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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Servirebbero diversi aggettivi per descrivere l'ultimo lavoro scritto e diretto da Marco Martinelli con la collaborazione di Ermanna Montanari che giganteggia sulla scena nella parte del Sindaco di Brescello. Anche la cittadina della Romagna comunista diviene facile preda della mafia e della 'ndrangheta e la corruzione e l'avidità di denaro sono i marchi di fabbrica di chi la governa. La culla della sinistra diviene metafora dell'intero Paese che ha dimenticato anche i valori dell'etica e del buon senso.
Va pensiero di verdiana memoria, è un affresco storico e politico che assume i tratti del grande romanzo ottocentesco inglese e adotta tecniche tipiche del racconto cinematografico. E' uno spettacolo corale e popolare che vuole arrivare al cuore di tutti, coniugando elementi del teatro epico con tratti di quello mimetico.
La scena è molto semplice. Sul fondo un velatino separa il coro dalla pedana vuota in avanscena, che diviene spazio riconoscibile attraverso gli spostamenti a vista di pezzi vari di mobilio. Una grossa scrivania, tre sedie e due bandiere denotano lo studio del Sindaco. Qualche sedia da bar e un baracchino bastano per evocare il negozio di gelati " chiuso per mafia " di Rosario e Maria, i proprietari napoletani in esilio perseguitati dal pizzo. Spesso si ricorre all'espediente brechtiano di scrivere sul fondo, a caratteri luminescenti, il nome del luogo dove di svolge l'azione. Sullo schermo di tulle, infine, vengono proiettate immagini astratte, paesaggi lunari, profili di terre oltraggiate, il volo di uccelli verso la libertà
La miccia che ha fatto scaturire questo " romanzo teatrale ", per dirla con Martinelli, è un fatto di cronaca risalente ai primi del secolo. L'eroico protagonista è un vigile urbano venuto da Milano che, oltre a far multe per i divieti di sosta della Jaguar di un imprenditore 'ndranghetista, denunciò gli imbrogli della giunta comunale in un giornale locale. Per questo venne licenziato. Ma la sua storia si intreccia con tante altre.

La struttura narrativa, infatti, è costituita da una serie di sottotrame brevi che si susseguono in modo apparentemente episodico. In realtà confluiscono tutte, più o meno indirettamente, nella trama principale che riguarda la costruzione di una centrale idroelettrica lungo i margini del Po. Un affarone illecito che implica l'acquisto di terreni agricoli da rivendere all'Ansaldo e il conseguente ricavo di ingenti somme di denaro da parte di imprenditori 'ndranghetisti. I contadini perdono le loro case e i loro campi in cambio di spiccioli e, come se non bastasse, i rifiuti tossici riversati nel fiume procurano tumori ai poveri abitanti della zona.
I personaggi parlano spesso in prima persona fornendo diversi punti di vista sulle diverse realtà del paesello. A volte danno sfogo ai loro desideri, come Omero, il cacciatore che sogna di sterminare le nutrie per ridurre il tasso di inquinamento delle acque. L'addetto stampa del Comune che sogna di ricostruire una copia pacchiana della Fontana di Trevi felliniana per celebrare la festa patronale. Il suo pessimo gusto gli fa immaginare un Mastroianni finto e qualche velina immersa nell'acqua.
Il flusso dei fatti e dei racconti, un po' drammatici e un po' grotteschi, è chiosato dalle arie più famose di Verdi, tratte da La Traviata, Rigoletto, La forza del destino, Il Trovatore e, infine dal Nabucco. Miscelate con le musiche originali di Marco Olivieri, questi stacchi corali contrappongono l'Italia impantanata di oggi con quella oppressa ma piena di speranza del Risorgimento e svolgono inoltre la funzione di coinvolgere emotivamente la comunità di un vasto pubblico senza grilli intellettuali in testa.

Inevitabilmente il ritmo scorre più lento, data l'abbondanza di musiche, racconti e personaggi. Molti fanno pensare a caricature di gusto dickensiano trasposte ai nostri giorni. Come Licia, la segretaria del Sindaco che non capisce niente e che si fa maltrattare in ogni modo pur di garantirsi lo stipendio per pagarsi il corso di yoga. Poi c'è il boss calabrese Antonio Dragoni che parla solo di femmine e di automobili lussuose. Stefania Sacchi, la consulente finanziaria rampante e imbrogliona. Sandro Baravelli, l'imprenditore quasi onesto, ossessionato dalle intercettazioni. E altri ancora. L'unico personaggio a tutto tondo è il sindaco, detta la zarina, interpretato da un'insuperabile Ermanna Montanari. Figlia di un vecchio stalinista, ricopre la sua funzione grazie al padre. E' una donna austera che non sopporta il cattivo gusto che la circonda e gli usi impropri della lingua italiana. In realtà è una donna tormentata che non dorme la notte e che spesso si piega in due per i conati di vomito che le torcono le budella. Molto probabilmente non approva quello che fa, ma chiude un occhio sulla corruzione che la attornia per trarne i suoi guadagni.
La denuncia dei mali dell'Italia di oggi non è urlata ma è puntuale ed esaustiva. Coinvolge non soltanto la politica, la sinistra, le cosche mafiose, ma punta diritta al male inalienabile del capitalismo e della volgarità dei nostri tempi.
Lo spettacolo è caratterizzato da vaste zone d'ombra ma anche da squarci di luce. Alla fine il coro avanza verso il pubblico per invitarlo ad intonare insieme l'aria del titolo. Al termine degli applausi, Martinelli invita sotto il palco il vero vigile urbano che pagò la sua onestà con il licenziamento. Veniamo a sapere che la giunta venne sciolta per mafia nel 2016. Ma questo raggio di speranza può rincuorare gli spettatori solo per pochi minuti. Perché il tentativo di scoperchiare l'Italia di oggi è perfettamente riuscito.
Scheda tecnica
VA PENSIERO, ideazione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari.
Incursione scenica: Fagio, Luca Pagliano. Arrangiamento e adattamenti musicali, accompagnatore e maestro del coro: Stefano Nanni. Scene: Edoardo Sanchi. Costumi: Giada Masi.Disegno luci: Fabio Sajiz. Musiche originali: Marco Olivieri. Suono: Marco Olivieri, Fagio. Consulenza musicale: Gerardo Guccini. Tecnico luci: Luca Pagliaro. Editing video: Alessandro Renda. Direzione Tecnica: Fagio. Fotografie dello spettacolo: Silvia Lelli.
Con: Ermanna Montanari, Alessandro Arniani, Salvatore Caruso, Tonia Garante, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi.Ernesto Orrico, Gianni Parmiani, Laura Radaelli, Alessandro Renda.
Con la partecipazione della Corale Polifonica di Città di Anzio nell'esecuzione di alcuni brani dalle opere di Giuseppe Verdi. Direttori: David Masci, Michele Zanoni.
Regia di marco Martinelli ed Ermanna Montanari.
Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe / Ravenna Teatro.
Visto al Teatro Argentina di Roma il 6 novembre 2018.