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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il Revisore. Una versione, di Robert Sturua

 

La nuova stagione del Teatro Argentina di Roma è stata inaugurata da uno spettacolo d'eccezione, messo in scena dalla compagnia Et Cetera di Mosca con la ingegnosa e puntuale regia di Robert Sturua. Si tratta de Il Revisore di Gogoľ (altrimenti conosciuto con il titolo L'ispettore generale), un capolavoro assoluto dello scrittore russo che lo mise in scena a Pietroburgo nel 1836, per poi redarne la versione definitiva a Roma nel 1842.

A parte alcuni inevitabili piccoli tagli interni, lo spettacolo è sostanzialmente fedele al testo, anche se l'inversione dell'età dei personaggi ne raddoppia la pungente ironia e la commistione di astrazione e di realtà che lo caratterizza.

Secondo le indicazioni di regia scritte da Gogoľ per gli attori, la parte del finto revisore dovrebbe essere interpretata da " un giovanotto sui ventitré anni, smilzo e sottile " e quelle dei vari funzionari dell'amministrazione pubblica da attori grassocci e un po' invecchiati dai loro stessi ripetuti magheggi.

Sturua, al contrario, sceglie il grande Aleksander Kaljagin per la parte di Chlestakov, e lo fa girare sulla scena su una vecchia sedia a rotelle con una copertina sulle ginocchia. L'età più avanzata dell'attore e le sue lamentele e le sue lentezze rendono ancora più assurdi i sospetti che sia lui l'ispettore inviato da Pietroburgo per controllare i conti di una anonima cittadina dell'immensa Russia zarista. Per non parlare delle avances che il vecchio fa alla moglie del podestà che lo ospita a casa sua per ingraziarselo. La signora ci sta e rimane in sottoveste, ma i reumatismi la bloccano nel bel mezzo delle sue smancerie.

La comicità e l'aspra ironia di Gogol vengono amplificate al massimo e la violenta satira della corruzione dei burocrati di ogni luogo e di ogni tempo viene sviluppata con atroce realismo Il podestà, nel pieno dei suoi anni come tutti i suoi compari, accetta il matrimonio della giovane figlia con il vecchio revisore pur di tacitare i suoi intrighi e garantirsi una carriera sicura.Tutti i funzionari, dall'ispettore scolastico al giudice, dal sovrintendente alle opere pie all'ufficiale postale confessano i loro " peccatucci " al podestà che cerca soluzioni ovviamente illegali per nascondere le truffe e le ruberie a suo carico e quelle dei dirigenti statali. Vengono elencate numerose irregolarità e si scoprono tutti gli altarini nascosti negli uffici. Come se non bastasse, il podestà chiede all'ufficiale delle poste di aprire tutte le lettere in partenza e in arrivo per eliminare eventuali denunce. Tutti depositano una mazzetta nel borsone del finto revisore che se la svigna con i soldi. Ma quello che arriva, in veste del vero ispettore generale, è interpretato dallo stesso attore, come a dire che non c'è fine ai soprusi e alle ingiustizie nei confronti degli onesti cittadini. Eppure il motore della commedia ha la consistenza di un brutto sogno, di un fantasma che spaventa un'intera comunità. L'astrazione che attraversa l'azione, è sottolineata dalla elegante scenografia di Aleksandr Borovskij e dai movimenti coreografici curati da Kostantin Mišin. Sebbene l'unità di luogo non venga rispettata, gli attori si muovono, a tratti anche a passo di danza, in uno spazio fisso. La scena è costituita da un rettangolo a tre lati e a tre piani traforati da tre file di rettangoli verticalizzati. Un grande lampadario che fa su e giù a seconda delle situazioni e una sedia sono tutti gli oggetti di scena. Insomma la scena è un non luogo proprio come la cittadina dove si svolge l'azione e il tempo è un non tempo.

Sono i cambiamenti delle luci policrome di Andrej Abramov a scandire i momenti cruciali dell'azione, allo stesso modo delle musiche di Gija Kančeli, Giuseppe Verdi e molti altri e dei fermo immagine in cui gli attori rimangono immobili, come suggerisce lo stesso Gogoľ nelle sue note di regia per la scena finale.

Sebbene lo spettacolo sia prevalentemente corale e alcuni personaggi rimangano volutamente tipi, i bravissimi attori delle parti principali recitano con una naturalezza che li rende credibili coinvolgendo il pubblico in una pièce in bilico tra realtà e finzione. Una grande lezione di teatro. Un classico assolutamente contemporaneo.

 

Scheda tecnica

IL REVISORE. UNA VERSIONE, di Nicolaj Gogoľ.

Progetto scenografico : Aleksandr Borovskij. Luci : Andrej Abramov. Coreografie : Konstantin Mišin. Musiche di Gija Kančeli, Giuseppe Verdi., Franz Schubert, Duke Ellington, Astor Piazzolla, Krzysztof Penderecki.

Con : Aleksandr Kaljagin, Fëdor Bavtrikov, Natalia Blagich, Artem Blinov, Timofej Dunaev, Cristina Gagua, AndrejKondacov, Ivan Kosičkin, Kirill Loscutov, Elizaveta Ryžich, Ševčenko, VladimirSkvorcov, GrigorijStarostin, Sergei Tongur, Alexandr Žogol.

Regia di Robert Sturua. Produzione Teatro ET CETERA di Mosca. Spettacolo in lingua originale con sottotitoli italiani.

Prima nazionale 14 settembre 2018, al Teatro Argentina di Roma.

 

 

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