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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Misura per misura, per la regia di Giacomo Bisordi



Spettacolo originale, dinamico e, per certi versi, sconcertante il Misura per misura andato in scena in questi giorni al Teatro Argentina. Si tratta di un adattamento che si sofferma sui nodi essenziali del dramma shakespeariano e che utilizza ben quattro lingue per caratterizzare i personaggi. Forse anche per rendere più globale la denuncia al potere, al modo contraddittorio di applicare le leggi da parte di chi quel potere lo detiene, al contrasto tra etica e politica e tra desiderio e dovere. La sessualità postribolare è raccontata dalla struttura stessa della pièce diretta da una Madama Strafotta rumena e dai nudi in scena. Rispetto al testo originale, l’adattamento appare meno problematico, perché non costringe il pubblico a confrontarsi con i dilemmi morali ed esistenziali più profondi.

All’inizio viene proiettato su una specie di sipario bianco il video che ritrae una prostituta italo-rumena che lavora in un bordello e che decide di mettere in scena Misura per Misura diventando la voce narrante dello spettacolo. La trovata registica di inserire altri video, compreso l’ultimo con i titoli di coda, non convince perché non si integra bene con l’azione teatrale e distrae l’attenzione del pubblico. Di certo vuole dare allo spettacolo un assetto documentaristico e vuole spostare il punto di vista dalla parte di chi vive la prostituzione sulla propria carne. La regia di Bisordi mira soprattutto a sbugiardare la superiorità morale degli esseri umani, sbattendo in faccia agli spettatori la sua natura istintuale. Scelta che si può condividere, ma che in parte riduce l’ambiguità del testo modello dove i personaggi principali sono divisi tra dovere e desiderio e dove la relatività della legge e della giustizia viene sottolineata in modo più esplicito.

L’azione scenica vera e propria si apre con il Duca (Dimitri Galli Rohl) che decide di ritirarsi temporaneamente dalla sua posizione di comando per la sua eccessiva permissività che ha trasformato la sua Vienna in una specie di bordello, dove la prostituzione imperversa moltiplicando figli illegittimi e malattie infettive. Nomina come suo vicario Angelo (Arne De Temerie) un fiammingo tutto d’un pezzo che parla tedesco, la lingua del potere inflessibile. In questo spettacolo poliglotta, l’italiano è la lingua del peccato quotidiano, il rumeno è la lingua della lascivia e l’inglese è la lingua intermedia che serve ai personaggi per rivolgersi ad Angelo.

Il vicario si dà un gran da fare per tagliare la testa a quelli che praticano sesso prima del matrimonio e condanna Claudio (Edoardo Raiola) per aver messo incinta la sua donna. La galera è rappresentata attraverso quattro o cinque bagni chimici da cantiere edile dove stanno richiusi i peccatori Claudio, Lucio (Francesco Russo) e altri. Tutti nudi i prigionieri fanno una gran caciara, scherzano, imprecano e chiedono la grazia. Soprattutto Claudio che sa che sua sorella Isabella (Vanda Colecchia), novizia in procinto di prendere i voti, sta perorando la sua causa con Angelo.

La scena dell’incontro tra potere politico e pura spiritualità è centrale e molto ben recitata. La novizia è timida e ogni sua frase suona come un atto di virtù. Lentamente Angelo si esprime in modo meno severo fino a prometterle la scarcerazione di Claudio in cambio di un incontro intimo.



Ci pensa il Duca travestito da frate a sistemare le cose. In un testo metateatrale sin dall’inizio, si aggiunge un nuovo regista. Il duca dice cosa fare a tutti i personaggi e suggerisce loro le battute. Convince Isabella di far finta di accettare la proposta sconcia e spedisce nel letto di Antonio la sua prima fidanzata Mariana (Irene Mantova), che accetta di buon grado.

Buona parte del IV e V atto vengono tagliati. Quel che resta conduce velocemente al finale da commedia. Claudio sposa la sua Giulietta, Angelo sposa a malincuore Mariana, ma il duca non chiede Isabella in sposa. Dopo la sua arringa in una assemblea pubblica in cui accusa Angelo, e con lui tutti gli uomini, di non ascoltare mai i bisogni delle donne e di condannarle a una intollerabile sudditanza nei loro confronti, Isabella chiude lo spettacolo mettendosi a ballare come una pazza. Più moderno di così?

Shakespeare parla a tutti e ogni periodo storico ne trae quello che ritiene più opportuno per rappresentare il suo oggi. Ed è giusto così perché l’arte teatrale scaturisce spesso da opere del passato, quelle grandi e universali.




[Foto di scena di Manuela Giusto]

 

 

Scheda tecnica

Misura per misura di William Shakespeare.
Traduzione e riduzione di Chiara Lagani. Regia di Giacomo Bisordi.
Con : Dimitri Galli Rohl, Arne De Tremerie, Vanda Colecchia, Edoardo Raiola, Michele Lisi, Francesco Russo, Irene Mantova, in video Miruna Cuc.
Scene e luci di Marco Giusti. Costumi e assistente alle scene Dario Felli, Video di Lorenzo Bruni. Regista assistente Paolo Costantini. Suono Dario Felli. Consulenza drammaturgica di Theodora Patiti National Theatre of Greece. Responsabile tecnico Sandro Pasquini. Direttore di scena Federico Mocerino. Macchinista Ermanno Pischedda. Elettricista Danilo Quattrociocchi. Fonico Fabrizio Pane. Tecnico video Emanuele Quintili. Sarta Loredana Spadoni. Realizzazione scene Laboratorio scenotecnico del Teatro di Roma. Viceresponsabile Tecnico macchinisti costruttori Marcello Alello. Responsabile di produzione Carolina Pisegna. Amministratrice di compagnia Monica Maffei. Produzione Teatro di Roma-Teatro Nazionale. In collaborazione con Centro Teatrale Santacristina.

Foto di scena di Manuela Giusto.

Visto al Teatro Argentina il 10/12/2025.

 

 

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