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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Prima del Temporale, con Umberto Orsini

 

Spettacolo eccelso questo Prima del temporale, nato da un’idea del grandissimo attore Umberto Orsini e del regista e attore Massimo Popolizio, che ne cura la regia. A oltre 90 anni, l’ultimo grande attore del Novecento sale in scena per raccontare se stesso con sobrietà, stile e umiltà. Lo fa mettendo in scena un raffinato gioco di specchi tra finzione teatrale e la propria memoria storica.

La scena di Marco Rossi e Francesa Sgariboldi, è semivuota ed essenziale. Un camerino un po’ troppo grande per permettere la proiezione di filmati di personaggi famosi e parentesi di vita di Orsini, un divano, un tavolo e una sedia occupata dall’attore. Niente specchi, niente trucchi per trasfigurare il suo volto. L’attore non si prepara, non scalda la voce, anzi fuma un po’ troppo. Inutile che il pompiere (Flavio Francucci) gli ricordi che sia vietato. Inutile che la sarta (Diamara Ferrero) gli ricordi che tra trenta minuti deve entrare in scena.

Il tempo si dilata in un’ora e trenta per plasmare una opera d’arte all‘interno di un’opera d’arte. Se il pubblico in sala ha l’illusione di assistere a una confessione informale, la verità è molto più radicale. Orsini trasforma la scena in un memoriale. Ma non si tratta di un monumento statico e celebrativo. Attraverso il filtro deformante del tempo e la forza plastica dell’immaginazione, l’attore compie l’atto di ri-creazione pura della propria esistenza che si fa materiale estetico universale.

Sotto la guida registica di Massimo Popolizio, i settant’anni di carriera di Orsini vengono strappati al semplice aneddoto per essere sublimati in una partitura teatrale rigorosa, dove la memoria personale si specchia e fonde con le ombre del Temporale di Strindberg.

Il racconto assume la forma di un monologo interiore, dove fatti, incontri o immagini si susseguono fluidi, senza rispettare un ordine logico o cronologico. Battute con il pompiere o con la sarta, portano Orsini al qui e ora del presente scenico, ma il pubblico capisce che la rappresentazione del Temporale non ci sarà e che la scena è lo spazio mentale di un attore che, come il Signore del Kammerspiel di Strindberg, fa i conti con il suo passato per affrontare con calma, dopo l’ultimo acquazzone estivo, l’inverno della sua vita.



La
madeleine di Orsini è un libro ricevuto in dono da un ammiratore misterioso. Un libro che, casualmente, amava molto in gioventù. Ne legge una pagina al pubblico e poi, tenendolo in mano, il vecchio attore ricorda che quando lavorava presso uno studio legale, aveva l’abitudine di recitare gli atti giudiziari perché l’avvocato aveva le corde vocali malate. La sua prima prestazione vocale non teatrale lo trascinò alla stazione di Novara da dove partì per raggiungere Roma, portando con sé la valigia che usò sempre in occasione delle sue numerose tournée. Poi l’incontro con Orson Wells, la ricerca disperata di una pensione a buon prezzo, l’acquisto di abiti che finì di pagare tre anni dopo. L’esame d’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica con L’uomo dal fiore in bocca pirandelliano, affrontato con l’incoscienza dei suoi ventuno anni.

L’infanzia fa capolino di quando in quando rivelando un rapporto spigoloso con il padre Ettore che era direttore della mensa del Circolo Ufficiali di Novara. Verso la fine del memoriale, Orsini racconta che da piccolo gli ordinò di portare le banane agli ufficiali. E subito dopo grida “Papà perché non mi hai mai portato in braccio?”. Viene riesumata anche la sua prima adolescenza e un compagno di calcetto che osò baciarlo sulla bocca, finché il contesto sociale intollerante non gli impose una censura.

Ma la memoria del più prolifico e longevo attore italiano si sofferma soprattutto sulle sue avventure teatrali, cinematografiche e televisive. I suoi settanta anni di carriera artistica coincidono con la storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Anche per questo, forse, si fa largo uso di filmati che mostrano scene di teatro, manifesti di locandine, immagini di donne come Helen (sua compagna per venti anni) e Alice Kesler e la sua adorata Rossella Falk, e, per ultimo, uno stralcio sello sceneggiato televisivo I fratelli Karamazov in cui Orsini interpreta Ivan.

Orsini racconta, in particolare, il suo ingresso nella Compagnia dei Giovani e il periodo in cui diresse il Teatro Eliseo. Nomina De Lullo, Falk, Visconti per il quale lavorò in numerosi film, Sylvia Kristel, conosciuta sul set di Emmanuelle 2.

Un ruolo importante nel racconto è affidato alle donne, soprattutto a Rossella Falk. Orsini racconta che negli ultimi momenti della sua malattia, continuò a far finta di essere ancora suo allievo, commettendo volontariamente i soliti vecchi errori di dizione, per amore di lasciarsi correggere da lei. Seguono le scene finali scandite dalle espressioni gergali da un altoparlante del camerino :”la mezza”, “chi è di scena”, “sipario”. Orsini teme di aver dimenticato una battuta, ma varca sicuro la soglia del camerino per continuare a vivere l’inverno della sua vita sulla scena.

Il pubblico dell’Argentina si alza in piedi e applaude con entusiasmo e gratitudine.

  

Scheda tecnica

Prima del temporale, da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio.
Con Umberto Orsini, e con Flavio Francucci e Diamara Ferrero; regia Massimo Popolizio; scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi.
Costumi Gianluca Sbicca; video Lorenzo Letizia; luci Carlo Pediani; suono Alessandro Saviozzi; assistente alla regia Mario Scandale; Produzione Compagnia Orsini.

Foto di scena di Claudia Pajewski.

Visto al Teatro Argentina di Roma il 10 maggio 2027.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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