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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Toccando il vuoto, di David Greig

 

Il Teatro Argot Studio ha presentato in anteprima nazionale Toccando il vuoto del drammaturgo scozzese David Greig. Il dramma è basato sull’ omonimo libro autobiografico di Joe Simpson, il grande alpinista che, insieme al compagno Simon Yates, affrontò nel 1985 l’ardita scalata della parete Ovest della Siula Grande nelle Ande. I due raggiunsero la vetta ma durante la discesa Joe cadde in un dirupo, si ruppe una gamba e Simon fu costretto a tagliare la corda da arrampicata per non rischiare di precipitare insieme all’amico. Una scelta tragica ma necessaria che costò un grande dolore a Yates. Simon riuscì incredibilmente a raggiungere il campo base nonostante gli insopportabili dolori fisici e le condizioni meteorologiche avverse.

Il dramma di Greig, ben tradotto da Monica Capuani, condensa in modo magistrale il testo, alternando passato e presente e ambientando la storia tra un pub e l’immensità delle montagne. Il drammaturgo aggiunge inoltre il personaggio di Sarah, la sorella di Joe, per garantire, attraverso la fantasmatica presenza di lei, la creazione di dialoghi nella seconda parte del dramma che vede Joe impegnato a trascinarsi verso il campo base.

Il regista Silvio Peroni coglie appieno i significati del testo e li traduce in scena con straordinaria inventiva, avvalendosi di un cast di quattro attori giovanissimi ma di indubbio talento. Sono Lodo Guenzi nei panni di Joe, Giovanni Ansaldo che esprime con inteso equilibrio la sofferenza e i sensi di colpa di Simon, Matteo Gatta che dà vita allo strampalato Richard (amico dei due scalatori) e Eleonora Giovanardi che indossa come un guanto la parte di una Sarah inferocita contro l’alpinismo, sboccata e ribelle ma, allo stesso tempo, capace di sembrare una creatura sognata o immaginata.

La scena elude qualsiasi tentativo di realismo lasciando che siano gli spettatori a immaginare l’immensità del paesaggio montano. Lo spazio è occupato da un tavolo rettangolare coperto da una tovaglia nera e da quattro sedie. Sul fondo una scala esterna con un portante occupato da vetrate satinate. In cima, un minuscolo praticabile dove gli scalatori si fermano per diversi motivi e circostanze.

La ristrettezza spaziale permette che passato e presente si confondano in modo quasi inavvertibile. Lo spettacolo inizia in un pub con Sarah appoggiata sul tavolo che si presenta al pubblico come la sorella di Joe. Poi entrano Simon e Richard che le portano le cose del fratello creduto morto. Criticano il funerale e Sarah si scaglia contro gli alpinisti. Chiede a Simon perché si ostini a scalare le montagne, e lui le insegna come si fa in una scena degna di nota. Prima la fa accucciare sul tavolo e la fa procedere in avanti afferrandone i bordi. Poi entrambi ci salgono sopra e azzardano i passi per raggiungere la cima. Sarah vede accanto a sé il fratello, poetica allucinazione che la fa sentire più sicura. Quando Joe scende dal tavolo il passato entra in scena. Il giovane ricorda con Simon di quando volevano affrontare il Monte Bianco e poi fanno progetti per una futura scalata sulle Ande. Le tre dimensioni temporali si compenetrano e tutto quello che si vede in scena sembra quasi che accada in un sogno. La goffa presenza di Richard che vorrebbe fare l’alpinista oppure lo scrittore, offre un sollievo comico e riporta il pubblico con i piedi per terra.

Giunto con Joe e Simon al campo base per sorvegliare le tende, sposta il tavolo e lo pone in posizione verticale contro la parete destra della scena, ammucchia due sedie che stanno per la morena al centro e spiega agli spettatori la conformazione della montagna e tutte le fasi della difficilissima impresa che i suoi amici si apprestano ad affrontare. Simon e Joe iniziano a salire e l’intera scena dell’ascesa toglie il fiato grazie alla fisicità e alla bravura degli attori. Le parole diventano immagini ed emozioni. Coraggio, paura, rabbia, dolore. Ciò che accade trasmette al pubblico l’ossessivo bisogno umano di superare i propri limiti accompagnato dalla paura di non farcela, il terrore della morte che spinge a sacrificare la vita di un amico, la necessità di prendere decisioni che tradiscano il valore dell’amicizia.

Peccato che la seconda parte dello spettacolo perda il mordente della prima. La discesa di Joe allunga i tempi e spezza il ritmo dinamico della performance. L’ardua impresa di Joe implica una certa lentezza, ma andrebbe ridotta almeno in parte per tenere alta l’attenzione del pubblico.

Lo spettacolo, nel complesso, rimane tuttavia di qualità e di grande interesse e merita di esser visto anche perché dimostra come il teatro possa rappresentare davvero tutto, rinunciando a qualsiasi strumento tecnologico.

Scheda tecnica

Toccando il vuoto. Una fantasia alpinistica basata sul memoir di Joe Simpson, di David Greig. Traduzione: Monica Capuani.
Con Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Giovanni Anzaldo e Matteo Gatta. Regia di Silvio Peroni.
Scene: Eleonora De Leo. Disegno luci: Gianni Bertoli. Musiche originali: Oliviero Forni. Aiuto regia: Alessia Cappello .Una produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, Argot Produzioni e ACCADEMIA PERDUTA/ ROMAGNA TEATRI Centro di Produzione Teatrale in collaborazione con AMAT con il contributo di Regione Toscana.

Visto al Teatro Argot Studio il 21 febbraio 2025.

 

 

 

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