldo che si lamenta del ruolo perché si era preparato per rispondere a Enrico IV di Francia.
I fondali vengono poi rivoltati verso il pubblico e sistemati per lasciare spazio ai preparativi della solita messinscena voluta dal Marchese Carlo di Nolli, nipote di Enrico. E' una sceneggiata in costumi medievali pensata per intrattenere lo zio pazzo, ma questa volta c'è anche il Dottor Dioniso Genoni che le pensa tutte per guarirlo. Il gruppo è completato dalla Marchesa Matilde Spina, un tempo amata da Enrico, da sua figlia Frida e infine dal suo amante Tito Belcredi, colpevole di aver disarcionato Enrico per gelosia. I tagli ingenti permettono di mettere in maggior risalto la personalità di questi personaggi e l'azione si snoda in modo più fluido, agile e veloce. I ritmi e i tempi sono perfetti, anche grazie alla bravura di un cast solido e coeso.

Angelica Ippolito fa emergere a tutto tondo l'incapacità di Matilde di accettare il tempo che passa e la sua volontà di attrarre ancora le attenzioni di Enrico. Gigio Morra, nei panni del Dottore, ridisegna con accenti anche comici l'assoluta incapacità del medico non solo di guarire, ma anche di capire gli stadi d'animo di un paziente più sano e intelligente di lui. Tutti sono abilissimi a far emergere la volontà dei loro rispettivi personaggi di manipolare la realtà attraverso la finzione. Cecchi è impareggiabile nella sua caricatura del grande attore volutamente trasandata. Si fa suggerire le battute dai suoi consiglieri personali, li invita a ripeterle meglio insieme a lui e, ogni tanto, se ne esce con battute fulminanti che sembrano improvvisate. A tratti commenta la sceneggiata con ironia sferzante. Quando, ad esempio, il Dottore propone alla giovane Frida di prendere il posto della madre nel ruolo di Matilde di Toscana, Enrico commenta "Le théâtre et son double ", citazione colta per sottolineare la sciocca ingenuità del Dottore e di tutti gli altri.
Il dettato metateatrale raggiunge il suo culmine in un finale a sorpresa. Subito dopo aver colpito a morte il suo rivale Belcredi, Enrico esclama " rialzati, che domani abbiamo un'altra replica ".
Spettacolo breve, scattante e intenso, sostenuto da una disubbidiente intelligenza interpretativa.
Scheda tecnica
ENRICO IV di Luigi Pirandello. Adattamento di Carlo Cecchi.
Scene: Sergio Tramonti. Costumi: Nanà Cecchi. Luci: Camilla Piccioni.
Con: Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò, Dario Caccuri, Edoardo Coen, Vincenzo Ferrara, Davide Giordano, Chiara Mancuso, Remo Stella.
Regia di Carlo Cecchi.
Foto: Matteo Delbò. Produzione Marche Teatro. Prima nazionale: 4 novembre 2017, al Teatro sperimentale di Ancona. Al Teatro Argentina di Roma fino al 24 febbraio 2019.