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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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E dove, se non al Teatro dei Documenti, poteva essere inscenato uno spettacolo metafisico e sospeso nel non tempo, come Anno Omega di Maria Letizia Avato? La flessibile struttura, costruita su due piani collegati da botole e quel color panna che contribuisce a rimuovere la distinzione netta tra spazio per il pubblico e spazio scenico, viene sfruttato al meglio dal regista Marco Belocchi, che è anche interprete del Narratore, per dare al pubblico la sensazione di occupare un non luogo dove umano e divino si incontrano simbolicamente, nella ciclica dissoluzione e rinascita del mondo.
Il testo si compone delle versioni drammaturgiche di due racconti che vengono tuttavia amalgamati in un’unica pièce, dove Tutti pensarono, tutti credettero e Anima sola si susseguono senza soluzione di continuità.
All’inizio appare un Padre Eterno piuttosto scaciato (Paolo Ricchi), un creatore pigro e devoto alla birra. Si è appena svegliato da una sbornia colossale e ci mette del tempo prima di tentare di creare un nuovo mondo. Si capisce che è stanco, perché questo nuovo inizio è stato preceduto da un disfa e ridisfa estenuante. Ambrosius, così si fa chiamare, interagisce con il Narratore (Marco Belocchi) che presenta i personaggi, accenna alle loro storie personali, spiega e commenta ciò che accade. Ambrosius si mette davanti al cavalletto e comincia a ri-creare il mondo dipingendolo. Dice di disegnare bei paesaggi montagne, valli, colline, ma di fatto usa soltanto il rosso per dipingere una croce, quella che tutti noi ci trasciniamo sulle spalle. Glielo fa notare con astio Felice (Maurizio Castè), il pazzo che si lancia in una serrata discussione con Ambrosius. Felice gliele canta e gliele suona, accusandolo di creare e ri-creare il mondo sempre allo stesso modo e a sua immagine e somiglianza. Lui è che è “l’ammasso disordinato e incongruo del Tutto, permeato dal Male che tutto pervade e corrode”.


Dialogo incalzante che afferra l’attenzione del pubblico non soltanto per la bravura indiscutibile degli attori, ma anche per il ritmo registico. Belocchi teatralizza al massimo testi di matrice narrativa e lo fa orchestrando al meglio la gestualità e i movimenti degli attori con le musiche originali del Maestro Fabio Bianchini e i movimenti delle luci curati da Paolo Orlandelli. Tutto deve fluttuare in una atmosfera sospesa, irreale e carica di attesa.
Un video stellare proiettato su due pareti mostra la rinascita del mondo e un’anima sola (Grazia Rita Visconti) si chiede se abbandonare l’Assoluto per reincarnarsi sulla Terra. Non ha corpo ma ne intravediamo l’ombra da dietro una tenda bianca. Vola libera dal dolore della vita incarnata e aspira a fondersi con Dio. Ma, insieme ad altre anime, viene stregata dalla bellezza di una poesia di Pablo Neruda, Ho fame della tua bocca, e viene rapita dal desiderio di tornare alla vita umana. La metamorfosi avviene in scena e il Narratore accompagna la donna in carne e ossa al piano di sotto del teatro, lasciandoci immaginare l’inizio di una nuova vita in un nuovo mondo.
Spettacolo visionario che invita il pubblico a vivere un’intensa esperienza teatrale. Un testo filosofico, non privo di sarcasmo, prende forma concreta e tangibile sulla scena, lasciando agli spettatori ampi spazi interpretativi del detto e del non detto, attraverso gli umili strumenti del Teatro.
Scheda tecnica
Anno Omega (quando tutto ebbe inizio) di Maria Letizia Avato.
Con Marco Belocchi, Paolo Ricchi, Maurizio Castè e Grazia Rita Visconti.
Musiche originali del Maestro Fabio Bianchini. Scene e costumi a cura dell’Associazione Genta Rosselli. Luci e fonica di Paolo Orlandelli. Aiuto regia di Grazia Rita Visconti.
Regia di Marco Belocchi.
Foto di scena di Maria Letizia Avato.
Visto al Teatro dei Documenti il 25 ottobre 2025.