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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Spettacolo necessario per chi cerca qualche assaggio di verità a teatro, Atto di dolore si concentra sul calvario di Leonardo Vitale, il primo pentito di Cosa Nostra in Italia, che ha pagato cara la sua volontà di denunciare i crimini della mafia. Una storia rimasta nell’ombra per troppo tempo. Scritto e magistralmente interpretato da un profondo ed energico Riccardo Lanzarone, che è anche autore del testo, Atto di dolore non si limita a raccontare la storia personale di Leonardo Vitale, ma denuncia un sistema giudiziario che, in questo caso, ha insabbiato pericolose verità.
Messo in scena al Teatro Argot Studio, lo spettacolo separa il piccolo spazio scenico in tre luoghi simbolici dello straziante itinerario interiore di Leonardo Vitale. In fondo, un po’ sulla destra un altare con un crocefisso al centro, due grosse candele ai lati e un aspersorio dorato sul davanti. A destra un barattolo pieno di psicofarmaci, un pappagallo in plastica per urinare e altri oggetti che rimandano al manicomio criminale dove Vitale venne rinchiuso dopo aver confessato i propri reati e dopo aver rivelato i nomi dei più potenti boss mafiosi, l’esistenza di un rito di iniziazione e l’organizzazione interna di Cosa Nostra. A sinistra una specie di banco di scuola che funge da banco degli imputati.
L’interpretazione tormentata, direi quasi viscerale, di Riccardo Lanzarone non permette di classificare Atto di dolore come un semplice esempio di teatro civile ben fatto. Lo spettacolo è un atto di protesta civile che invita il pubblico a leggere una pagina della storia d’Italia alla luce delle sue delle sue zone oscure. Perché nessuno credette alle dichiarazioni di Leonardo Vitale? Perché i quaranta mafiosi da lui denunciati si resero latitanti o furono scarcerati per mancanza di prove?
Lo spettacolo trasmette la violenza dei reati mafiosi e la disperazione di chi, a un certo punto della sua vita, decide di ribellarsi a un sistema criminale protetto dall’omertà, mettendo a rischio la vita dei propri cari.
Si inizia con Vitale inginocchiato davanti all’altare che giura di essere fedele a Cosa Nostra. Rito blasfemo durante il quale il pentito afferma che la Chiesa e Cosa Nostra si assomigliano perché entrambe hanno tanta gente che non conta niente alla base e il loro capo al vertice.


Segue la denuncia alla questura di Palermo (29 marzo 1979) durante la quale Vitale racconta buona parte della sua storia malavitosa. Nato da genitori mafiosi, cresce in un ambiente dominato dalle leggi della violenza e dell’omertà. Lo zio paterno Gianbattista Vitale è a capo della cosca mafiosa di Baida dove, inevitabilmente, Leonardo entra a far parte. Viene costretto a uccidere e si autoaccusa di due omicidi, di tentato omicidio, di estorsione e di altri crimini. Tormentato da una crisi religiosa, Vitale parla in modo coerente e lineare. Non parla per ricevere uno sconto della pena, ma perché ha fame di giustizia. Viene sbattuto in galera e poi in un manicomio criminale dove ingoia farmaci e subisce degli elettroshock. I medici lo bollano con l’etichetta di schizofrenico.
La crescente inquietudine del pentito si manifesta attraverso un uso sempre più incoerente del linguaggio e attraverso gesti inconsulti. Beve la sua urina e si impasticca come un dannato, reclama con rabbiosa insistenza la puttana Jasmine ma poi non riesce a compiere l’atto sessuale.
Riccardo Lanzarone dimostra un grande talento attoriale nel dar voce e nel modulare la gestualità di un uomo che passa gradualmente dallo stato d’animo di un delinquente sinceramente pentito a quello di una vittima dei trattamenti psichiatrici coercitivi largamente utilizzati in quegli anni.
I vari passaggi dell’azione scenica sono chiosati da frasi tratte da lettere scritte alla madre. “Cara mamma le cose vanno un po’ peggio….qui non c’è niente che assomigli a una casa”. Alla fine parla direttamente con Dio, accovacciato sul banco: i suoi occhi brillano di una luce penetrante quando dice di non ricordare la mafia e di essere soltanto uno schizofrenico.
Piccolo capolavoro drammaturgico, grande prova d’attore.
Scheda tecnica
Atto di dolore di e con Riccardo Lanzarone.
Musiche: Valerio Daniele. Scene: Paolo Romanini. Assistente alla regia: Barbara Petti. Produzione Solares Fondazione delle Arti, Teatro delle Briciole.
Col sostegno di Trac Residenze teatrali, Factory Compagnia Transadriatica.
Foto di scena di Kevin Fabbri.
Visto al Teatro Argot Studio l’8/11/2025.