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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton, per la regia di Declan Donnellan

 

 

Delude non poco la versione del regista irlandese Declan Donnellan (Leone d'Oro alla carriera nel 2016) de La tragedia del vendicatore del giacomiano Thomas Middleton che, dopo aver inaugurato la stagione del Piccolo di Milano, è giunta anche a Roma, al Teatro Argentina. Va detto a parziale discolpa dell'acclamato regista, che questo è il suo primo spettacolo messo in scena con attori italiani. Non deve essere stato facile per Donnellan comunicare con loro attraverso un interprete. Ed è proprio la qualità attoriale la nota più dolente dello spettacolo.

Va anche ammesso che l'opera, sconosciuta ai più, non è facile da inscenare. In Italia ci provò Luca Ronconi con un cast tutto al femminile (Mariangela Melato, Edmonda Aldini) nel lontano 1970, quando la tragedia era ancora attribuita a Cyril Tourner.

Collaboratore di Shakespeare, il più giovane Middleton non ha nulla a che spartire con il Bardo. Più noto per le sue satiriche city comedies nelle quali mette in ridicolo la borghesia londinese, Middleton non è tanto interessato all'affondo psicologico dei personaggi, quanto a una tagliente visione d'insieme. La tragedia del vendicatore è una satira spietata della Revenge Tragedy e, in particolare, della Spanish Tragedy di Thomas Kyd (1582-1592). Ma è anche un dramma di denuncia della corruzione dei potenti e della immoralità assoluta dei costumi nei suoi tempi. E' una bomba ad orologeria ben congegnata, con travestimenti, scambi di persona e colpi di scena improvvisi e inaspettati. Stupri, incesti, assassinii, tradimenti si susseguono velocemente in un vortice di sangue e di lussuria.


Donnellan ha colto molte analogie tra la bassezza e la violenza che caratterizzano l'epoca di Middleton e le atrocità reali e virtuali del momento in cui viviamo. Ma la sua regia non si avventura più di tanto nella ricerca di un linguaggio performativo che si avvicini di più all'immaginario degli spettatori di oggi. Lo spettacolo è un elegante miscuglio di generi che comprende il musical, lo splatter e, soprattutto, il reality show. Tutto in piccole dosi, tanto che lo spettacolo non decolla mai come dovrebbe.

La scena di Nick Ormerod è delimitata in fondo da alte pareti rossastre scorrevoli che si aprono per svelare interni e colossali riproduzioni di noti capolavori di Mantegna, Piero della Francesca e di Tiziano. Gli attori indossano abiti moderni ed entrano tutti in scena ballando sulle note delle musichette di Gianluca Misiti. Sul fondale, la scritta a caratteri cubitali della parola chiave, VENDETTA.

L'azione si svolge presso una corte italiana non meglio identificata e la prima scena mostra Duca, Duchessa e figli e figliastri che prendono la comunione. Idea registica geniale che, oltre a enfatizzare l'ipocrisia dei personaggi, rimanda alla tendenza dei drammaturghi dell'epoca ad ambientare storie di corruzione nella cattolicissima Italia per non offendere troppo l'anglicana madre patria.

Il protagonista, guarda caso, si chiama Vindice e vuole uccidere ad ogni costo il Duca per aver stuprato e avvelenato la sua promessa sposa Gloriana poco prima delle nozze. Ci riesce alla fine del terzo atto, quando porta al Duca, in cerca di scappatelle notturne, lo scheletro di Gloriana, riesumato e vestito da sposa. Le labbra del teschio sono state cosparse di un veleno che uccide il vecchio libidinoso al primo bacio. E' la scena più pulp dell'intero spettacolo. A questo punto alcuni cameramen televisivi si presentano sul palcoscenico per riprendere le torture che Vindice infligge sul volto del cadavere del Duca. Le stesse immagini vengono proiettate sullo sfondo con una tecnica non certo nuova, ma che qui funziona abbastanza. Ma questo è soltanto un episodio di uno spettacolo di quasi due ore durante il quale tutti tradiscono e uccidono tutti. Non si capisce perché Donnellan non abbia sviluppato immagini più forti e spettacolari per un testo che si presta molto al genere splatter.

Faccio solo alcuni esempi. Junior, figlio minore della Duchessa è in carcere per aver violentato la moglie di un cortigiano che poi si suicida per la vergogna. La Duchessa va a letto con Spurio, figliastro del Duca, e in seguito lo userà per tentare di ammazzare il marito che non vuole scarcerare Junior. Lussurioso, figlio del Duca, usa Vindice, mascherato da un certo Piato, per sedurre una vergine. Vindice/Piato scopre che la ragazza è sua sorella Castiza, ma non demorde. Anzi. Riesce a convincere sua madre Graziana a far prostituire la figlia in cambio di preziosi gioielli. Questi sono solo stralci di una trama complicata ma avvincente dove, alla fine, tutti, figli e figliastri, si azzannano per la successione al trono.

Sebbene movimentata, l'azione scorre in modo fluido, ma senza sferzate che spezzino la linearità della regia. Gli attori dovrebbero recitare, secondo Donnellan, in modo televisivo, ma non ci riescono. Si distinguono per maturità interpretativa Fausto Cabra, nei panni di Vindice, Massimiliano Spaziani, nella parte del Duca e Pia Lanciotti che interpreta sia la parte della Duchessa che quella di Graziana. I più giovani non sono convincenti e il livello della performance si mantiene nel complesso piuttosto basso. La traduzione di Stefano Massini è troppo educata e non aiuta a enfatizzare quella singolare commistione di tetraggine e di grottesco che caratterizza il testo originale. Un linguaggio più speziato e vario, inoltre, avrebbe aiutato gli attori e, soprattutto, avrebbe coinvolto di più il pubblico.

  

Scheda tecnica

LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE di Thomas Middleton.

Versione italiana: Stefano Massini. Scene e costumi: Nick Ormerod. Musiche originali: Gianluca Misiti. Luci: Claudio De Pace.
Con: Ivan Alovisio, Alessandro Bandini, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Martin Ilunga Chishimba, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceshini, Pia Lanciotti, Errico Liguoti. Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Spaziani, Beatrice Vecchione. 
Regista assistente: Francesco Bianchi. Interprete di Declan Donnellan: Francesco Petruzzelli. Collaboratore movimenti di scena: Alessio Maria Romano.
Regia di Declan Donnellan. 
Foto di scena: Masiar Pasquali. 
Coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa – ERT_Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Prima nazionale: 9 ottobre 2018 al Piccolo di Milano. Visto al Teatro Argentina di Roma nel gennaio 2019.

 

 

 

 

 

 

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