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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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The Life of Chuck
Regia di Mike Flanagan
Cast: Tom Hiddleston,
Karen Gillan, Kate Siegel,
Mark Hamill, Mia Sara,
Chiwetel Ejiofor e Benjamin Pajak
In The Life of Chuck, lo splendido film sceneggiato e diretto da Mike Flanagan, c’è una breve sequenza che in realtà spiega tutto sulla nascita della storia del film e – immagino - del racconto di Stephen King da cui è tratta. Fa parte del primo atto, Act I, che ci viene proposto per ultimo, dopo il secondo e anche dopo il terzo: dobbiamo quindi dapprima stupirci di quanto vediamo/leggiamo e solo alla fine trovarci davanti alla spiegazione.
L’insegnante di letteratura, Mrs Richards (Kate Siegel), incapace di tenere la disciplina nella classe dell’undicenne Charles Krantz detto Chuck, cerca di leggere brani della celebre poesia (meglio sarebbe dire poema, vista la sua lunghezza di oltre mille e trecento versi) di Walt Whitman, Song of Myself. Soltanto Chuck se ne interessa e alla fine della lezione interrotta dal campanello, si rivolge all’insegnante per farsi spiegare cosa intende Whitman con il verso “I am large, I contain multitudes”. Mrs Richards gli prende il capo tra le mani.
What’s in there? Between my hands?
My brain.
No, um, that’s not exactly what I mean. What’s in there? Right between my hands right now.
I don’t know.
All the people you know?
I guess.
Just the people you know? Everything you see. Everything you know. The world, Chuck. Planes in the sky. Manhole covers in the street. Every year that you live, that world inside your head will get bigger and brighter and more detailed and complex. You will build cities and countries and continents, and you will fill them with people and faces, real and imagined.
Do you understand? Don’t stop there. You fill the whole thing with everyone you ever meet, everyone you ever know, everyone you ever just imagine. It’ll be a universe. A whole universe right between my hands. You contain multitudes.
• Cosa c'è lì dentro? Tra le mie mani?
• Il mio cervello.
• No, ehm, non è esattamente quello che intendo. Cosa c'è lì dentro? Proprio tra le mie mani in questo momento.
• Non lo so.
• Tutte le persone che conosci?
• Credo di sì.
• Solo le persone che conosci? Tutto quello che vedi. Tutto quello che sai. Il mondo, Chuck. Gli aerei nel cielo. I tombini per strada. Ogni anno che vivi, quel mondo dentro la tua testa diventerà più grande, più luminoso, più dettagliato e complesso. Costruirai città, paesi e continenti, e li riempirai di persone e volti, reali e immaginari.
Capisci? Non fermarti qui. Riempi il tutto con tutti quelli che incontrerai, tutti quelli che conoscerai, tutti quelli che solo immagini. Sarà un universo. Un intero universo, qui tra le mie mani. Tu conterrai moltitudini.
La spiegazione dell’insegnante è la chiave per capire questo film singolare, forse il più bello che mi è capitato di vedere da parecchi anni. Non avendo letto il racconto di King, l’ho apprezzato senza pregiudizi e devo dire che non intendo affatto – per ora – andarmi a cercare il testo scritto, perché le immagini e la storia narrata dalle immagini sono ancora calde e profonde, e potrebbero essere guastate dalla neutralità delle parole.
Per una volta avverto il lettore che da qui in avanti vale uno Spoiler Alert.
Cominciando dal terzo atto, quindi, il nome di Charles Krantz detto Chuck appare come un fantasma nell’assurda vicenda narrata esattamente come nei film sulla fine del mondo: prima salta Internet, poi qui e là la corrente, poi tutto si spegne e lentamente anche stelle e pianeti scompaiono. Con un clic finale lo schermo diventa nero, si capisce che Charles Krantz è morto in ospedale a 39 anni per un tumore al cervello, ringraziato misteriosamente come in una pubblicità: "Congratulations to Charlie Krantz on 39 great years! Thanks Chuck!".

Marty e Felicia osservano la fine del mondo
Per ora ci sono stati solo alcuni personaggi, un insegnante, Marty (interpretato da Chiwetel Ejiofor) e la sua ex-moglie Felicia (Karen Gillan) più qualche comparsa come Sam (Carl Lumbly) e una voce narrante che non appartiene a nessuno dei protagonisti e che potrebbe essere la voce di Dio. Attraverso flash bizzarri e improbabili manifesti abbiamo quindi visto Chuck e abbiamo capito che per quanto non si sappia chi è, è lui il perno della vicenda: il mondo è finito con la sua morte. (In realtà, lo capiremo alla fine, quei personaggi avevano brevemente avuto a che fare con Chuck, ma lo hanno dimenticato).
Con il secondo atto entra in scena Tom Hiddleston nel ruolo di Chuck adulto, contabile di banca in trasferta per un congresso. Per strada Chuck incontra una ragazza che suona la batteria e si ferma; di certo per come è vestito e per l’aspetto compassato non ci aspetteremmo proprio che segua il ritmo della batteria e che si metta a ballare come un professionista! Ma è quel che fa il bancario, presto accompagnato da una altrettanto brava passante, Janice Halliday (Annalise Basso). La scena è spettacolare, i due sono bravissimi, e vengono applauditi alla grande dalla folla che si è raccolta per ammirarli.

Chuck non sa spiegare perché si è messo a ballare e rifiuta comunque la proposta della batterista di mettere su una truppa di ballerini di strada; ha avuto dei forti dolori alla testa e alla fine dell’atto si chiede se tutta la sua vita non era destinata proprio a quella specifica giornata.
Il primo atto, che come detto vediamo per ultimo, è il più lungo e articolato. La voce narrante ci rivela come Chuck sia rimasto orfano da piccolo e adottato dai nonni paterni, uno dei quali, Albie, è interpretato nientemeno che da Luke Skywalker, ovvero Mark Hamill! La nonna Sarah è una signora vivace che ama ballare e che trasferisce nel nipote la passione per la danza. Chuck a 11 anni è interpretato dal bravissimo Benjamin Pajak (a questo punto il vero attore protagonista del film), mentre la nonna è l’attrice Mia Sara.

In questo primo atto vediamo Chuck anche a 7 anni e poi a 17, ma il cuore della vicenda è quello che ho citato all’inizio: la spiegazione dei versi di Whitman. Poi c’è anche il fenomenale successo del piccolo Chuck undicenne, che ha preso lezioni di ballo a scuola, alla festa di fine anno, accompagnato dalla ben più grande Cat McCoy (Trinity Bliss) di cui il ragazzo è ovviamente innamorato. La scena di ballo somiglia e anticipa quella che abbiamo visto nel secondo atto.
Tutto chiaro dunque: Chuck amava ballare, ma ha studiato matematica per seguire il nonno, la sua vita è stata serena, normale, per quanto breve. Quando Chuck muore, muore tutto il mondo che c’era dentro di lui, le moltitudini che avevano occupato il suo spirito.
Ma nel film tratto da un racconto del maestro dell’horror Stephen King, c’è anche l’aspetto magico, e qui avviene lo scontro tra quella che sarebbe in realtà una storia “normale” e la dimensione del fantastico. Nella casa di famiglia, dove vivevano Albie e Sarah, una stanza sotto il tetto è chiusa a chiave e per tutta l’infanzia Chuck ha desiderato entrarci, bloccato però dal nonno. Quando anche Albie muore, consumato dall’alcol e dal dolore per la morte della moglie, il 17enne Chuck naturalmente entra nella stanza.
E’ il luogo della vicenda che non possiamo spiegarci; forse è il luogo dove si concentra lo spirito stesso della vita, ma non sappiamo se esiste per tutti o soltanto per la famiglia di Chuck. E’ il luogo dove appare la morte. Albie lì dentro ha visto se stesso morire e anche i suoi genitori. Chuck, entrato infine in quella stanza, vede se stesso moribondo nel letto di ospedale e si riconosce per via di una cicatrice sulla mano, prodotta ai tempi del trionfo nel ballo scolastico.
Chuck quindi ha proseguito la sua vita tra i 17 anni e i 39 sapendo in anticipo che sarebbe morto giovane. E’ un destino tuttavia che non lo preoccupa. Chuck ha capito qualcosa che è difficile se non impossibile capire, ovvero il senso della vita. Chuck ha capito i versi di Whitman, “I’m large, I Contain Multitudes”, ha seguito l’invito della signorina Richards, “Don’t stop there. You fill the whole thing with everyone you ever meet, everyone you ever know, everyone you ever just imagine” e ha riempito la sua vita di uomo normale con l’eccezionalità della sua stessa esistenza.
Per rivelarci questa verità dolce e amara, Flanagan ha costruito con grazia e meraviglia le immagini della straordinaria storia inventata da King. La sua regia e la sua sceneggiatura sono in realtà la base e la forza del film, costruito con un’abilità che non è soltanto frutto di esperienza, ma di passione e sentimento. Non si può togliere un istante alla storia raccontata e non si può cambiare un fotogramma. Passione e sentimento possono a volte trasformarsi in eccessi e in sentimentalismo: qui no. Si esce dalla visione del film di Mike Flanagan come da un sogno, da una storia impossibile che è invece la storia – possibile - di tutti.
Note
Mike Flanagan, regista e sceneggiatore statunitense nato nel 1978, ha diretto sia alcuni film elogiati dalla critica sia brevi serie televisive, con una certa predilezione per il genere horror. E’ sposato con Kate Siegel, l’attrice che interpreta Mrs Richards.
Tom Hiddleston, attore inglese nato nel 1981, è noto al grande pubblico per aver interpretato il malvagio Loki nell’universo fantastico della Marvel. Attore teatrale di successo, è stato anche protagonista della serie televisiva The Night Manager.