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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Ivan e i cani, andato in scena al TeatroBasilica di Roma. è tratto dal testo della drammaturga inglese Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani. Diretto, musicato e interpretato dalla poliedrica Federica Rosellini, lo spettacolo è tutto incentrato sulla storia vera di Ivan Mishukov, un bambino di quattro anni, che nella poverissima Russia post-sovietica di Boris Eltsin, scappa da casa per sfuggire alla violenza del patrigno perennemente ubriaco che, oltre a picchiare sua madre, lo maltrattava brutalmente.
Il piccolo si infila un cappotto troppo grande per lui, si mette in tasca due pacchetti di patatine e affronta da solo i pericoli di una Mosca gelida e martoriata da una povertà senza precedenti. In giro circolano uomini ridotti allo stremo, delinquenti di ogni genere e altri bambini cacciati di casa dai genitori per liberarsi di una bocca in più da sfamare.


L’io narrante è Ivan da grande che ricorda ogni minimo dettaglio delle sue sofferenze, il gelo, la paura, la fame, e la sua ricerca disperata di cose da mangiare dentro i cassonetti della spazzatura posti poco fuori dalle fabbriche.
Fortunatamente il bambino viene, salvato, accudito e protetto da una muta di cani randagi (Belka, Vano, Strelka, Ruslan e Kugya) che lo lasciano entrare nella loro tana. Insieme formano una famiglia interspecie, sottolineando come la lealtà e la gerarchia animale abbia offerto al bambino quell’amore negatogli dagli umani.
La stimatissima Federica Rosellini trasforma lo spettacolo in un ricco a solo performativo in cui accompagna la narrazione suonando strumenti digitali assemblati sulla scena essenziale di Paola Villani. Lo spazio nero è attraversato per lungo da un enorme tubo al neon. Fasci di luce bluastri e violacei illuminano il suo volto e tutto il suo apparato sonoro elettrico.
Non si presenta in scena come attrice ma come una specie di dj rigorosa alle prese con diversi strumenti digitali. Tutta presa a gestire una consolle di sintetizzatori, cavi e una loop station, rischia di penalizzare la parte narrativa che, a volte, risulta un po’ troppo descrittiva. La Rosellini incarna l’io parlante ma, a tratti, espone il testo con un certo distacco narrativo che non scava nell’urgenza del personaggio. Il dramma del piccolo Ivan, tuttavia, non viene privato della sua carica umana e della forza tragica che risucchia la sua infanzia infelice nel vortice impietoso che mise a dura prova tantissimi bambini scacciati di casa e sbattuti in squallidi orfanatrofi.
Ci sono tuttavia momenti in cui lo spettacolo incanta lo spettatore, soprattutto quando la Rosellini evoca le emozioni e le paure di Ivan attraverso un perfetto rituale sonoro. Una batteria elettrica, un synth , una tastiera MIDI e un kazoo elettrico sono più che sufficienti per dar vita all’immaginario di un bambino in costante pericolo. Catturate da un loop, le parole vengono ripetute fino a diventare un mantra che fa rivivere i traumi di Ivan. La voce della Rosellini sfuma dal ringhio all’ululato, scivola dal respiro affannato a un canto che si trasforma piano piano in una nenia funebre e di rinascita al tempo stesso.
La sua arte incolla i pezzi di una vita frantumata con estrema cura e precisione, ma la sua voce non ha la forza o, forse, la volontà di denunciare aspramente gli orrori umani che, soprattutto oggi, mietono vittime innocenti.
Lo spettacolo è comunque di livello e viene salutato da uno scroscio crescente di applausi.
Scheda tecnica
Ivan e i cani di Hattie Naylor; performer, sound design e regia Federica Rosellini.
Traduzione di Monica Capuani; voce registrata in russo Laura Pasut Rosellini; light design Simona Gallo; scenografia Paola Villani; costumi Simona D’Amico; aiuto regia Elvira Berarducci;; Management Vittorio Stasi; produzione Cardellino srl; si ringrazia Trac centro di residenza teatrale/ Factory compagnia; diritti di rappresentazione a cura dell’ Agenzia Danesi Tolnay; direzione generale Maria Laura Rondanini.
Visto al TeatroBasilica di Roma il 17 aprile 2026.
Foto di scena di Luca del Pia e di Giovanni William Palmisano.