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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Direttrice del Théãtre National de Strasbourg, la grande scrittrice, drammaturga e regista Caroline Guiela Nguyen ha portato al Teatro Argentina, sempre nell’ambito di Romaeuropa Festival, il suo ultimo spettacolo Valentina. É il nome di una bambina rumena di nove anni costretta a lasciare il suo paese per accompagnare la madre malata di cuore in Francia, alla ricerca di cure più efficaci.

Lo spettacolo evidenzia le difficoltà incontrate degli allofoni nell’accesso all’assistenza sanitaria di paesi più evoluti e denuncia i gravi disagi e persino i maltrattamenti che gli stranieri possono incontrare di fronte a medici intransigenti e spazientiti. In assenza di un personale adibito, l’uso dei bambini come interpreti è un fenomeno abituale che la Nguyen e il suo gruppo artistico hanno studiato attraverso il loro lavoro con l’associazione Migration Santé Alsace.
Lo spettacolo, tratto dal racconto Valentina o la verità della Nguyen, è una tragicommedia fiabesca che affronta il diritto fondamentale di ricevere cure idonee e dignitose per tutte le persone provenienti da altri paesi e incapaci di parlare la lingua locale.
Intelligente e talentuosa, Valentina (interpretata da una strepitosa Angelina Iancu) va a scuola, impara velocemente il francese e diventa l’interprete della madre che non spiccica una parola di questa lingua. Si ritrova a tradurre complessi termini medici, spesso senza capirne bene il significato. Ma capisce molto bene la gravità della malattia della madre e utilizza spesso la menzogna per tranquillizzarla. Come tutti i bambini vive ancora in una dimensione teatrale e si inventa una finzione per proteggere il cuore di entrambe.
Come nei suoi precedenti lavori, da Saigon (2017) a Lacrima (2024), la Nguyen si concentra su tematiche sociali inerenti al complesso fenomeno della migrazione, e analizza storie private di chi è costretto a espatriare per scontrarsi con barriere linguistiche e realtà ostiche. Ma rispetto a questi lavori molto densi e complessi che combinano teatro, documentario e testimonianze, Valentina è una pièce più semplice e per questo anche più breve, caratterizzata da una trama debole, un po’ripetitiva e, per certi versi, anche inverosimile. Si basa infatti sulla volontà incomprensibile della madre di nascondere agli altri la sua malattia. È una donna semplice e ignorante, appartenente a una famiglia povera sostenuta dal marito che suona il violino. La sua chiusura nei confronti degli altri e, forse, il timore di essere giudicata male non bastano per giustificare questa sua folle decisione.

Valentina si porta sulle spalle un carico di responsabilità insostenibile per la sua età e, come se non bastasse, è costretta a inventarsi continue giustificazioni per le assenze a scuola che aumentano inesorabilmente con l’aggravarsi della malattia della madre. La maestra le vuole bene ma, alla fine, il preside è costretto a convocare la famiglia. Valentina racconta le bugie più stravaganti per far sì che ciò non accada. La bambina vive nella menzogna e comprende molto bene l’enorme potere della lingua. Piano piano inizia a trasformare le sue traduzioni, modificando il senso delle parole a seconda della possibile interpretazione dei suoi interlocutori. Alla fine, si inventa una finzione che ribalta la sua dolorosa situazione e quella di sua madre. Spettacolo favolistico perché indirizzato ai bambini rischia inevitabilmente di scivolare nella semplificazione.
La scenografia di Alice Duchange si compone di un fondale dorato dove si aprono due nicchie. Quella a destra ospita l’enorme orsacchiotto di peluche di Valentina (simbolo della sua infanzia perduta), quella a sinistra è occupata da un cuore di porcellana circondato da una corona di fiori bianchi e rosa. Un tavolo dove siedono il padre, la madre e Valentina si trova in avanti sulla destra. Un cameraman filma le scene per proiettarle su uno schermo in alto. Vediamo così i volti dei personaggi in primo piano, mentre una voce fuori campo delimita i confini della storia. Tutte le scene vengono proiettate sullo schermo per permettere al pubblico di cogliere meglio gli stati d’animo e le emozioni dei personaggi, attraverso una serie di efficaci campo-controcampo.


I personaggi rumeni sono magistralmente interpretati da attori non professionisti della comunità rumena di Strasburgo. Loredana Iancu (la madre), Marius Stoian (il padre) Paul Guta (lo zio Popa), Angelina Iancu che si alterna con Cara Parvu nella parte di Valentina, conferiscono un’assoluta autenticità a ciò che accade sulla scena. Ci sono anche attori professionisti di talento, come Cloé Catrin, impeccabile nella parte della dottoressa rigida e inflessibile e in quella della maestra comprensiva e premurosa.
Le scene, brevi ma intense, si susseguono in modo organico assecondando l’armonioso ritmo registico. Il sound design di Quentin Dumay, punteggiato dagli accenti gitani del violino di Teddy Gauliant-Pitois, viene spesso sopraffatto dal rumore di un battito cardiaco che si fa simbolo dell’anelito alla vita e dell’amore sconsiderato di Valentina per la madre che, a sua volta, cerca di fare quello che può per proteggere la figlia. Un forte amore reciproco in nome del quale la bambina si accolla tutte le sofferenze degli esuli. A cavallo tra verità e menzogna, tra familiare e sconosciuto, tra accoglienza ed esclusione, Valentina rifiuta la realtà e fa di tutto per far sì che i suoi sogni si avverino.
Lo spettacolo non è il migliore della Nguyen , ma di certo è molto ben orchestrato e incanta per la sua pregevole valenza poetica.
Scheda tecnica
Valentina. Testo e regia di caroline Guiela Nguyen.
Con Chloé Carin, Angelina Iancuin alternanza con Cara Parvu, Loredana Iancu, Paul Guta Marius Stoian, e le voci di Cristina Hurler e Adeline Guillot.
Drammaturgia di Jiuliette Alexandre. Scenografia di Alice Duchange. Consulenza e interpretazione per la rumena Natalia Zabrian. Aiuto regia: Iris Baldoreaux, Amélie Ènon. Suonodi Quentin Dumay. Musica di Teddy Gauliat-Pitois. Luci di Mathilde Chamoux. Video di Jérémie Scheidler. Cameraman Aurélien Losser. Costumi Caroline Guiela Nguyen, Claire Schirck. Trucco Èmilie Vuez. Stagista assistente alla regia: Noé Canel. Film d’animazione di Wanqui Gan. Supporto agli attori residenti: Flora Nestour. Scenografia Laboratori TnS.
Produzione: Teatro Nazionale di Strasburgo, Coproduzione Piccolo Teatro di Milano- Teatro d’Europa, Théâtre de l’Union, Centro nazionale d’arte drammatica del Limosino. Con il sostegno del Centre des Récits du TnS.
Spettacolo in francese e rumeno
Foto: Romaeuropa.
Visto al Teatro Argentina di Roma il 16/10/2025.