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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Fringe, cento episodi fuori dall'ordinario


Fringe
, serie di fantascienza andata in onda dal 2008 al 2013 e tuttora disponibile in streaming, è il terzo grande sceneggiato televisivo ideato da J. J. Abrams, regista e produttore, una tra le star cinematografiche di maggior successo di Hollywood (ha in seguito diretto tra l’altro un Mission Impossible e due Star Wars). Prima di Fringe Abrams aveva ideato Alias (2001-2006), cinque stagioni mescolate tra spionaggio internazionale e improbabili invenzioni del XVI secolo, e Lost (2004-2010), sei stagioni che rivisitavano la mitologia antica a partire da un disastro aereo su un’isola sperduta.

Alias e Lost ottennero un grande successo di critica e di pubblico, mentre le cinque stagioni di Fringe conquistarono sì un notevole seguito di fedeli appassionati, ma anche un lento declino di spettatori totali, al punto che la quinta stagione riuscì a salvarsi dai tagli della produzione solo con una brusca diminuzione del numero degli episodi. Eppure, delle tre, Fringe è a mio parere la serie più notevole e più interessante, e una delle migliori in assoluto. Non a caso in moltissimi film e sceneggiati di fantascienza successivi (tra cui il recente Dark Matter) è possibile trovare elementi, idee, personaggi, situazioni di chiarissima “matrice Fringe”. E naturalmente la serie stessa era ampiamente debitrice a molta letteratura e a molto cinema di fantascienza.



Il termine inglese Fringe significa strano, diverso, e anche estremo, di confine: qualcosa di anomalo, non catalogabile. I protagonisti della serie sono tre, ma Walter Bishop (interpretato magistralmente e memorabilmente da John Noble), uno scienziato “pazzo” proprio come vuole la tradizione ma anche un genio assoluto in tutti i campi dello scibile, è in definitiva il motore e l’anima di tutte le vicende. Con lui, sicuramente più presenti ma non più importanti, sono suo figlio Peter Bishop (Joshua Jackson), una sorta di avventuriero poi aggregato all’FBI, e l’agente speciale dell’FBI Olivia Dunham (Anna Torv). I tre vengono reclutati nella Fringe Section guidata da Philip Broyles, interpretato dal compianto e bravissimo Lance Reddick, che si occupa da tempo di fenomeni incomprensibili forse collegati tra loro.

La trama di Fringe è incredibilmente complicata e si dirama in molti rivoli, tra cui alcuni episodi che possono anche essere visti da soli per la loro compiutezza, ma che fanno sempre parte di una storia più ampia.

L’idea portante, che determina e impregna tutto ciò che vediamo, è l’esistenza di mondi paralleli, leggermente diversi tra loro per alcuni elementi che hanno determinato possibilità diverse; i mondi o universi paralleli sono naturalmente infiniti, ma in Fringe ne seguiamo solo due, che a un certo punto corrono il rischio di mescolarsi e di distruggersi a vicenda.

Il contatto tra due universi paralleli è un topos ricorrente nelle storie di fantascienza: ricordo ad esempio un bel racconto di H. Beam Piper, He walked around the horses, in cui un personaggio dei tempi di Napoleone viene sbalzato in un universo parallelo in cui Napoleone è soltanto un qualunque generale dell’esercito francese, e anche diversi episodi della straordinaria Twilight Zone in televisione. Più frequenti ancora gli universi determinati da eventi specifici, ai quali sono costretti a riferirsi: si pensi alle successive varianti del romanzo The Door into Summer di Robert Heinlein e del film di Robert Zemeckis Back to the Future!, laddove il verificarsi o meno di un’azione conferma o annulla un’intera realtà possibile.

In Fringe, veniamo a sapere dopo alcune puntate che il professor Walter Bishop aveva costruito un visore in grado di inquadrare dal vivo l’universo confinante, in gran parte uguale al suo ma con significative differenze. A quel tempo, Peter bambino era malato in fin di vita, ma il nostro professore scopre che l’altro se stesso ha trovato il modo di curare il “suo” Peter e lo ha salvato.


Olivia Dunham e Peter Bishop


William Bell e Walter Bishop

 

L’episodio è alla base di tutta l’incredibile vicenda di Fringe, perché – morto il suo piccolo Peter - il nostro Walter entra nel vicino universo e rapisce il Peter guarito; ma nel tornare nel proprio universo Walter, e con lui il secondo Peter, cade nell’acqua gelida di un lago e viene tratto in salvo da un misterioso personaggio dotato di forza sovrumana. Si tratta, come sanno i cultori della fantascienza classica, di un’interferenza gravissima, in grado di modificare le realtà di entrambi gli universi.

E infatti da quell’episodio in poi i due universi entrano in rotta di collisione. Si aggiunga l’attività di un gruppo di misteriosi mutaforma, in grado di assumere sembianze altrui, e l’inquietante presenza dei misteriosi Observer (chi siano gli Observer verrà spiegato molto più avanti), uno dei quali era il salvatore di Walter e Peter.

Se la causa di tutto è il rapimento di Peter per mano di Walter, il personaggio di Peter è a sua volta un perno della storia, perché vive in un universo che non è il suo; e anche Olivia ha un passato particolare, perché fu vittima da bambina di esperimenti cerebrali condotti proprio da Walter e dal suo sodale William Bell. Le figure di Peter e Olivia sono quindi in grado di chiarire alcuni misteri del passato e condizionare il futuro. Come prevedibile, i due diventano anche una coppia.

William Bell, presente di persona per poco tempo in pochi episodi ma onnipresente nella testa di Walter, è interpretato dal celebre dottor Spock, il carismatico Leonard Nimoy. Introvabile, in realtà Bell ha scelto di vivere nell’altro universo, nel quale è entrato con mezzi diversi, un universo dove Walter è addirittura ministro della Difesa e lotta per evitare l’intrusione del primo universo.

Come detto, la trama è complessa e ricca di variazioni (e anche di non poche contraddizioni) e non mi sembra possibile riassumerla. Di fatto, come accade anche in Alias e in Lost, si può ragionevolmente immaginare che gli autori abbiano lanciato sistematicamente nuovi temi e nuove situazioni per il gusto di complicare e rendere più avvincente la trama, lasciando in sospeso la spiegazione dei fatti. E se scrivo “in sospeso” in realtà sono quasi sicuro che alcune spiegazioni siano state fornite a posteriori, e diverse altre non siano affatto spiegabili. La complicazione più insidiosa è legata al clamoroso episodio della scomparsa fisica di Peter e la sua cancellazione – operata dagli Observer - dal passato di quel mondo; quando Peter incredibilmente riappare, oltrepassando quindi la volontà dei suoi avversari, la sua progressiva re-integrazione in un mondo che non lo riconosceva (compresi suo padre e Olivia) non è perfettamente risolta dagli sceneggiatori.

Noi spettatori dobbiamo quindi a volte cavarcela con la fantasia, ma gli argomenti principali risultano comunque chiari ed è una notevole qualità di Fringe che le incongruenze risultino tollerabili. 


L'Observer più importante, di nome September

Nelle cento puntate totali, in cinque anni, Fringe ha presentato decine di “trovate”, ovvero di temi fantastici più o meno originali, e riassumerli è difficile. Sicuramente, un dato accomuna molte delle ricerche dei due scienziati Bishop e Bell, ovvero l’uso di strumenti cerebrali, come telepatie, droghe, ipnosi, per coadiuvare l’azione degli strumenti scientifici. Si ricorderà che anche in Alias e Lost sussistono queste tematiche, forti di una lunga e importante tradizione nei romanzi di fantascienza. E infatti, le situazioni in cui si imbatte la Fringe Section sono spesso decifrabili solo grazie alle esperienze e ricerche “psichedeliche” di Walter.

Gli esempi non mancano, a cominciare dalla prima stagione: un assassino che preleva gli ormoni ipofisari dalle sue vittime per evitare un precoce invecchiamento, un impiegato che vede il futuro grazie a un composto metallico inserito nel cervello, un ragazzo che emana impulsi elettromagnetici, un virus che diventa gigantesco, un programma per computer che manda in trance il suo utilizzatore, l’uso di una vasca sensoriale per comunicare con i morti …

I protagonisti già citati, cui vanno aggiunti gli agenti FBI Astrid Farnswort. Charlie Francis e in seguito Lincoln Lee, sono personaggi sfaccettati e complessi, che nel corso del tempo rivelano, soprattutto a se stessi, caratteristiche nuove, prima nascoste o sommerse. Inoltre, dalla terza stagione in avanti, assumono rilievo anche i loro doppioni nel mondo parallelo; Walter, che di qua è geniale ma smemorato e insicuro (e c’è una ragione anche per questo) dall’altra parte è un cinico scienziato-politico, che vuole a tutti i costi riprendersi Peter e schiacciare il primo universo; viene chiamato Walternate dai nostri eroi. La seconda Olivia, che prende il soprannome di Bolivia o Fauxlivia, è molto più spigliata e disinvolta della “nostra” Olivia e a un certo punto ne prende il posto per ordine di Walternate. Astrid, che di qua è umile e un po’ timida, dall’altra parte diventa una sorta di agente autistica in grado di svolgere calcoli rapidissimi a fini probabilistici. Infine, Lincoln Lee abile agente del secondo universo e innamorato della collega Bolivia, viene ucciso ma “sostituito” dal Lincoln del primo universo, che decide di prenderne il posto.

Fringe si avvale di regie molto corrette e precise nei dettagli, di ottime interpretazioni e di una più che accettabile qualità degli effetti speciali. Come detto, da vedere assolutamente o, nel caso, da rivedere con attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

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