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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Spettacolo ipnotizzante e mutevole nel tempo, Autobiografie di ignoti ovvero Barnum ha trovato nel raccolto spazio scenico del Teatro Basilica il posto ideale per svelare la tecnica recitativa di Elena Bucci e i significati più reconditi di questa singolare esperienza teatrale.
Diciamolo subito, non esiste testo scritto che faciliti il percorso performativo, ma uno scrigno di appunti su frasi dette da sconosciuti, frammenti di chiacchierate con persone incontrate per caso, citazioni da Fernando Pessoa e da Virginia Woolf o ricordi dell’attrice della sua cara Romagna che mettono insieme un ampio memoriale di vita trascorsa.
Gli spettacoli sono sempre diversi perché scaturiscono da uno studio sull’improvvisazione, che si fa poesia, canto e gesto fisico. Si ha l’impressione che l’attrice sia abitata dalle sue memorie e che non si limiti a raccontarle ma che dia loro vita attraverso un uso sapiente della voce e della gestualità.
Ogni nuova esperienza vissuta può mutare la percezione di ciò che ha vissuto in precedenza, e quindi gli spettacoli crescono nel tempo. La scelta varia in relazione allo spazio scenico di cui si dispone e dal tipo di pubblico. Lo spettacolo è un progetto aperto.
La scena riproduce sempre un bar notturno senza tempo, un luogo di transito dove appaiono ignoti, profughi o naufraghi dall’Occidente. Lo spettacolo al Basilica è un viaggio tra memorie letterarie dove i nomi sfumano spesso in archetipi o figure della vita dell’autrice. C’è Ferdinando Pessoa, con cappello e quaderno nero in mano, che ha rinunciato a vivere per osservare tutte le vita dai caffè del mondo. Insieme a lui, c’è Virginia Woolf che ispira la fragilità del tempo e dell’identità. C’è Beo che propone di tornare alla cooperazione solidale ricostruendo un vecchio cinema di provincia, simbolo di una cultura che prova a resistere. E gli ignoti della sua terra d’origine e i naufraghi della cultura occidentale in declino che entrano e bevono, tacciono o ridono, rappresentando un mondo che sembra svanire.


Tutti diventano visibili attraverso la singolare tecnica recitativa di Elena Bucci che condivide lo spazio scenico con Fabrizio Puglisi al pianoforte.
Grazie alla sua recitazione fisica, l’attrice evoca i personaggi con semplici gesti. L’aggiustarsi il bavero o il cappello evoca Pessoa. Con lo sguardo fisso nel vuoto nel bicchiere crea lo spazio del bar notturno. Con i movimenti degli occhi, l’attrice guarda gli avventori, costringendo il pubblico a vederli seduti ai loro tavoli. Gesti lenti, ripetuti, quasi sacrali trasformano il rito del caffè nel simbolo dell’attesa o della solitudine degli avventori. Le sue mani parlanti si muovono spesso come sfogliassero pagine invisibili o cercassero qualcosa nell’aria; questo è il gesto della scrittura e della memoria che cerca di afferrare ricordi destinare a sparire (tipico dell’ispirazione della Woolf). E poi quel passaggio dal parlato al canto, quei gesti vocali che servono a dar corpo a personaggi invisibili. La scrittura della Bucci tiene conto delle pause e dei respiri Se un personaggio è agitato le frasi si accorciano; se è malinconico, le parole si allungano
Il bar con le sue lampade abbassate sui tavolini, crea luci e ombre nel circo della vita dove gli avventori fanno salti mortali per restituire agli spettatori frammenti del loro vissuto. Ne viene fuori un mosaico necessario per tracciare le crisi del presente.
La musica dal vivo di Fabrizio Puglisi è parte integrante del racconto. Spesso è un accordo di pianoforte a dettare la prossima battuta o a suggerire il cambio di personaggio.
A volte canzoni registrate di Nada e di Claudio Baglioni azzittiscono il pianoforte per sottolineare con ironia la fragilità di un personaggio. Piccolo grande amore può diventare lo strumento per raccontare un amore perduto, ad esempio. Ma, soprattutto, il canzoniere della Bucci sollecita la memoria collettiva del pubblico che viene invitato a partecipare più attivamente a questa intensa esperienza teatrale.
Non è necessario parlare della maestria attoriale di Elena Bucci, ma non si può non dire che il suo Barnum sia un capolavoro assoluto.
Scheda tecnica
Autobiografie di ignoti ovvero Barnum, testo, regia e interpretazione Elena Bucci. Pianoforte Fabrizio Puglisi; cura del suono, registrazioni e live elettronici Raffaele Bassetti; inserti musicali Andrea Agostini; luci Loredana Oddone; lampade Claudio Balestracci; scene e costumi Nomadea e Marta Benni; assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri, Foto di scena Piero Casadei.
Visto al Teatro Basilica di Roma il 14 marzo 2026.