Abbiamo 294 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -

Capolavoro assoluto questa versione di Anna Cappelli diretta dall’argentino Claudio Tolcachir e interpretata dalla superlativa Valentina Picello. Il testo è l’ultimo che Annibale Ruccello scrisse nel 1986, pochi anni prima della sua morte prematura. L’unico che abbandoni il dialetto napoletano in favore di un italiano scolorito e senza calore che sembra voler sottolineare la mediocrità e il grigiore della vita della protagonista. Il suo linguaggio è pieno di ripetizioni, interiezioni, fatismi, incisi enfatici e interruzioni. Nel suo monologo, Anna Cappelli si rivolge a personaggi invisibili che, grazie alla maestria attoriale della Picello, acquistano una certa concretezza nell’immaginario del pubblico. Sono i genitori che ha lasciato per ottenere una sua indipendenza anche economica, la Signora Tavernini che le ha affittato una camera ammobiliata e Tonino Scarpa, un ragioniere della pubblica amministrazione, che diventa il suo compagno e il suo apparente riscatto. La vita di Anna Cappelli è caratterizzata dall’assenza. Di un buon lavoro (è un’impiegata nella pubblica amministrazione), dell’amore e del rispetto da parte degli altri, di una casa tutta sua. I possessivi "mio", "mia","miei" sono le parole più ricorrenti nel testo e rivelano una sua compulsiva necessità di possesso. Siamo negli Anni Sessanta e, per quanto faccia l’emancipata, qualche aspirazione piccolo borghese ce l’ha. Ma, nel suo caso, il possesso di una casa ha un valore più affettivo che non finanziario. Una casa propria è un luogo sicuro dove gli arredi e gli oggetti continueranno a parlare della vita di chi la abita. L’impermanenza e l’abbandono sono le cause principali del suo dolore e della sua crescente follia. Ma non mancano battute ironiche o addirittura comiche. La Picello sa passare da uno stato d’animo all’altro con inimitabile naturalezza.

La scena di Cosimo Ferrigolo è essenziale e molto funzionale al dipanarsi degli avvenimenti. Un non luogo fuori dal tempo che permette alla protagonista di spostarsi in ambienti lontani tra loro. Il palcoscenico è interamente occupato da una distesa di torba marrone scuro ed è puntellato da oggetti vari, una lavatrice, una cyclette, una poltrona, un frigorifero disteso a terra, un lampadario caduto dal soffitto. Mentre il pubblico prende posto in sala, la Picello, vestitino sgualcito e piedi scalzi, si muove sulla scena avanti, indietro e ai lati. I suoi piccoli gesti nervosi, quel suo grattarsi le gambe, già rivelano i suoi turbamenti interiori. Ogni tanto parlotta tra sé o sbocconcella un panino. Il suo sguardo spaesato racconta la ricerca di un qualche punto fermo nella sua vita.
Per prima cosa offre uova e pancetta alla padrona di casa che rifiuta tutto in malo modo, ferendo la sua sensibilità. Anna si arrabbia e vuole aprire le finestre della casa che puzza di pipì di gatto. Odia la sua camera ammobiliata, odia la signora Tavernini. Ciononostante le riferisce notizie sulla sua famiglia tanto è il desiderio di parlare con qualcuno. Si sofferma sul fatto che sua sorella Giuliana si sia fidanzata con un tizio che ha una casa di proprietà. Il suo chiodo fisso del possesso la porta a litigare con il padre perché ha ceduto la sua camera alla sorella e la spinge a mettersi insieme al ragioniere Tonino Scarpa che possiede una villa.


La scena in cui fa l’amore con Tonino per la prima volta è una grande prova attoriale. Anna si stende sulla poltrona della sua stanza e tutti i suoi gesti fanno credere che l’amante sia davvero sopra di lei. La Picello riesce a orchestrare infinite variazioni vocali e gestuali in modo assolutamente perfetto, dando forma all’invisibile. Il suo personaggio cambia spesso stati d’animo e atteggiamenti e lei li evidenzia con estrema intensità interpretativa e minuziosa cura dei particolari. All’inizio del monologo è un fuscello fragile, un fascio di nervi, gli occhi lucidi, la voce rotta che si sforza di non cedere al pianto. Quando è convivente, più o meno felice, lascia trapelare le sue soddisfazioni e la sua energia con una certa forza. Quando viene lasciata da Tonino cede alla follia che la spinge a trasformarsi in una antropofaga. Dal tragicomico si passa al surreale estremo. Il suo sguardo fisso e la sua determinata volontà di mangiarsi un po’ per volta il cadavere di Tonino impressionano per la calma e l’imperturbabilità di Anna che reclama una situazione definitiva. Le ossa del compagno le serviranno per dare fuoco alla casa e la morte chiuderà il cerchio della sua inutile esistenza.
[Foto di scena di Luigi Angelucci]
Scheda tecnica
Anna Cappelli di Annibale Ruccello. Regia di Claudio Tolcachir.
Con Valentina Picello.
Scene di Cosimo Ferrigolo. Assistente alla regia, Leone Paragnani. Direttore di scena, Gianluca Tomasella. Sarta, Benedetta Nicoletti.
Foto di scena di Luigi Angelucci.
Produzione: Carnezzeria. In coproduzione con Teatro di Bari, Teatro di Roma-Teatro Nazionale.
Visto al Teatro India di Roma il 24 gennaio 2025.