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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La Tempesta secondo Daniele Salvo

 

 

Due semplici oggetti di scena, una grande conchiglia perlacea e un piccolo veliero giocattolo, spiccano sul palcoscenico aggettante del Globe Theatre Silvano Toti di Roma, dove è in scena La Tempesta di William Shakespeare curata da Daniele Salvo. Si tratta forse di citazioni di due indimenticabili versioni precedenti del dramma. Quella di Giorgio Strehler (1978) in cui Giulia Lazzarini, nei panni di Ariel, portava all'orecchio una conchiglia per ascoltare il rumore del mare che è simbolo della metamorfosi che tutti i personaggi subiscono sull'isola. E l'altra, di Peter Brook (1990), in cui Ariel muove freneticamente un piccolo veliero per spiegare a Prospero i particolari della messinscena della tempesta voluta dal mago drammaturgo ed eseguita dal suo aiuto regista Ariel. E' anche possibile che Salvo abbia tenuto presente le illuminanti intuizioni critiche di Agostino Lombardo nel breve saggio La grande conchiglia (Bulzoni, 2002 ).

Di certo il regista si concentra sulla natura palesemente metateatrale de La Tempesta che viene qui sviluppata oltre misura, a discapito però dell'umanità dei personaggi. La sua Tempesta è molto spettacolare e non conosce quell'essenzialità scenica che permetteva alle versioni già citate di penetrare nel fitto dei significati del dramma.

La traduzione e l'adattamento di Salvo sono, come è giusto che sia, legati alla contemporaneità, con qualche battuta grossolana in più nella bocca dei marinai Stephano e Trinculo. Nel complesso la sua versione è abbastanza fedele al testo originale, ma in parte tradisce la varietà dei linguaggi e la loro musicalità. Lo spettacolo è caratterizzato da un'insolita abbondanza di mimi e di attori microfonati e di soluzioni registiche anche buone, ma che rischiano spesso di confondere lo spettatore. 
La trama è rispettata in ogni singola scena, e contiene anche il Masque nuziale che in genere viene saltato a piedi pari.

La storia, come si sa, è quella del Duca usurpato di Milano, Prospero, il quale, dopo dodici anni vissuti in un'isola deserta con la figlia Miranda, lo spirito Ariel, e il selvaggio Caliban, utilizza i suoi poteri magici per scatenare una tempesta, fare espiare al Re di Napoli e a suo fratello Antonio le loro colpe, combinare il matrimonio dinastico di Miranda con Ferdinand, il figlio del re di Napoli e, infine, tornare a Milano dopo aver ripudiato la sua Arte. L'abiura del teatro sta particolarmente a cuore a Salvo che si spinge a simulare un incendio del palcoscenico attraverso effetti speciali di luci e proiezioni. Ma anche il tema politico delle cospirazioni e dei regicidi viene sviluppato con cura. L'idea di Antonio e Sebastian di uccidere il Re di Napoli dormiente viene riproposta anche nella scena dell'agnizione finale e il folle piano di Caliban di uccidere Prospero per farsi suddito dei marinai ubriachi è reso con energia drammatica.

Le scene meno efficaci sono proprio quelle del Prospero di Ugo Pagliai, che veste i panni del personaggio con misura e autorevolezza, ma che non esterna la profonda umanità del personaggio. Prospero è un Duca, un fine conoscitore delle arti magiche, un regista teatrale, ma è anche un uomo, un padre con le sue debolezze e i suoi fallimenti. Si illude di poter controllare la realtà ma questa gli sfugge, in parte, di mano. Il drammaturgo non prevede la violenza e l'impetuosità dell'amore di Miranda né la congiura di Caliban, " quella cosa del buio " che riconosce come sua. I tormenti e i fallimenti di un vecchio prossimo alla morte non trapelano dalla interpretazione un po' troppo solenne di Pagliai. Ugualmente deboli sono i personaggi di Ariel e di Caliban e non tanto per imperizia degli attori, quanto per le scelte di regia. Ariel, interpretato da Melania Giglio, è tutt'altro che etereo, con indosso stracci bianchi e una maschera di gomma rosa che lo fa assomigliare più a un enorme neonato che a un esile spirito dell'aria. Come se non bastasse, Ariel è quasi sempre accompagnato da un gruppetto di corpulenti spiriti dell'aria che nelle versioni precedenti, in genere, rimangono invisibili. Al contrario, qui sono quasi sempre in vista, ammucchiati intorno ai personaggi, anche perché Salvo sviluppa scene e immagini su due piani. La struttura scenica del Globe è interamente nascosta da tendami bianchi che si aprono a mo' di sipario all'altezza del palcoscenico superiore per svelare azioni in contemporanea.

Caliban, interpretato da Gianluigi Fogacci, è deformato da una maschera di gomma che lo fa assomigliare al Gollum de Il Signore degli Anelli. La sua rabbia è giustamente esasperata ma il personaggio non esprime affatto l'ambiguità del suo doppio shakespeariano.

La scena del naufragio è troppo movimentata anche perché ogni marinaio è guidato nei suoi movimenti frenetici da uno spirito dell'aria. Il rumore del mare, le grida dell'equipaggio " e quelle dei nobili che sbucano dalle botole per dare ordini alla ciurma, coprono le battute di questa straordinaria prima scena che dimostra come le corone e i gradi nobiliari non siano nulla difronte al potere della natura. Giusta l'intuizione registica di mostrare Miranda dormiente sul piano superiore, come se la tempesta fosse anche un brutto sogno di lei.

Sogno e sonno, del resto, sono due parole chiave nel canone shakespeariano e sono quasi sempre usate come sinonimi della creazione artistica. Si pensi al potere soporifero della musica che accompagna buona parte dell'azione. La musica dei songs e dei masque, la musica prodotta da Ariel, ma anche la musica del blank verse che nessuna traduzione può imitare. Nello spettacolo, le musiche originali di Marco Podda sono troppo amplificate, e non creano quel senso di sospensione temporale che trasforma l'isola in un non luogo dell'immaginazione.

Ma l'isola è anche un luogo dove scorre la vita. I tentati regicidi non sono meno veri perché impediti dagli interventi di Ariel. Ed su questo punto che lo spettacolo mostra alcuni cedimenti. Tutto quello che accade è visibilmente metateatrale. Anche il violento innamoramento di Ferdinad e Miranda è simulato dallo spirito dell'aria attraverso l'animazione di due burattini. Gli attori recitano spesso sopra le righe, i personaggi sono meno liberi di uscire dal copione di Prospero e quindi la metafora vita-teatro, molto spesso, non tiene.

Daniele Salvo immagina un teatro in disarmo, un teatro di illusioni pronte a svanire nel nulla alla fine dello spettacolo. Per questo sottolinea e utilizza tutti i trucchi del teatro barocco indubbiamente presenti nel testo originale. Il teatro di Prospero è sì quello del Blackfriars, ma La Tempesta è anche il teatro del Globe, quello dove gli attori mettono uno specchio di fronte alla natura. Ne La Tempesta non è Shakespeare a rinunciare al teatro, ma il Prospero del teatro delle illusioni barocche. In questa Tempesta, quello di Daniele Salvo è, suo malgrado, il teatro di intrattenimento delle grandi produzioni dei nostri tempi, con attori che sfoggiano costumi di pregio, sostenuti dagli effetti speciali della scenotecnica. Mi piace sperare che il suo Prospero voglia abiurare questo genere di teatro da lui stesso inscenato.

 

Scheda tecnica

LA TEMPESTA di William Shakespeare. Traduzione e adattamento di Daniele Salvo. Scene: Alessandro Chiti. Costumi : Gianluca Sbicca in collaborazione con Susanna Proietti. Musiche originali : Marco Podda. Coreografie : Micha Van Hoeche. Maschere : Creafx Firenze. Direzione tecnica : Stefano Cianfichi. Disegno luci : Umile Vainieri. Disegno audio : Franco Patimo. Assistente alla regia : Alessandro Gorgoni. Assistente del M° Pagliai : Alessandro Guerra.

Con : Ugo Pagliai, Tommaso Cardarelli, Simone Ciampi, Martino Duane, Gianluigi Fogacci, Melania Giglio, Sebastian Gimelli Morosini, Mauro Marino, Alberto mariotti, Valentina Marziali, Mimmo Mignemi, Marco Simeoli, Carlo Valli.

Regia di Daniele Salvo.

Produzione : Politeama Srl.

In scena al Globe Theatre Silvano Toti di Roma fino al 7 ottobre 2018.

 

 

 

 

 

 

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