Abbiamo 684 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -

Il Corriere - The Mule
Regia: Clint Eastwood
Cast: Clint Eastwood, Bradley Cooper,
Laurence Fishburne, Michael Peña,
Dianne Wiest, Alison Eastwood,
Andy Garcia, Taissa Farmiga
Distribuzione: Warner Bros
L'ultima volta che Clint Eastwood era comparso dietro e davanti al grande schermo è stata per Gran Torino: un capolavoro per la critica e per il pubblico. E anche stavolta il prolifico cineasta di San Francisco azzecca un'opera straordinaria, The Mule, un road movie che in comune con il successo del 2009 non ha solo lo sceneggiatore (l'ottimo Nick Schenk), le automobili della Ford (in questa occasione un vecchio pick-up F-100 e una Ranger nera fiammante), ma anche un protagonista ottuagenario, reduce della guerra di Corea, razzista e solitario, fornito di un caratteraccio che lo rende inviso agli stessi familiari.
Se negli anni Settanta "spaccava" lo schermo con un cappellaccio, un poncho sdrucito, e il tipico ghigno da giustiziere - ottenuto magari, come la mitologia cinematografica ama raccontare, da quel sigaro che Sergio Leone l'obbligava a tenere tra le labbra - oggi Clint Eastwood ha mantenuto lo stesso sguardo tagliente e il sorriso obliquo di chi da cinquant'anni sa centellinare con efficacia inimitabile stille di cinismo e ironia. Un antiamericano che continua a realizzare ritratti unici di un grande paese, dolente e sconsolato, eppure tenacemente aggrappato alla bandiera e alla proprietà. E ai soldi, naturalmente.

Earl Stone è un arzillo novantenne (Eastwood ne compirà 89 il prossimo 31 maggio) che ha trascurato gli affetti primari per l'orticoltura e per un ego smisurato. Ama coltivare fiori rari ed effimeri come i gigli e le Hemerocallis (le belle di giorno) e ha chiamato Iris (Alison Eastwood) sua figlia, la quale da tempo ha preso le distanze dal genitore. Anche la ex moglie (Dianne Wiest) non gli risparmia il suo disprezzo, mentre la sola nipote Ginny (Taissa Farmiga) mantiene un rapporto sinceramente affettuoso con il nonno. Iris sta per sposarsi, Ginny a breve conseguirà la laurea.
Ma Earl potrà partecipare alla gioia delle sue ragazze solo con i fiori e qualche buona parola, di cui - peraltro - non è stato mai capace. Nell'era di Obama e di Internet la floricoltura langue al punto da portarlo alla rovina. Dismessa l'attività, e pignorati i beni immobili, Stone si aggira da Peoria per tutto l'Illinois con il suo furgone sgangherato in cerca di impiego. All'alba delle novanta primavere ha da offrire una rodata perizia nella guida che in tanti anni gli ha consentito di attraversare in lungo e in largo almeno una quarantina di stati della nazione, senza neanche una contravvenzione.
Tale curriculum risulta assai interessante per alcuni narcotrafficanti latino-americani che lo arruolano come "mulo" per i trasferimenti di cocaina da El Paso (Texas, confine messicano) fino a Chicago. Chi avrebbe interesse a fermare un vecchio alla guida di un "macinino"? Così, viaggio dopo viaggio, i trasporti di droga aumentano in frequenza e quantità. Persino il boss del cartello (Andy Garcia), cultore del buon cibo e della bella vita, apprezza la prudenza e il basso profilo dell'anziano e improvvisato corriere. Ed Earl Stone gongola per le coccole e gli ingenti guadagni che tale lavoro gli riserva.

Per primo rottamerà la sua auto per un lussuosa vettura cabinata; poi finanzierà un locale per veterani a rischio chiusura. E finalmente dedicherà alla nipote una cospicua sommetta, tentando di riavvicinarsi alla famiglia, per troppo tempo trascurata. Insomma, questa nuova occupazione lo riporta alla ribalta, suscita la curiosita dei familiari, la sorveglianza più rigida dei narcos, e anche l'interesse dell'agente Colin Bates (Bradley Cooper), al servizio della DEA. Bates è riuscito a infiltrare nell'organizzazione un informatore che gli ha comunicato di un consistente traffico di "polvere bianca".
Alcune importanti novità accelerano la spannung della vicenda. Earl con la sua generosità compie discreti progressi in ambito familiare. I trafficanti eliminano il loro capo e decidono un controllo ossessivo della loro staffetta. Nel contempo, gli investigatori tessono la rete che li porterà alla cattura dei criminali e del loro "mulo" inafferrabile, ormai noto nel giro come "Tata". Ma la salute della moglie peggiora fino al tragico epilogo, così Earl è costretto a ritardare la consegna di una settimana. La banda è furiosa: gliela faranno pagare. E gli inquirenti sono più vicini di quanto credono all'individuazione del misterioso trasportatore...
Quando è ormai certo di finire nelle mani dei trafficanti, oppure della narcotici, il nostro attempato antieroe si rende conto che il vero arbitro del suo destino è soltanto il tempo. La sua vita è stata troppo breve, troppo occupata dal suo lavoro, dalle sue passioni e da se stesso. Soltanto al crepuscolo dell'esistenza ha capito di aver donato il meglio di se agli altri e che invece sarebbe stato meglio concedere ai propri cari un poco più di affetto e considerazione. Ma il tempo è ancora lì a ricordargli che non basterà per coloro i quali reclamano la sua presenza, un aiuto concreto, un gesto di conforto, o un fiore.
Film malinconico e virile, Il Corriere non può non essere considerato il capitolo aggiornato del testamento del grande regista e attore americano. Clint Eastwood si mostra in uno stato di grazia che negli ultimi anni gli ha consentito di realizzare un numero incredibile di toccanti capolavori. The Mule è un’opera sincera (ispirata a un noto fatto di cronaca), tutt’altro che retorica. Che non va letta solamente come una sorta di western crepuscolare, ma come il lento percorso interiore di un individuo fino alla propria redenzione. Che Earl affronta con ironia in alcune sequenze che provocano più di qualche sorriso.
Si pensi, allora, alla scena delle motocicliste lesbiche nell'area di rifornimento, che egli scambia per uomini. Oppure quella in cui soccorre per strada una giovane coppia afroamericana in difficoltà per la foratura di uno pneumatico, e che Earl apostrofa, incurante del politicamente corretto, come "negri", anch'essi rimbecilliti da Internet e dai cellulari. O quando è testimone del panico di un messicano fermato per un banale controllo di polizia, che teme di essere ucciso. Insomma, è venuto il tempo per il conservatore - e sognatore - Eastwood di fare i conti con il razzismo e la xenofobia, con il militarismo e l'omofobia.
Non importa che Clint Eastwood tenga per Donald Trump, sciorini idee nazionaliste o reazionarie, perchè il suo cinema conduce altrove. Nel dedalo delle contraddizioni del sogno a "stelle e strisce" oppure, se si preferisce, nel cuore e nell'anima dell'America e degli americani. Come Balzac in Francia, nell'Ottocento, o come Verga in Italia, sul finire dello stesso secolo, anch'egli appartiene alla nutrita schiera dei conservatori illuminati, che descrivono l'umanità come la vedono, senza consolazioni o suggestioni pregiudiziali, e anche per lui l'oggettività della rappresentazione finirà con il superare la stessa realtà.