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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Sunset Boulevard, di Billy Wilder

 

Sunset Boulevard

di Billy Wilder, 1950

 

 

Sceneggiatura di Charles Brackett, Billy Wilder,
D. M. Marshman Jr.

 

Distribuzione Paramount Pictures

 

con William Holden, Gloria Swanson,
Erich von Stroheim, Nancy Olson

 

 

 

 

Il Sunset Boulevard si snoda per decine di chilometri dal centro di Los Angeles verso l’oceano (e purtroppo fa parte, nel suo ultimo tratto, di una delle zone devastate dai paurosi incendi del gennaio 2025). Dopo un lungo rettilineo, il viale taglia e circonda le celebri colline di Hollywood e Beverly ed è costellato dalle enormi ville dei miliardari locali, quasi tutti legati alle fortune del cinema, principale industria della metropoli californiana. Il Sunset Boulevard si chiama così perché procede da est a ovest, quindi verso occidente, verso il tramonto. Uno dei più grandi film mai prodotti ne ha preso in prestito il nome, usandolo come simbolo quasi ingenuo del destino dei grandi personaggi; in italiano il Viale del tramonto è diventato un’immagine comune per indicare la fine di una carriera e/o di una vita.

 

Sunset Boulevard, scritto e diretto nel 1950 da Billy Wilder, fu interpretato da una memorabile Gloria Swanson nel ruolo di Norma Desmond, regina del cinema muto incapace di rassegnarsi alla perdita della fama conquistata molti anni prima, dall’ottimo William Holden nei panni dello sceneggiatore squattrinato Joe Gillis, e da Erich von Stroheim, straordinario regista e attore della prima metà del Novecento, che qui interpreta l’onnipresente maggiordomo della diva, in realtà anche suo primo marito e regista, con il nome di Max von Mayerling. Il Viale del tramonto è già stato imboccato e abbondantemente percorso da Norma Desmond, che abita in una spettacolosa villa sul Boulevard.

La trama del film appare semplice, ma è densa di dettagli raffinati e degni di una seconda lettura. Una prima notevole singolarità è che il racconto inizia dalla fine e viene raccontato dapprima in terza, poi in prima persona dal defunto Joe, di cui dopo pochi minuti dall’inizio vediamo il cadavere che galleggia in una piscina. A ritroso, quindi, la voce ironica del protagonista racconta come si sia svolta la sua scandalosa relazione con Norma Desmond.

Sul doppiaggio in italiano ho, come sempre, enormi riserve; qui Holden riceve il teorico premio della “mitica” voce di Emilio Cigoli e Andreina Pagnani ce la mette tutta a ripetere la personalità di Swanson, ma sono tentativi malriusciti soprattutto se sentiti oggi; gli originali inglesi mantengono forza e senso, i doppiaggi italiani sono invecchiati e spesso ridicoli. La traduzione poi semplifica e appiattisce molto del senso della splendida sceneggiatura. Il film va visto e sentito in originale.

Sunset Boulevard ha sempre ottenuto un’ottima stampa e critiche spesso entusiastiche; su libri, su riviste di cinema e su siti web si possono trovare notizie di ogni genere. Alcuni particolari sono anche interessanti, come la tormentata storia della scelta degli attori, tra cui i rifiuti di Mary Pickford per Norma e di Montgomery Clift per Joe. E’ anche curioso e spesso interessante scoprire citazioni non evidenti e altri dati sulla nascita della trama, ma alla fine quello che conta è ciò che possiamo vedere, ed è una pietra miliare nella storia del cinema.

Joe, inseguito dai finanzieri che gli vogliono sequestrare l'automobile, si nasconde nel grande ma trascurato parco che circonda la villa di Norma Desmond. Alcuni equivoci fanno incontrare i due, che infine scoprono le reciproche identità, lei cinquantenne diva milionaria del cinema di qualche decennio prima, lui trentenne aspirante sceneggiatore, senza un soldo e senza lavoro. Norma vorrebbe riprovare col cinema, e lavora da tempo all’idea di tornare protagonista con una sua personale sceneggiatura sulle vicende di Salomè. Joe potrebbe aiutarla nella correzione del testo e per un certo periodo lo fa, guadagnando denaro ma vivendo una vita segregata nella villa di Norma, che chiaramente si è innamorata dello sceneggiatore. Tuttavia, in occasione del capodanno che il giovane decide di trascorrere fuori con i suoi vecchi amici, la donna tenta il suicidio e ottiene drammaticamente ciò che voleva: per salvarla Joe ritorna e da allora lavora solo con lei a scrivere il nuovo film; è diventato l’amante e il prigioniero di Norma.

Dopo qualche tempo, tuttavia, il giovane decide di riprovare la fuga, o almeno di scrivere segretamente un suo nuovo film insieme a Betty (interpretata da Nancy Olson), giovane amica che si sta innamorando di lui, e lo fa uscendo nascostamente di notte. Gelosa e possessiva, Norma lo scopre, telefona a Betty per smascherare Joe, che in un soprassalto di orgoglio fa venire la ragazza nella villa e le racconta la verità, facendola scappare. Joe prepara i bagagli per scappare anche lui, ma Norma disperata lo insegue, gli spara tre volte appena fuori dalla casa e lo fa cadere nella piscina dove appunto abbiamo visto, all’inizio del film, il cadavere del protagonista.

Come spettatori, abbiamo già potuto seguire Norma Desmond ex-diva di Hollywood in alcune scene in parte esilaranti in parte drammatiche: mentre gioca a bridge con altri grandi ex del cinema (tra cui Buster Keaton in persona ) e mentre rivive la propria celebrità negli studi della Paramount con Cecil B. DeMille (in persona), credendo per un equivoco di essere stata richiamata sul set. Ma ora, alla fine, Norma Desmond è l’assassina, guidata da Max tornato suo regista, che scende le scale della sua villa circondata dalla polizia che deve arrestarla. Crede di essere davanti alle cineprese di un nuovo grande film e chiede follemente un “close up”, un primo piano, avvicinandosi allo schermo. Come ha detto più volte, con i suoi occhi può esprimere qualunque sentimento, non c’è bisogno della voce.

Quest’ultima scena è tra le più citate e viste della storia del cinema, ma nel film un’altra sequenza è indimenticabile: quando Max rivela a Joe la propria identità, uno dei grandi registi del muto, primo marito della grande diva Norma Desmond e poi suo fedele servitore, o meglio guardiano della sua incipiente follia.

Il mio interesse per il film nasce naturalmente dall’intensissima qualità del soggetto, di fatto melodrammatico, comico e scabroso, sviluppato nella perfetta sceneggiatura firmata da Billy Wilder con Charles Brackett e D. M. Marshman Jr. Inoltre, mi sono convinto che il film possa anche essere letto in una chiave metaforica oltre che realistica, a prescindere dalle ovvie interpretazioni di tramonto della grande attrice e ingloriosa scomparsa del cinema muto. La sur-realtà della storia è avvalorata dalla voce narrante del defunto protagonista e dal tono iperdrammatico che avvolge alcune scene, sconfinanti nella pura commedia. Norma Desmond appare preda della follia, ma è in realtà la ricchissima erede di se stessa, è la donna che vuole ancora dominare e sentirsi osannata, ed è in ultimo l’assassina del giovane sceneggiatore del cinema nuovo, il cinema parlato. Potremmo persino dedurre e accettare che la voce narrante sia la voce di Joe vivo e vegeto, che ci sta facendo vedere il frutto della sua fatica di scrittore. Ma anche in questo caso, a vincere sarebbe sempre la vecchia diva, tuttora acclamata protagonista.

Vecchi contro giovani, quindi, nel 1950 come adesso e come sempre, a contendersi il primato di cultura, successo e denaro. Il vecchio si ritiene migliore, ma vorrebbe essere giovane; Norma si innamora di Joe e lo compra come amante, perché il giovane non resiste al fascino dei soldi. Il vecchio (si fa per dire, la ex-diva ha appena 50 anni ed è ancora una donna di grande fascino) non capisce il mondo nuovo e per difendersi lo accusa di essere falso; Norma dice di essere sempre “big”, grande, sono le immagini a essere diventate “small”, piccole. La demenza di Norma non è priva di saggezza, proprio come le accuse dei vecchi davanti alle idee dei giovani.



Dal 1950 a oggi il mondo ha continuato a cambiare con velocità molto superiori al passato e invece di essere sempre maestri, i genitori devono spesso imparare dai figli. Ma l’esperienza di vita non può essere cancellata: quando infine Joe, l’ipocrita che vorrebbe riconquistare il suo ruolo nel mondo, rivela a Norma la verità e mette in pubblico la sua follia, la donna è sempre la più potente, e lo uccide, e trionfa.

Certamente, la mia personale visione di Sunset Boulevard è diversa da quella comune, che si concentra sulla metamorfosi del cinema da muto a sonoro e sul destino delle prime dimenticate star, sconfitte dal tempo e dalle nuove scelte tecniche. Nel 1950 il film nacque sicuramente per dirci questo con la massima chiarezza, ma non a caso non è invecchiato; oggi possiamo vederlo anche senza alcuna nozione dei motivi per cui fu scritto, e apprezzarlo perché racconta qualcosa che è ancora attuale. Una qualità che appartiene solo ai capolavori.

 

 

 

 

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