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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Dopo La Scortecata e Pupo di zucchero, Emma Dante conclude con Re Chicchinella la sua trilogia ispirata a Lu cunto de li cunti, una raccolta di cinquanta novelle scritta in napoletano da Giambattista Basile tra il 1634 e il 1636.
In scena al Teatro Argentina di Roma, lo spettacolo rinuncia a qualsiasi orpello scenografico e mira alla creazione di immagini essenziali di rara e geometrica bellezza, grazie all’uso caravaggesco delle luci di Cristian Zucaro, alla tempistica dei movimenti di gruppo degli attori e al ritmo perfettamente scandito di una direzione che interseca diversi linguaggi espressivi.
Regista eclettica che spazia dalla opera lirica al cinema, la Dante ha sviluppato un gusto per la perfetta aderenza tra linguaggio dell’attore e segno visivo, tra movimento danzato e segno musicale. La scelta del napoletano seicentesco antico, condito con buffe espressioni in francese, pone la vicenda lontano nel tempo e conferisce al linguaggio una teatralità da Commedia dell’Arte che trasforma lo spettacolo in una satira beffarda del nostro presente.


La scena è una grande scatola nera e vuota al centro della quale appare sullo sfondo un gruppo compatto di attori in tunica nera e maschere di gallina infilate in testa. Sgranano tutti un rosario mentre avanzano lentamente in scena muovendo la testa a scatti come fanno i polli. Sono preceduti da Re Carlo III D’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giuliano, conte d’Orleans, re d’Albania, principe di Venezia e re titolare di Costantinopoli. Troppi titoli per un re scialacquone che si erge da un gonnellone che è anche suo rifugio e bara. L’immagine ci trascina in una dimensione surreale e grottesca, come la vicenda che ha invalidato Re Chicchinella, interpretato da un grande Carmine Maringola. Tutto dolorante e sfinito, racconta come, di ritorno da una battuta di caccia, sia stato colto da un impellente bisogno di defecare e come, non avendo un panno per pulirsi il deretano, abbia usato le piume di una gallina che credeva morta. Ma la bestiola era viva e vegeta tanto da riuscire a intrufolarsi dentro le viscere del sovrano. Quando il re mangia qualcosa, la gallina espelle un uovo d’oro dal suo sedere procurandogli un dolore insopportabile. Cerca di farsi aiutare da due cerusici a tirare fuori dall’ano la sgradita ospite ma, ogni sforzo si rivela inutile. Il suo male è inguaribile.
La carnalità del dolore è tangibile grazie a all’interpretazione estremamente fisica di Carmine Maringola. La carne pulsa viva nelle contrazioni muscolari e negli sforzi per liberarsi del pennuto. Il re decide di digiunare ma la moglie gelida, la figlia viziatissima e la corte intera si oppongono per brama delle uova d’oro.
Le cortigiane sono tutte belle in carne nelle forme esagerate dei costumi disegnati dalla regista e ostentano ricchezza, sfoggiando calzamaglie e tutù barocchi. Avide di quattrini, ripetono le stesse cose e ridacchiano inconsapevoli della loro pochezza. Le loro danze e le loro abbuffate di spaghetti e mortadella sono esilaranti e inscenate con una particolare attenzione alla simmetria dei movimenti degli attori. Il cibo è l’unico elemento vitale capace di aggregare persone omologate (indossano tutti una retina in testa) e chiuse in sé stesse. Vogliono le uova d’oro a tutti i costi e non si curano affatto delle sofferenze atroci del re.


Solo e malato, il sovrano accetta di mangiare solo un’oliva e una fetta biscottata che gli saranno letali. Nel momento in cui chiede aiuto ai servi e ai medici parte l’aria Lascia che iopianga dal Rinaldo di Händel che accompagna il funerale del re.
L’iniziale comicità paradossale e stravagante si stempera nella malinconia. Ma nel momento tragico, la Dante escogita una sorpresa. Sulle note di Passacaglia di Franco Battiato, una dama della corte in lutto tira fuori una bellissima gallina bianca, per la gioia di tutti.
Eccellenti tutti gli attori che seguono perfettamente l’accuratissimo disegno registico. Primeggia Carmine Maringola nei movimenti del corpo e nella intensa interpretazione nella sua graduale presa di coscienza del male di vivere.
Meritatissimi applausi finali.
Scheda tecnica
Re Chicchinella, libero adattamento da Lu cunto de li cunti, scritto e diretto da Emma Dante.
Elementi scenici e costumi di Emma Dante. Luci Cristian Zucaro.
Con Carmine Maringola, Angelica Bifano, Davide Mazzei , Annamaria Palomba, Simona Mazzella, Stephanie Taillanndier, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Samuel Salamone, Marta Zoilet, la gallina Odette.
Assistente ai costumi: Sabina Vicari. Coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma. Organizzazione: Daniela Gusmano. Coproduzione: Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale.
Foto di scena di Masiar Pasquali.
Visto al Teatro Argentina di Roma il30/10/2025.