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il 23 ottobre 2007.
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Tornato in scena al Teatro Vascello di Roma, Il grande vuoto di Fabiana Iacozzilli trasmette con forza il dolore e il disorientamento che attanagliano i figli di una madre affetta da Alzheimer. Il testo, ispirato a Una donna di Annie Ernaux e a Fratelli di Carlo Samonà, nasce dalla collaborazione artistica della regista con la drammaturga Linda Dalisi. È caratterizzato da dialoghi intensi, frasi ripetute più volte e lunghi silenzi che permettano alla scena di parlare.
Diviso in quattro parti, lo spettacolo inizia con un’anziana coppia che battibecca in una Fiat 127 rossa, posizionata al centro della scena. Parlano dei figli e della carriera teatrale di lei quando era più giovane. Il dialogo evidenzia una certa intimità tra i due, ma la ripetizione degli stessi concetti, la borsa rimasta sul tettuccio della macchina e una borsa lasciata a terra, e le arance sparse fuori il veicolo sono la prova di un’incipiente smemoratezza senile. I due si godono una sigaretta e nel fumo di quello che si rivela essere un ricordo, la scena si svuota. Il cambio è repentino. La grandissima Giusi Merli viene estratta dall’automobile e trascinata sul lato destro del palcoscenico, gli attori sistemano un lungo tavolo al centro della scena e rivelano una parete occupata da armadietti e scaffali, vetrine piene di oggetti del passato e cassetti vari.
I figli Piero (Lanzellotti) e Francesca (Farcomeni) si trovano ad affrontare due drammi. La morte del padre Eugenio (la tavola è apparecchiata per tre) e la malattia della madre che non viene mai nominata. Piero, più ingenuo e bonaccione, fa quello che può per accettarla. Francesca è più inquieta e si sforza disperatamente di non arrendersi all’evidenza. Giusi Merli dà forma e consistenza alla malattia dell’anziana signora con un realismo che spezza il cuore e che ammanta di poesia la rappresentazione. Quel vagare dei suoi occhi nel nulla mentre la sua mente arranca tra i pochi ricordi che le restano è pura magia teatrale.
Durante il pranzo l’anziana signora chiede la matrioska che acquistò quaranta anni prima a San Pietroburgo, dove recitò la parte di Lear in una versione al femminile. La scena del pranzo viene ripetuta tre volte per mostrare il progressivo peggioramento della povera donna. All’ultimo compare anche una badante (Mona Abokhatwa) l’unica in grado di agire con distacco in questa situazione. I figli sono troppo coinvolti e provati. Soprattutto Francesca, la figlia meno amata, che soffre tantissimo per il disgregarsi del suo rapporto con la madre con la quale non può più comunicare. La Francomeni supera sé stessa nel passare da uno stato d’animo all’altro, dall’impazienza alla rabbia, dalla negazione al dolore devastante. Lanzellotti non è da meno nella sua interpretazione di Piero, il figlio prediletto e più viziato, che affonda nella sua arrendevolezza e nella sua incapacità di prendere decisioni da solo.


Il totale svuotamento della vita di Giusi è mostrato dalle immagini in bianco e nero proiettate su uno schermo bianco. Le telecamere di sorveglianza mostrano la donna quando va in bagno o quando si stende seminuda sul suo lettone. La voce fuori campo di Francesca spiega cosa stia accadendo alla madre. Forse non ce ne è tanto bisogno e le delucidazioni stridono un poco con la grazia e lo stupore quasi infantile con i quali la donna dà forma scenica al grande vuoto che le impedisce di riconoscere i figli e che le fa dimenticare persino chi sia lei stessa. La vediamo svuotare tutti i suoi armadietti, frugare tra le cose del suo passato che non le dicono più niente. Quel che rimane in testa è la scena del Re Lear da solo nella tempesta. Figli e badante mettono su la scena alla buona. Giusi indossa una corona e un manto sopra la sua camicia da notte bianca. La badante usa un grande ventilatore per creare il vento, gli altri le tirano coriandoli colorati per dare l’idea della tempesta. Può il teatro riscattare il dolore? Forse, ma è azzardato dare una risposta certa.
Il grande vuoto, il terzo spettacolo che completa la triade della Trilogia del vento dopo La classe e Una cosa enorme, è una performance
in continua crescita che coinvolge fortemente il pubblico e lo manda a casa con la testa affollata di domande.
Foto di scena: Laila Pozzo
Scheda tecnica
Il grande vuoto, uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli. Dramaturg: Linda Dalisi.
Con Ermanno De Biagi, Francesca Farcomeni, Piero Lanzellotti, Giusi Merli e Mona Abokhatwa.
Scene: Paola Villani. Luci: Raffaella Vitiello. Musiche originali: Tommy Grieco. Suono: Hubert Westkemper. Costumi: Anna Coluccia. Video: Lorenzo Letizia. Scenotecnica: Mauro Rea, Paolo Iammarrone, Vincenzo Fiorillo. Fonico: Jacopo Ruben Dell’Abate. Direzione tecnica: Francesca Zerilli. Aiuto regia: Francesco Meloni. Assistenti: Virginia Cimmino, Francesco Savino, Veronica Bassani, Enrico Vita. Collaborazione artistica: Marta Meneghetti, Cesare Santiago Del Beato. Foto di scena: Laila Pozzo. Produzione : Grampi, Teatro Vascello, La Corte Ospitale, Romaeuropa festival con il contributo di MIC-Ministero della Cultura , Regione Emilia Romagna.
Visto al Teatro Vascello di Roma il 31 gennaio 2025.