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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Lear, schiavo d'amore dei Marcido Marcidorjs.

 

 

La storica compagnia di ricerca dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa ha portato a Roma, al Teatro Vascello, la sua nuova avventura shakespeariana. Dopo Vortice del Macbeth e Amlet-One, Marco Isidori e la scenografa Daniela dal Cin affrontano il Re Lear con assoluta originalità e geniale sfacciataggine. Il testo originale viene scarnificato e tradotto da Isidori in un linguaggio moderno e in sintonia con lo spirito grottesco della rappresentazione da lui stesso diretta.

Gli scherzi giocati da una vecchiaia rimbambita e bisognosa d'amore e dalla brutale fame di potere sono al centro del breve adattamento che si consuma in poco più di un'ora e mezza. Il ritmo è frenetico, con otto attori che si spartiscono due personaggi a testa, mentre si infilano nelle botole e sbucano dagli oblò e si muovono convulsamente nei meandri architettonici della fantasiosa scenografia. Il castello di Lear sembra una nave volante naufragata. Viene in mente La Tempesta dove il mago Prospero impedisce che si compiano regicidi attraverso l'arte del teatro. Ma qui non c'è posto per la saggezza legata alla tarda età. Anzi.Il Lear interpretato da Marco Isidori è completamente fuori di testa, ancor più del suo doppio. Sbuca a mezzo busto dal centro di un'ampia ragnatela posta al centro della scena, tra due torri e un ponte che le unisce. Come sempre, negli spettacoli dei Marcido, l'elemento scenografico è un forte collante metaforico tra parola e azione scenica.

Il vecchio re è prigioniero di un groviglio mentale da lui stesso costruito. Non ha la corona in testa e senza tanti giri di parole, esprime la sua ferma volontà di dividere il regno tra le sue tre figlie, assegnando più terre a colei che dichiarerà di volergli più bene. Parla come un ubriaco, infischiandosene della pompa regale. Come da copione Regan e Gonerill, con indosso due sagome rigide color fucsia e due enormi reggiseni neri, si sperticano in esagerate dichiarazioni d'amore, mentre Cordelia, li guarda dall'alto vestita da bambolotta. Non fa in tempo a dire di provare nei suoi confronti un amore come si deve a un padre, che viene diseredata ed espulsa dal regno. Tutto è veloce e si avverte un po' ovunque lo spirito di Alfred Jarry, sia nei tempi che nella paradossalità delle situazioni. La macchina scenica è pensata per favorire l'acrobatismo e, in alcuni casi, il marionettismo degli attori. Il farsesco predomina su tutto, anche nel monologo di Lear lasciato da solo nella tempesta, che viene coerentemente semplificato e deprivato del suo valore universale.

Anche la sottotrama di Gloucester, suo figlio Edgar, e il bastardo Edmund viene notevolmente ridotta. Il figlio buono e quello cattivo sono incarnati nella persona di Paolo Oricco che riesce a farli interagire con straordinaria maestria attoriale. Il costume, metà bianco e metà nero, gli permette di essere entrambi, semplicemente voltandosi da un lato o dall'altro. Lavoro difficile perché i due fratelli sono veramente agli antipodi e svolgono un'importante funzione di raccordo tra le due trame. Il perfido Edmund fa credere al padre che Edgar voglia ucciderlo, quello ci crede e disconosce il figlio legittimo. Allo stesso modo, Re Lear non sa leggere il vero significato delle parole pronunciate dalle figlie.

Il tema dell'impossibilità di vedere la verità che si cela dietro le apparenze non viene approfondito come in Shakespeare. Piuttosto viene dato per scontato a favore di una comica esagerazione della cattiveria dei cattivi.

Nel finale manca una ricomposizione dell'ordine attraverso l'investitura di Edgar e di Kent (v, iii, 317-325) e anche un riconoscimento della forza di Lear ("Quel che stupisce è che abbia /sopportato così a lungo "(v,iii,315/316).

Shakespeare è un'impalcatura per uno spettacolo che estremizza l'assoluta mancanza di valori di riferimento che caratterizza il nostro presente. La nave sbilenca dei Marcido è incagliata sul nulla.

Ma, al di là del testo, quel che più convince è l'apparato scenico e quello performativo, preciso come un orologio, grazie alla sapienza attoriale di tutti.

 

Scheda tecnica

Lear, schiavo d'amore. Una riscrittura di Marco Isidori dal Re Lear di William Shakespeare.

Tecniche: Sabina Abate, Fabio Bonfanti, Loris Spanu. Scene e costumi: Daniela Dal Cin. Luci: Francesco Dell'Elba.
Con: maria Luisa Abate, Marco Isidori, Paolo Oricco, Batty La Val, Francesca Rolli, Eduardo Botto, novena Vujic, Vittorio Berger.

Regia: Marco Isidori.

Produzione Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa.

Prima nazionale, Torino, Teatro Gobetti, 3 aprile, 2018.

 

 

 

 

 

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