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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Lascia senza fiato l’essenzialità ritmica e ad alto volume dell’adattamento de Le Serve di Jean Genet, scritto e diretto da Veronica Cruciani. Per non parlare della violenza estrema che caratterizza il legame tossico tra le due sorelle a sevizio di Madame. La traduzione di Monica Capuani riveste il testo modello di un’orecchiabile contemporaneità e i tagli della regista eliminano ripetizioni che ostacolino la messa a fuoco diretta del complesso rapporto di odio e amore che lega le due serve alla sofisticata Madame che le comanda. Va inoltre detto che la riscrittura scenica sia un tutt’uno con l’impianto registico della Cruciani che da tempo persegue un’idea di regia autoriale che qui si realizza a tutto tondo.
Le serve, del resto, è un dramma fortemente metateatrale con i suoi ripetuti spettacoli interni in cui le due sorelle recitano a turno la parte di Madame e quella di se stesse.

Alcune frasi chiave del testo vengono proiettate in scena e alcuni appunti di regia vengono letti dalle serve, che non si fanno certo scrupoli a uscire e rientrare nei loro personaggi.
All’inizio dello spettacolo le bravissime Matilde Vigna, che interpreta Solange, e Beatrice Vecchioni, che impersona Claire, si fanno largo tra i numerosi flycase che occupano la scena, salutano e ringraziano gli spettatori per essere venuti a teatro, si spogliano e infilano i loro costumi a commedia già avviata. Claire, che indossa autoreggenti nere molto sexy, si trucca da Madame, seduta a una toeletta che ricorda molto da vicino un camerino teatrale. Solange, al contempo, si mette la sua divisa azzurrina da serva e traffica con i suoi guanti di plastica da lavoro. Claire la rimprovera aspramente e Solange, dopo essersi scusata, si prostra ai suoi piedi. Subito dopo invertono le parti e le loro scenate rabbiose e irruente continuano fino alla fine.
Non tollerano il loro stato di sudditanza, detestano e allo stesso tempo amano Madame della quale vorrebbero possedere il potere e i privilegi. Tuttavia il loro teatrino ossessivo non è un atto di protesta sociale ma una cerimonia rituale che le fa evadere a turno nel sogno della finzione teatrale.
Per la parte di Madame Cruciani sceglie Eva Robin’s per potenziare i temi originali di Genet (identità, finzione e artificio). L’identità fluida dell’attrice sottolinea che la femminilità di Madame non è naturale, ma è una costruzione estetica, un travestimento continuo fatto di abiti, trucco e gioielli. Per Claire e Solange, Madame è un idolo da abbattere ma anche da imitare. La natura androgina e iconica della Robin’s rende questa attrazione ancora più ambigua: le serve non ambiscono soltanto a essere come lei, ma desiderano fortemente la sua capacità di trasformarsi e di dominare lo sguardo altrui.
Genet originariamente avrebbe voluto che i ruoli femminili fossero interpretati da uomini per svelare l’inganno del teatro. Inserendo Eva Robin’s, la Cruciani recupera questa intuizione, rendendo il confine tra essere e apparire estremamente sottile.


Gli elementi scenografici vengono rivelati in corso d’opera da Claire e Solange che li liberano dalla custodia dei flycase che ne hanno permesso il trasporto in teatro. Da quello centrale emerge un letto matrimoniale, da quelli verticali, posti sullo sfondo, si svelano gli armadi stracolmi di abiti eleganti, quelli più piccoli in avanscena contengono tanti vasi di fiori bianchi o bluastri che vengono posti ai lati del letto. La stanza di Madame appare come un luogo claustrofobico e tutti quei fiori dai colori smunti sono presaghi di morte.
Madame entra in scena seduta su una specie di catafalco teatrale sospinto dalle due sorelle. Autorevole e apparentemente sicura di sé, Madame si mostra meno tirannica di quanto si potesse pensare e offre alle serve abiti e accessori in regalo.
Nel frattempo, Solange ha fatto arrestare il suo amante attraverso lettere false e le due intendono ucciderla facendole bere una tisana avvelenata. Il piano fallisce perché, venendo a sapere della scarcerazione del suo uomo, Madame si precipita fuori di casa per raggiungerlo. Claire con indosso un abito bianco decorato con paillettes, beve la tisana al suo posto per uccidere la Madame che vive in lei quando ne recita la parte. In questo modo libera Solange dal suo ruolo di serva.

In preda al delirio, Solange immagina il funerale di Claire al quale parteciperanno tanti camerieri e altrettanti servitori. La protesta sociale o la lotta di classe non hanno più ragione di esistere soprattutto nel nostro tempo presente.
La regia di Veronica Cruciani alza il volume degli insulti che vengono lanciati da personaggio a personaggio. Le sue serve usano spesso una violenza verbale che amplifica la loro frustrazione e la loro aggressività repressa. L’inserimento di musica rock/metal svolge una funzione di forte rottura che sembra voler evidenziare la tensione psicologica delle due domestiche e la disumanità della loro condizione. Inoltre la musica di forte impatto sonoro stacca l’opera dalla sua ambientazione d’epoca, proiettandola in una dimensione contemporanea. In questo modo, il teatro nel teatro conserva la sua natura rituale ma perde quel senso da sacralità voluta da Genet.
La struttura dello spettacolo rimane perfetta e curata nei minimi particolari e l’alto livello attoriale scatena scrosci di meritati applausi.
[Foto di scena Laila Pozzo]
Scheda tecnica
Le serve di Jean Genet, adattamento e regia di Veronica Cruciani; traduzione di Monica Capuani;
con Eva Robin’s, Beatrice Vecchioni e Matilde Vigna;
scene Paola Villani; costumi Erika Carretta; drammaturgia sonora John Cascone; disegno luci Théo Longuemare; movement coach Marta Ciappina; assistente alla regia Ilaria Costa; produzione CMC-Nidodiragno/ Emilia Romagna Teatro ERT- Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano; scenotecnica Officine Contesto/sarto Lucio Imperio. Foto di scena Laila Pozzo.
Visto allo Spazio Diamante di Roma il 14 marzo 2026.