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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La maladie de la mort, per la regia di Katie Mitchell.

 

La maladie de la mort, diretta dalla grande regista britannica Katie Mitchell, è una versione cinematografica e teatrale allo stesso tempo dell'omonimo racconto di Marguerite Duras (1982). Il testo adattato da Alice Birch in parte si allontana dal modello, conservandone però l'aspro dolore e l'ellittica poeticità. I dialoghi sono scarni essenziali e taglienti come una lama.

Il protagonista non è più un uomo ambiguo, forse omosessuale, ma un uomo di mezza età come tanti. La donna che lui paga per costruirsi un'identità emotiva è, diversamente dal racconto, una prostituta che lavora per mantenere il figlio. Nell'adattamento il punto di vista non è più quello di lui ma quello della donna che si sottomette agli ordini di lui, che non parla mai, ma che, quando lo fa, lo distrugge, diagnosticandogli la malattia della morte, che consiste nell'incapacità di provare sentimenti e di lasciarsi andare nell'intimità dell'amore.

La storia è apparentemente semplice, ma la realizzazione scenica è molto complessa e richiede un tempismo perfetto da parte degli attori che agiscono in scena, mentre un gruppo di tecnici filma le loro azioni che appaiono, contemporaneamente, sul grande schermo che sovrasta la scena teatrale. La scenografia sottolinea la disgiunzione tra realtà e immagine. In basso, sulla destra, appare una anonima camera d'albergo con una porta aperta sullo sfondo e un'altra sulla sinistra, che conduce nel corridoio che porta all'uscita. Sull'estrema sinistra si erge una cabina da dove la narratrice Jasmine Trinca commenta di tanto in tanto ciò che accade. Sullo schermo scorrono bellissime immagini in bianco e nero alla Godard. Oltre alle scene recitate in basso e catturate dalla cinepresa, il montaggio assembla immagini di esterni (l'albergo sul mare, la donna da bambina che cammina in strade di campagna) e scene già filmate in ambienti invisibili sulla scena.


 

Nella stanza c'è l'uomo che attende ogni sera l'arrivo della sconosciuta. Vuole guardarla mentre dorme, scoprirne gli odori (eliotropo e cedro, dice lui), scrutare ogni piccola ansa del suo corpo e, solo in un secondo tempo,, di possederla brutalmente. Lo fa più di una volta, ma il suo volto non lascia trapelare segni di coinvolgimento o di piacere.

Gli attori sono quasi sempre nudi nella stanza e simulano atti sessuali davanti alle cineprese. Ma l'occhio dello spettatore è più attratto dallo schermo. Uno schermo spesso metonimico che rivela particolari altrimenti impercettibili. Gli sguardi di lui, quelli di lei, le parti più nascoste di quei corpi indifesi. Lui utilizza lo smartphone per fotografare un occhio di lei dormiente, il suo ombelico, le sue forme che diventano a poco a poco sempre più astratte. Quando lei è fuori, lui trascorre i giorni guardando film porno sul computer. Lo fa con ben poco interesse e quando si avvicina un climax di qualche genere, chiude si scatto l'apparecchio.

Le azioni sono spesso statiche e ripetitive e non permettono uno sviluppo dei personaggi. Tuttavia, le variazioni dei gesti, anche quelle minime, permettono uno sviluppo dell'azione. All'inizio lei si infila scarpe con tacchi alti prima di entrare e si mette il rossetto. In seguito, arriva con le cuffie in testa o sbocconcellando un tramezzino. Ha capito che nessuna arma di seduzione può smuovere un uomo che non ha mai amato una donna. Con il tempo lui matura una disperazione che lo porta a gridare seduto dentro la doccia. Maneggia lamette di rasoio come volesse uccidersi, poi, quando lei arriva, fa il gesto di strangolarla. Ma non accade niente. Lei sparisce, lei non tornerà mai. Di lui non si saprà niente prima del buio.


Il tema centrale riguarda la disconnessione tra un uomo e una donna, ma la regia ci parla anche delle disgiunzioni create dalla mediazione tecnologica tra la vita e la sua rappresentazione. L'immediatezza del teatro viene sopraffatta dallo schermo, le esplorazioni dei corpi vengono mediate dall' iPhone.

Ma se da una parte lo spettacolo distacca lo spettatore dalla scena, dall'altra lo coinvolge intensamente grazie al livello superlativo degli attori Laetitia Dosch e Nick Fletcher e all'indiscutibile profondità del testo. E inoltre può anche stimolarlo a pensare alle problematiche legate all'abuso dei media, che rischia di allontanarci dall'immediatezza della vita.

 

Scheda tecnica
LA MALADIE DE LA MORT,
liberamente tratto dal racconto di Margerite Duras.

Adattamento di Alice Birch. Ideazione video: Grant Gee. Scene e costumi: Alex Eales. Suono: Donato Wharton. Video: Ingi Bekk. Luci: Anthony Doran. Direttore Tecnico: John Carrol. Video Direttore di scena: Lisa Hurst. Programmazione video/ operatore: CaitlynRussell. Operatore telecamera: Nadja Krüger, Sebastian Pircher. Troble shooter: Matthew Evans. Programmazione suono / operatore: Harry Jhonson. Boom Operator: Aliénor Lebert. Assistente operatore di scena: Elodie Huré. Direttore di scena: Marinette Julien. Regia interno: Joanna Pidcock e Florence Mato.

Con: Laetitia Dosch, Nick Fletcher, Jasmine Trinca.

Regia di Katie Mitchell.

Produzione C.I.C.T- Théãtre des Bouffes Du Nord,

Les Théãtres de la Ville de Luxembourg Théãtre de la Ville-Paris, le Théãtre de Liège.

Coproduzione: MC2- Grenoble, Edimburgh International Festival, Barbican/ London, Stadsschouwburg Amsterdam, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Teatro Metastasio – Prato, Tandemdcènenationale, in collaborazione con Mayhem, grazie alla Comédie-Française.

Prima nazionale l'8 novembre 2018, al Teatro Argentina di Roma.

 

 

 

 

 

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