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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Stagecoach (Ombre rosse), di John Ford




Stagecoach
(Ombre rosse)

regia di John Ford

 

con John Wayne, Claire Trevor, 
Thomas Mitchell, John Carradine

 

 

 

Risale al lontano 1939 uno dei capolavori più citati della storia del cinema, Stagecoach (Ombre rosse), diretto da John Ford e interpretato da John Wayne e Claire Trevor, con Thomas Mitchell (che meritò l’Oscar per il miglior caratterista) e John Carradine tra gli altri. Una storia lineare che si svolge nell’arco di pochi giorni e racconta il viaggio di una diligenza dal villaggio di Tonto in Arizona alla città di Lordsburg nel New Mexico, proprio quando la tribù Apache guidata da Geronimo è tornata sul sentiero di guerra. Sulla diligenza viaggia un campione di umanità: il vetturino (Buck) e un uomo di legge (il Marshal Wilcox) sono alla guida, mentre i passeggeri sono un rappresentante (Peacock), un banchiere disonesto (Gatewood), un giocatore (Hatfield), un medico alcolizzato (doc Boone), due donne molto diverse come la moglie incinta di un ufficiale di cavalleria (Lucy) e una prostituta cacciata dal paese (Dallas), e infine un fuggitivo, ovvero il protagonista (Ringo Kid) che a Lordsburg vuole rintracciare gli assassini della sua famiglia. 

 

Da sinistra a destra, Claire Trevor (Dallas), John Wayne (Ringo), Andy Devine (Buck), John Carradine (Hatfield), Louise Platt (Lucy), Thomas Mitchell (doc Boone), Berton Churchill (Gatewood), Donald Meek (Peacock) e George Bancroft (Curley).

 

Vista la presenza degli Apache il viaggio è sconsigliato, ma per motivi diversi accettato dai sette passeggeri, e quindi procede nonostante tutto. Il film girato in uno stupefacente bianco e nero alterna grandiosi scenari nella Monument Valley (che nella realtà non è proprio sulla strada) a ricostruzioni in studio, ben realizzate vista l’epoca di produzione.

Il ritmo della sceneggiatura è privo di pause, i dialoghi tra i protagonisti serrati e spesso anche divertenti, le interpretazioni di alto livello, tali da restare nella storia del cinema e creare dei veri e propri modelli. La regia di Ford riesce a costruire un film quasi perfetto che, a differenza di gran parte dei suoi coevi, non è invecchiato affatto.

 

   

Dentro alla storia del viaggio, che si conclude con successo e con l’unica perdita umana del giocatore Hatfield (colpito proprio mentre sta per uccidere Lucy allo scopo di evitarle un destino o una morte peggiore), emergono le storie di alcuni protagonisti, come il mandriano Ringo cui sono stati uccisi padre e fratello e che per vendicarsi è fuggito dal carcere dove era ingiustamente detenuto, la prostituta Dallas che non ha trovato altro modo per sopravvivere e viene trattata come una reietta, il banchiere Gatewood che straparla di legalità e ha derubato la propria banca, il timido rappresentante Peacock che ha cinque figli a Kansas City e nessuna voglia di rischiare la pelle, Buck il vetturino esperto ma pauroso, il dottore completamente immerso nella sua dipendenza dal whiskey, e il bravo Curley, uomo di legge ma dal grande cuore. Con poche battute veniamo anche a sapere, verso la fine del film, il vero nome di Hatfield, il giocatore gentiluomo e cinico che in punto di morte rivela di essere il figlio del giudice Greenfield: "If you ever see Judge Greenfield, tell him his son ...”.

Il genere western nel 1939 era ancora considerato un genere di serie B, e tale era come attore John Wayne, nato nel 1907 e interprete di almeno settanta film prima di Stagecoach. L’epopea del West aveva già generato cliché di ogni tipo, tra cui in particolare quello dei cowboys trasformati da mandriani ad abilissimi pistoleri, dei fuorilegge feroci e impuniti, dei medici ubriaconi, dei saloon come luogo di sparatorie, delle donne viste soltanto come mogli devote o prostitute, e naturalmente dei pellerossa cattivi. Stagecoach recupera tutti questi stereotipi ma gli dà corpo, carattere e sentimento grazie alla bravura degli interpreti e alla guida del maestro John Ford.

La sceneggiatura di Dudley Nichols si basa su un racconto del 1937 di Ernest Haycox The stage to Lordsburg, a sua volta forse ispirato dal racconto Boule de suif di Guy de Maupassant. Ford segue la traccia narrativa e la arricchisce di sequenze memorabili che diventeranno rapidamente un modello per i western.

 


Trailer originale  del film

 

 

Partita da Tonto con la scorta dell’esercito, la diligenza a sei cavalli guidata da Buck e Curley con i suoi sette passeggeri non incontra ostacoli nella sua corsa, ma alle tappe previste la presenza degli Apache sul sentiero di guerra si fa sentire, perché dopo la prima tappa i soldati devono cambiare rotta, poi alcuni malintenzionati rubano la nuova squadra di cavalli, e Lucy mette al mondo il suo bimbo proprio durante una sosta. Nel frattempo Ringo, che non sa o non si cura del mestiere di Dallas, si è innamorato della donna e le chiede di sposarlo.

Naturalmente, quando Lordsburg è quasi in vista, arrivano gli Apache, di cui non ci viene neppure spiegato perché aggrediscano la diligenza; sono semplicemente i “cattivi indiani”, secondo la tradizione di quel tempo, tanto che a malapena ne vediamo alcuni volti. Lo scontro a velocità sostenuta tra gli indiani armati di frecce e fucili e gli uomini della diligenza è impari, ma viene risolto con l’arrivo della cavalleria che in pochi istanti disperde l’orda degli Apache.

Solo Hatfield è morto, il rappresentante è ferito, il banchiere viene arrestato appena entrato a Lordsburg, Lucy ringrazia Dallas per esserle stata vicino, il dottore e gli altri brindano, mentre Ringo – che ha salvato tre proiettili del suo fucile dentro il cappello – si incammina verso lo scontro con chi in realtà gli ha ucciso padre e fratello, i tre fratelli Plummer.

Il duello vero e proprio in realtà è brevissimo, preceduto da una sequenza memorabile in chiaroscuro: Ringo che cammina verso i suoi nemici per poi gettarsi a terra imbracciando il fucile.

Giustizia è fatta, e non manca il lieto fine, con la fuga dei due innamorati - il cowboy fuggito di prigione e la prostituta cacciata dal paese -, una fuga architettata dal Marshal e dal dottore addirittura contro la volontà di Ringo che si era consegnato all’uomo di legge.

Stagecoach ha segnato il destino del genere western, da allora elevato a cinema di classe, e di Ford e Wayne, da allora considerati grandi protagonisti di Hollywood. La loro amicizia e collaborazione in altri 20 film dopo Stagecoach, porterà altri frutti memorabili nella storia del cinema.

 

Nota

In Italia, il nostro incredibile provincialismo riuscì a pasticciare enormemente sulla traduzione, sul doppiaggio e anche sui nomi dei personaggi di Stagecoach; a tutt’oggi la versione italiana che si può vedere on line o su DVD è appesantita da dialoghi incongruenti e banalizzati, oltre che da un doppiaggio poco fedele alle voci originali. Al contrario, se la pessima abitudine di cambiare i nomi, come il Marshal Curly Wilcox che diventa lo Sceriffo Charlie Wilcox e il banchiere Elisworth Gatewood che diventa Raffaello (sic!) Gatewood può avere qui scarso rilievo, l’invenzione del titolo Ombre Rosse, per evitare il più corretto ma banale La Diligenza, ha avuto una tale fortuna nella nostra tradizione culturale che può essere vista - alla fine - come l'unico cambiamento positivo.

Non va poi taciuto della “damnatio memoriae” che i due pilastri del film, il regista John Ford e il protagonista John Wayne, hanno ricevuto dalla nostra pseudo-critica progressista, che ha voluto trovare nelle loro posizioni politiche spesso reazionarie un limite delle qualità artistiche. Razzista Ford e guerrafondaio Wayne, una coppia da dimenticare secondo questa parzialissima visione. Ora, al di là del fatto che l’accusa è per entrambi molto discutibile, mi sembra che se dovessimo stare a questi pregiudizi, una grande quantità di romanzi, film, poesie, pezzi di teatro e opere d’arte dovrebbe essere dimenticata. E dovrebbe ad esempio cadere in disgrazia un grande attore molto simile a Wayne, Clint Eastwood, che un destino simile in realtà lo ha subito ai tempi dell’ispettore Callahan.

  

 

 

 

 

 

 

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