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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Intenso, ellittico e fortemente evocativo, Quasi niente del duo registico e attoriale Deflorian–Tagliarini prende le mosse dal film di Antonioni Il deserto rosso (1964) con Monica Vitti nei panni di una moglie borghese infelice. Nonostante i numerosi riferimenti ad alcune scene del film e gli aperti elogi al regista e alla grande attrice, lo spettacolo non è una versione teatrale del film. La fragilità e il vuoto esistenziale di Giuliana che non riesce ad abitare la realtà, costituiscono uno dei nodi tematici di una pièce che, tra le altre cose, riflette molto sui deboli strumenti teatrali di cui gli attori dispongono.
I personaggi senza nome sono figure dietro le quali si nascondono gli attori. Non hanno un testo con didascalie che suggeriscano movimenti e azioni, né dialoghi che favoriscano lo svolgimento dell'azione. La donna di quaranta anni, Monica Piseddu, si lamenta di tutto questo proprio all'inizio dello spettacolo. "Non ce la faccio ", "non ho le parole" sono le sue primissime battute accompagnate da altre che esprimono il suo disagio di fronte a tanti spettatori che la guardano. Ha pietà dei personaggi che, se ci fosse un testo, "non avrebbero solo noi". Si tratta dunque di un teatro costruito nel suo farsi, incerto dei risultati e in perenne ricerca. In due parole, quello di Deflorian-Tagliarini.
La scena rivela l'intero palcoscenico del Teatro Argentina attraverso un'ampia parete velata grigiastra che è anche fondale dell'azione recitata più in avanti verso il pubblico. Gli attori diventano personaggi nel momento stesso in cui oltrepassano la sottilissima cortina. Lo spazio scenico frontale è occupato da una poltrona sgangherata trovata in strada, da sedie sottosopra e da un cassettone ribaltato e un armadio di legno senza ante.
I personaggi sono cinque, tre donne e due uomini. Le tre Giuliane, una di trent'anni, una di quaranta e una di quasi sessanta (nell'ordine la cantante Francesca Cuttica, Monica Piseddu e la stessa Deflorian) sono aspetti diversi della protagonista. Le figure maschili, il quarantenne (Benno Steinegger) e il cinquantenne (Antonio Tagliarini) in parte rimandano a Corrado, marito di Giuliana e a Ugo,amante di lei. Ma il triangolo borghese presente n el film viene cancellato e anche gli uomini riflettono alcune caratteristiche di Giuliana. Tutti, nessuno escluso, appaiono incapaci di stare nella realtà sociale che li circonda. Ognuno vive nel mondo del proprio immaginario, fatto di compulsioni e di fissazioni.
Non c'è una trama a mettere ordine alle scene che apparentemente si susseguono in modo casuale.

I personaggi esteriorizzano i loro pensieri più intimi, le loro ossessioni e le loro paure attraverso i movimenti del corpo e i gesti più quotidiani. La quarantenne siede sul bordo della poltrona per commentare la sua disponibilità (appresa dalla madre) ad essere sempre pronta ad alzarsi per fare qualcosa per qualcun altro. La quasi sessantenne
Deflorian è straordinaria quando straparla della sua ansia e della sua ipocondria. Il suo risveglio è un inferno. Deve prendere la pasticca per la pressione e spesso non si ricorda di averla presa o no. Poi c'è il rito della misurazione della pressione che l'attrice imita alla perfezione provocando le risate del pubblico che forse si immedesima nelle sue fissazioni.
Come dice ad un certo punto " faccio commedia o faccio tragedia ". Tragedia per un nonnulla, come accade spesso agli ansiosi. Basta un piccolo malessere per chiamare l'ambulanza e mettersi a gattonare a terra gridando " faccio la brava, se sto bene ". L'elemento drammatico si esplica nei racconti di solitudini e depressioni nei quali si incastonano citazioni da M. Fisher, Alice Munro, Byug-Chul Han e altri ancora. Ma le confessioni dei personaggi non appaiono mai appesantite da intellettualismi. Ci sono poi le canzoni, cantate dalla trentenne e firmate dagli Wow, che allentano i tempi e le tensioni.
I personaggi maschili entrano in un secondo tempo e parlano di se stessi in prima e in terza persona. Il quarantenne “dimagrito” afferma che sarebbe piaciuto ad Antonioni. Ha un lavoro che lo soddisfa e discute con la moglie. Quando si siede sul cassettone, si sente come Corrado, come lui quando va a reclutare operai per la Patagonia. Il cinquantenne, invece, è uno che maschera i suoi disagi. Fa finta di essere allegro e chiede musica per accennare qualche goffo passo di ballo e poi si nasconde nell'armadio. Racconta di un amplesso omosessuale consumato in breve tempo e dopo il quale il partner sconosciuto se ne va. Anche dieci minuti in più insieme gli sarebbero bastati, ma oggi, si racconta, " il sesso è una cosa commerciale".

Insomma, sono tutti fuori posto, incapaci di venire a patti con la realtà. Ma la vita può essere vissuta appropriandosi di un altro punto di vista. Alla fine gli attori assumono posizioni yoga, i loro colpi si ribaltano in verticale sopra la testa o a candela. La loro estraneità alla realtà sociale di oggi può avere anche una valenza positiva e, come affermano gli stessi autori, può rivelarsi una prova di "resistenza".
Scheda tecnica
QUASI NIENTE, un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini.
Liberamente ispirato al film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni.
Collaborazione alla drammaturgia e aiuto regia: Francesco Alberici.
Collaborazione al progetto: Francesca Cuttica, Monica Piseddu, Benno Steinegger. Consulenza artistica: Attilio Scalpellini. Luce e spazio: Gianni Straropoli.Suono: Leonardo Cabiddu e Francesca Cuttica. Costumi: Metella Raboni.
Con: Daria Deflorian, Monica Piseddu, Francesca Cuttica, Benno Steinegger, Antonio Tagliarini.
Regia Deflorian-Tagliarini.
Produzione Teatro di Roma- Teatro Nazionale Fondazione Teatro Metastasio di Prato, Emilia Romagna Teatro Fondazione A.D.
In coproduzione con Théâtre Garonne, scène européenne Touluse, Romaeuropa Festival, Festival d'Automne à Paris, Yhéâtre de la Bastille- Paris, LuganoInscena Lac. Théâtre de Grütli- Genève, La Filature, Scène nationale- Mulhouse
con il sostegno di Istituto Italiano di Cultura a Parigi, L'arboreto- Teatro dimora di Mondaino FIT Festival -Lugano.
Prima nazionale 9 ottobre 2018, al Teatro Argentina di Roma.