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il 23 ottobre 2007.
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Andato in scena al Teatro Argot Studio in anteprima assoluta, Baby Reindeer dell’attore comico e drammaturgo scozzese Richard Gadd è un One man show, in parte autobiografico, incentrato sul rapporto del suo autore con una stalker. Venne presentato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2019, dove ha ricevuto il prestigioso Scotsman Fringe First Award. Più tardi, nel 2024 venne trasformato in una serie in sette episodi disponibile in streaming su Netflix. Questo è stato reso possibile dalla natura torrenziale del monologo teatrale che riassume tre anni di vita dell’autore in poco più di un‘ora, tempo massimo di durata degli spettacoli imposto a tutti i partecipanti del Fringe Festival.
La versione italiana, tradotta da Massimiliano Farau, concede qualche minuto in più all’energico e spontaneo Francesco Mandelli, capace di dar vita a un personaggio semplice, diretto e schietto ma, al contempo complesso e imperscrutabile.
La scenografia di Francesco Ghisu si compone di un parallelepipedo illuminato da fredde luci al neon ai lati e agli angoli. A destra, l’insegna di un pub di Londra, quella di una stazione di polizia, a sinistra. Sul fondo uno schermo dove vengono proiettate tre interviste ad amici e familiari e le e-mail piene di errori ortografici inviate a Donny da Martha, la sua stalker. Sembra gliene mandasse 84 al giorno.
Mentre il pubblico si accomoda in sala, Donny se ne sta appollaiato su uno sgabello al centro del parallelepipedo con il cellulare in mano. La memoria è piena di messaggi vocali di Martha, pronunciati dalla voce di Barbara Ronchi. Il primo che sentiamo è volgare e aggressivo e Donny confessa di essersi sentito umiliato e messo alle strette dai suoi messaggi. Poi scende dallo sgabello e comincia a raccontare la storia dall’inizio. “Mi ha fatto pena” e avvicinandosi al pub recita le loro primissime battute. Le chiede se vuole qualcosa e lei risponde di non poterselo permettere. Ciononostante, gli vuol far credere di essere un grande avvocato e di possedere case di lusso un po’ ovunque. Una donna sui quarantacinque anni, bella pienotta e sudata sulla fronte. Da quel momento la stalker avrebbe trascorso le sue giornate al pub, e lo avrebbe perseguitato con e-mail e SMS. Un amico compare sul video e lo avverte di stare alla larga da quella donna, ma Donny non riesce a liberarsi di lei. La sua donna, Terry, è un trans con tanto di pene e, tanto per non farsi mancare niente, Donny, aveva subito un abuso da parte di un omosessuale quando era più giovane. Donny è una persona irrisolta e non solo sul fronte del sesso. Attore in erba, sbarca il lunario al pub e ogni tanto fa spettacolini di cabaret di poco conto. Martha è un ulteriore problema che si aggiunge a tanti altri. La loro è una storia di solitudini e di abusi subiti in passato che hanno profondamente influenzato la loro personalità e il loro comportamento.

La persecuzione è ossessiva, fatta di scenate di gelosia, di irruzioni ai suoi spettacoli, di minacce, di accuse e ritorsioni. Martha vuole mettersi insieme alla sua vittima che ovviamente non vuole ma che, allo stesso tempo, sta al suo gioco. Certo, Martha sa essere anche dolce con Donny e piccola renna è il soprannome che usa per chiamarlo.
Quando, dopo circa tre anni, va a denunciarla, i poliziotti gli chiedono come mai si sia deciso così tardi a volersi liberare di lei. Il fatto che a essere vittima di stalking sia un uomo li disorienta e li rende un po’ increduli. Impongono a Donny di controllare tutte le lettere e di riascoltare tutti i messaggi vocali per trovare una prova di reato. Procedura assurda che la dice lunga sui pregiudizi che ancora strozzano la libertà degli individui. Sebbene riceva un’ordinanza restrittiva, Martha continua a chiamare Donny da altri cellulari. Ma poi sparisce dalla sua vita.
Lo spettacolo non ha un finale forse perché il fenomeno dei rapporti delle solitudini ingannate dalla comunicazione virtuale diventerà sempre più macroscopico. Frangipane sottolinea in modo particolare l’effetto disumanizzante dei rapporti telematici, mostrando ripetutamente sullo schermo frontale gli infiniti messaggi di Martha che vengono letti da una voce fuori scena. Si sentono perfino i rumori provocati dalla battitura. La regia, per il resto, mantiene un ritmo abbastanza sostenuto confidando sulle sconcertanti abilità interpretative di Francesco Mandelli. La varietà del linguaggio mimico facciale e gestuale, i cambiamenti di registri vocali mettono in rilievo tutta la complicatezza del personaggio.
Spettacolo pregevole che spinge il pubblico a porsi tante domande.
Scheda tecnica
Baby Reindeer-Piccola renna, di Richard Gadd con Francesco Mandelli.
Regia: Francesco Frangipane, traduzione di Massimiliano Farau, scenografia: Francesco Ghisu, disegno luci: Giuseppe Filipponio, costumi: Eleonora Di Marco, aiuto regia: Antonio Nicita, musiche originali dei BIRAMBO- Angelini/Rondanini/Lazzarotti con Tenshi e Andrea Pesce, la voce di Martha è di Barbara Ronchi, e con l’amichevole partecipazione di Luigi Diberti, Arcangelo Iannace, Michela Martini, Fabrizia Sacchia, Omar Sandrini e Silvia Siravo, una produzione Argot Produzioni. Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Nidodiragno/CMC produzioni.
Foto di scena di Manuela Giusto.
Visto al Teatro Argot Studio il 30 novembre 2025.