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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Presentato, in prima nazionale, all'Auditorium, Parco della Musica di Roma, nell'ambito di Roma Europa Festival, Saigon costringe attori e spettatori a compiere salti mortali nel tempo. La bellissima scena fissa di Alice Dushange rappresenta un ristorante vietnamita con una grande cucina a sinistra e un angolo per il karaoke a destra. Al centro numerosi tavoli e sedie dove personaggi diversi consumano pasti e patemi personali.
L'azione si sposta continuamente da Saigon 1956 a Parigi 1996, due date importanti per la storia del Vietnam. La prima si riferisce alla fine della colonizzazione francese che costrinse molti vietnamiti ad emigrare in Francia. La seconda ricorda la fine dell'embargo americano che invogliò molti a tornare in patria.
Lo spaesamento degli emigrati, il senso della perdita della propria identità culturale, la nostalgia e la paura sono raccontati dalle piccole storie personali dei personaggi che si rifugiano nel ristorante tenuto dall'instancabile cuoca Maria Antoniette.
Il cast è formato da attori francesi, vietnamiti e franco-vietnamiti, tutti bravi e ben diretti, che parlano le loro rispettive lingue dando forma sonora allo scompiglio culturale e alle inevitabili incomprensioni create dalle migrazioni.
C'è la storia della separazione di Mai e Hao, costretto, come molti altri, a lasciare l'amore della sua vita e il suo paese in mano ai Viet Minh. L'uomo torna quaranta anni dopo in cerca di una figura familiare che non trova.
C'è poi la storia di Linh e Édouard, il soldato francese che trascina la sua amata in Francia alla ricerca di una vita felice. Lui muore, Linh invecchia a Parigi e suo figlio Antoine non riesce a comprendere la lingua e la storia di sua madre.
C'è infine la storia della cuoca Maria Antoniette che viene a sapere da una signora parigina che suo figlio morì in guerra dopo essersi arruolato nell'esercito francese nel 1939.

I temi toccati dallo spettacolo non acquistano un respiro universale e le storie sono decisamente troppo melodrammatiche. Per non parlare delle canzoni sdolcinate cantate dal vivo dagli attori. Come se non bastasse, i piagnistei dei personaggi si dilungano per quasi quattro ore. Un taglio di alcune scene e un ritmo dell'azione più sostenuto avrebbero senz'altro giovato a uno spettacolo nel complesso ben architettato e di sicuro interesse.
Scheda tecnica
SAIGON di Caroline Guiela Nguyen.
Collaborazione artistica: Claire Calvi. Scenografie: Alice Duchange. Costumi: Benjamin Moreau. Luci: Jérémie Papin. Composizione musicale: Teddy Gauliat-Pitois. Drammaturgia: Jérémie Scheidler.Manon Worms. Traduzioni: Duc Duy Nguyen, Thi Thanh Thu Tò. Consulenza script: Nicolas Fleureau.
Con: Maud Le Grevellec, Dan Artus, Adeline Guillot, Thi Truc Ly Huynh, Hoàng Son Lè, Phù Hau Nguyen, My Chau Nguyen Thi, Pierric Plathier, Anh Tran Nghia, Hiep Tran Nghia.
Regia di Caroline Guiela Nguyen.
Produzione: Les Hommes Approximatifs.
Visto all'Auditorium di Roma il 30 settembre 2018.