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il 23 ottobre 2007.
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The Substance
Regia di Coralie Fargeat
Cast: Demi Moore,
Margaret Qualley,
Dennis Quaid
Distribuzione 2024 Working Title Films
The Substance è un film che appartiene alla categoria horror, con un substrato fantascientifico, e propone immagini forti intrise non di violenza, ma di un realismo a volte eccessivo. La sua visione non è certamente consigliata a un pubblico sensibile, delicato o semplicemente fiducioso in una qualche funzione edulcorante del cinema. Ciononostante, è un film notevole, apprezzato dalla critica e anche da quel pubblico in grado di vederlo fino alla fine senza uscire dal cinema o interrompere lo streaming.
Personalmente, potrei scrivere di un capolavoro se non ci fossero a mio parere nella visione di The Substance, che dura oltre due ore, almeno venti minuti di troppo: dieci durante lo svolgersi della trama e altri dieci nel finale “mostruoso”.
Scritto e diretto dalla francese Coralie Fargeat, il film è interpretato da una sorprendente “vecchia” gloria come Demi Moore, candidata all’Oscar per questo ruolo, e dalla giovane e brillante Margaret Qualley. Unico e odioso ruolo maschile quello di Dennis Quaid, bravissimo a rendere la figura del manager ipocrita e chiacchierone.
Per la passione dei cinefili, Fargeat suggerisce o cita spesso immagini tratte da film famosi come Shining, Carrie, 2001, Alien, Covenant, Videodrome, Elephant Man, Black Swan, Vertigo e The Fly. Ma se da un lato le citazioni possono interessare e soddisfare chi le riconosce, il contenuto o se vogliamo il messaggio esplicito nella trama del film è ovviamente più importante e assume qui una particolare valenza vista la presenza di Demi Moore. L’attrice infatti, divenuta celebre negli anni Novanta soprattutto per la sua bellezza di giovane donna, ha oggi 62 anni (nel film sarebbero invece 50) e ha chiaramente fatto correggere sul viso e sul corpo i segni dell’età; vale a dire, proprio il tema di The Substance.
Parlando di questo, il film affronta e stigmatizza la ricerca forzata della giovinezza perduta e lo fa con uno stile cinematografico originale, ricco di primi piani, di scelte cromatiche potenti, di inquadrature ravvicinatissime, deformanti e insolite. Il tema della bellezza e della fisicità è proposto senza alcuna remora, persino con immagini di nudo integrale talmente dirette da non essere affatto morbose o pornografiche.
La trama è fantascientifica: Elisabeth Sparkle, un’ex attrice ora star di dance-fitness in televisione, viene licenziata per motivi di età e decide di provare una cura per ringiovanire di cui in realtà non sa nulla. Assistiamo allora all’incredibile effetto di una sostanza misteriosa che, iniettata nel corpo, consente di sdoppiarlo, producendo un clone giovane che esce dalla colonna vertebrale e possiede la coscienza dell’originale. Il nuovo corpo (Sue) vive per una settimana grazie ai fluidi spinali prelevati dal vecchio (Elisabeth), poi per una settimana riposa mentre il vecchio recupera le forze, e così via. Questa bizzarra altalena viene però intaccata dal desiderio della giovane e bellissima Sue, che ha comunque la mente di Elisabeth, di vivere più a lungo; nel contravvenire alla regola, Sue rende sempre più malandato il corpo di Elisabeth.



La catastrofica metamorfosi finale è prevedibile, la donna invecchiata e ormai moribonda cerca di bloccare tutto, ma l’opposizione scomposta della giovane determina un conflitto surreale tra i due corpi, che finiscono per fondersi, producendo una creatura mostruosa.
Curiosamente peraltro il film non rivela chi ci sia dietro l’invenzione diabolica; vediamo un bizzarro e squallido hub dove Elisabeth riceve i materiali per gli interventi sul proprio corpo, e sentiamo una voce neutra con cui la donna parla per telefono e dalla quale ottiene in genere solo monosillabi. In partenza un infermiere le ha suggerito di usare questa invenzione, ma sapremo in seguito che anche lui è soltanto un cliente.
I dettagli orridi e grotteschi del film stanno nelle trasformazioni inquadrate da vicino, nelle ferite, nelle deformazioni e nei disagi del corpo vecchio che diventa macilento, e nella scena finale con la cruenta - e intollerabile visivamente - esplosione del doppio corpo. Il mostro ha la faccia di Elisabeth sulla schiena e altri orribili dettagli alla Elephant Man, e dissolvendosi schizza litri di sangue addosso alla platea che doveva applaudire Sue.
Il film è superlativo in tutti i sensi: per immagini, per argomento, per crudezza, per bravura delle attrici, per qualità di regia. Da qualche parte in rete ho letto un commento che condivido: “Un film capolavoro che non voglio rivedere”.
La trama di The Substance contiene un preciso richiamo contro la dilagante follia di operazioni chirurgiche estetiche o di altri interventi farmacologici destinati a ringiovanire o abbellire il nostro aspetto, soprattutto quello femminile. D’altra parte, non so proprio se la regista francese abbia lavorato e ragionato in termini letterari oltre che cinematografici, ma certamente esistono vicende simili nella mitologia e anche nella letteratura moderna, oltre naturalmente al mito di Faust ringiovanito direttamente da Mefistofele e poi perdonato da Dio.
La paura della morte e la vana ricerca dell’elisir di lunga vita appartengono comunque alla storia dell’umanità, e hanno prodotto tutte la superstiziosi fedi di una vita eterna ultraterrena.
Il famoso The picture of Dorian Gray di Oscar Wilde, scritto tra 1890 e 1891,racconta della giovinezza artificiale del protagonista che, come Faust, ha venduto la sua anima e non invecchia, mentre il suo ritratto giovanile nascosto in una stanza invecchia al suo posto. La fine della storia è tragica, Dorian accoltella il proprio ritratto spezzando l’incantesimo e morendo quindi egli stesso. Il quadro e l’essere umano sono quindi due facce dello stesso individuo; proprio come viene ripetuto nel film di Fargeat le due donne, Elisabeth e Sue, sono in realtà una sola persona.
Ma il romanzo di Wilde è a suo modo una ripresa dell’ancor più celebre racconto di Louis Stevenson, Strange case of Dr Jekyll and Mr Hyde del 1886. Si ricorderà che Jekyll crea un proprio alter-ego maligno grazie a una pozione, e quindi anche Jekyll e Hyde sono la stessa persona. Non penso ci siano dubbi che questo motivo sia alla base della trama di The Substance.
L’altra possibile, ma improbabile, matrice letteraria è un meno noto racconto di Herbert George Wells, The Story of the Late Mr. Elvesham del 1896. Qui la fantasia di Wells inventa un personaggio diabolico, il signor Elvesham, in grado di trasferire la propria coscienza in un altro corpo sempre grazie a una pozione. La storia è raccontata tramite la lettera-testamento di un ragazzo ingannato dal vecchio Elvesham e per questo motivo suicida; nel suo corpo giovane si trova ora la coscienza di Evelsham che grazie a questa mostruosa invenzione è in vita da molto tempo. La stregoneria viene tuttavia annullata dal destino, perché in coda al racconto veniamo a sapere che pure Elvesham nel corpo del giovane è morto, investito da una carrozza. Wells quindi creò il suo dottor Jekyll, capace di trasferire la coscienza da un corpo all’altro, e c’è sicuramente una certa somiglianza con il tema di The Substance.
Tanto Dorian Gray quanto Jekyll & Hyde hanno dato origine a numerosi film e versioni televisive. Wikipedia elenca 28 lungometraggi basati sul libro di Stevenson, e 7 film e 10 sceneggiati da Dorian Gray. Mi sembra che possa rientrare in entrambe le categorie questo audace, grottesco e stravagante The Substance.