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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Minefield, di Lola Arias

 


Il campo minato della scrittrice e regista argentina Lola Arias, è quello della memoria di sei veterani impegnati nella guerra delle Falklands (1982). Un terreno insidioso, dove il rimosso può sempre riesplodere in superficie. Gli ex combattenti, ormai cinquantenni, sono stati scelti dalla regista per portare in scena le loro esperienze in battaglia, i loro stati d'animo e le conseguenze che tanto orrore ha provocato in seguito nella loro vita di tutti i giorni.

Passato e presente si intersecano con straordinaria potenza in questo spettacolo mozzafiato.

La scena sembra uno studio cinematografico. Sul lato sinistro ci sono una batteria, una rella con vari abiti appesi, un tavolo con uno specchio a mo' di camerino, e piatti di batteria in terra. Sul lato destro ci sono chitarre elettriche, amplificatori, un tavolo con una cinepresa sopra, e oggetti vari che verranno in seguito proiettati. Al centro un'ampia pedana triangolare che sostiene due alte pareti bianche dove vengono proiettati film d'epoca, video girati simultaneamente in scena e immagini di copertine di giornali che commentano il breve e insensato conflitto che costò la vita a quasi mille soldati.

Una guerra lampo che durò solo settantaquattro giorni, indebolì fortemente il potere della Giunta Militare guidata da Leopoldo Galtieri, e rinforzò la leadership della Lady di Ferro.

Lo spettacolo si divide in sedici brevi episodi, preceduti da un prologo e concluso da un epilogo. All'inizio, tre soldati argentini a destra e tre britannici a sinistra guardano il pubblico, mentre uno di loro, Marcelo Vallejo, si fa avanti per spiegare brevemente cosa fecero durante le prove che durarono più a lungo della guerra stessa. Gli inglesi non parlavano lo spagnolo, e gli argentini non parlavano l'inglese, ma si capirono lo stesso.

Lo spettacolo è pieno di riferimenti alle prove e al suo stesso farsi. Ma va ben oltre la metateatralità e il teatro postdrammatico. I critici inglesi parlano di teatro documentario, ma forse sarebbe meglio viverlo come teatro esperienziale, soprattutto per i protagonisti, ma anche per gli spettatori.

Gli episodi si susseguono celermente tra esplosioni di bombe, di musica rock a tutto volume (l'argentino Ruben aveva formato una piccola tribute band in onore dei Beatles) ed incursioni di voci fuori campo. Il racconto è un continuo flashback sviluppato solo in parte sull'asse diacronico. Si parte dai provini per lo spettacolo e dagli inizi della carriera militare di ciascuno. Le cause del conflitto vengono appena accennate dalle maschere della Thatcher e di Galtieri, ma poi si passa subito ai ricordi.

Tra i più impressionanti c'è quello di Ruben Otero a bordo dell'incrociatore Generale Belgrano colpito e affondato dai nemici. Morirono 323 membri dell'equipaggio e Lou Armour ricorda di essere stato molto felice del tragico evento perché l'incrociatore era molto temuto dalla flotta inglese.

Ora inglesi e argentini lavorano a teatro insieme, ma allora si sarebbero ammazzati come mosche perché è questa la logica di tutte le guerre.

I racconti più interessanti sotto il profilo umano sono quelli del dopoguerra, del ritorno a casa. Quando chi ha visto la morte in faccia non riesce più a comunicare con gli altri, quando non si riesce più a chiudere un occhio durante la notte, quando alcuni escono di testa o si intossicano di cocaina per sopravvivere. E' commovente l'episodio in cui Marcelo Vallejo, mentre parla degli inizi della guerra, si ferma all'improvviso per raccontare il suo ritorno alle Malvinas dopo sette anni dalla fine del conflitto. Sullo sfondo è proiettata l'immagine di una terra desolata dove lui cerca le lettere della sua famiglia e, invece, trova i brandelli di una coperta,un pullover e ciò che resta della sua tenda. Ancora conserva tutto, anche quello che scrisse quando si sentiva impazzire. Più tardi si vede Marcelo in seduta con David Jackson che al ritorno è diventato psichiatra. I due sono sono seduti l'uno difronte all'altro sulla pedana e i loro primi piani sono proiettati sullo sfondo. Mentre si alternano domande e risposte, l'occhio dello spettatore è come guidato a seguire un campo contro-campo di profonde intensità espressive. Il dialogo è semplice ma molto denso e viene la pelle d'oca quando Marcelo ricorda che la guerra ha prodotto più suicidi che morti in battaglia.

Il finale con una musica assordante e i veterani che gridano al pubblico "Sei mai stato in guerra? " è un po' banale e ingenuo. Una pecca che si può comunque perdonare ad uno spettacolo così dirompente e di forte impatto. Uno spettacolo che scava nei meandri dell'animo umano per accrescere nello spettatore la consapevolezza di ciò che ribolle dietro le quinte delle guerre più recenti, ma anche di quelle più lontane.

  

Scheda tecnica

MINEFIELDideato da Lola Arias.

Scenografia: MarianaTirantte. Composizioni musicali: Ulises Conti. Disegno luci, direzione tecnica: David Seldes. Video: Martin Borini. Ingegnere del suono: Ernesto Fara. Costumi: Andrea Piffer.
Con: Lou Armour, David Jackson, Gabriel Segastume, Ruben Otero, Sukrim Rai, Marcelo Vallejo.

Regia di Lola Arias.

Produttore U.K. Per LIFT: Erica Campayne, Carolyn Forsyth, Matt Burman.

Spettacolo in inglese e spagnolo sottotitolato in italiano.

Prima nazionale il 16 novembre 2018 al Teatro Vascello di Roma, nell'ambito di Romaeuropa Festival.

 

 

 

 

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