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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Iago, di e con Roberto Latini

Il teatro Argot Studio celebra il suo quarantesimo anniversario con un programma d’eccezione. In questi giorni, a ridosso delle feste natalizie, accoglie nei suoi piccoli spazi una performance del supremo Roberto Latini, giunto a una maturità artistica di altissimo livello.

Iago, un concerto scenico con pretesto occasionalmente shakespeariano per voce dissidente e musica compiaciuta non è uno spettacolo nuovo, ha quasi trent’anni, ma non può che essere cresciuto rispetto alla versione del 1998 e a quella del 2007. L’arte scenica di Latini è frutto di un’incessante ricerca sull’uso della voce e sulla semantica della sonorità verbale, sull’uso dell’amplificazione e di strumenti elettronici capaci di produrre vari effetti sonori, sul corpo scenico dell’attore che viene abitato dall’ebbrezza delle passioni dei personaggi e, nel caso di Iago, anche dalla furia dell’odio e della gelosia e dalla brama di vendetta. Latini è corpo che canta e che danza, è voce che vibra, che si trasforma e che sa quando tacersi.

Più che di un adattamento dell’Otello, il testo è una partitura sonora della grande tragedia della parola di Shakespeare. Duello di linguaggi, perché anche Otello è un prestigiatore di parole che, attraverso i suoi racconti, fa innamorare di sé Desdemona. Ma qui il testo modello viene prosciugato al massimo e si concentra tutto sulle macchinazioni diaboliche di Iago.

Ancor prima di piantarsi in scena, Iago avverte il pubblico che "questa tragedia ha una sola voce, la mia". Intabarrato in un soprabito di pelle verde e con il volto graffiato da tagli verticali, Iago cammina avanti e indietro, tra l’entrata della sala e la scena, prima di diventare l’archetipo del Male. Confessa al pubblico le sue ragioni in veste di un uomo che non cerca il perdono, ma che vuole soltanto essere ascoltato e capito.

Il Moro ha nominato il più inesperto Cassio suo luogotenente, calpestando la sua meritevole esperienza militare. Iago ha subito un torto grave e ci tiene a sottolineare che un uomo al quale è stato negato un bene, non può che fare del male.

La scena è vuota. L’illuminazione di Max Mugnai essenziale. La musica di Gianluca Misiti perfettamente in sintonia con la performance vocale e fisica dell’attore. Latini afferra con energia il microfono che amplifica la sua voce dissidente plasmando con potenza il carattere satanico di Iago. L’attore più che recitare la parte di Iago, ne incorpora gli stati d’animo, le frenesie, le ossessioni, le diaboliche intuizioni. Adotta la stessa tecnica quando dà voce ad altri personaggi, ma questi hanno meno rilevanza rispetto al loro regista burattinaio.



Il suo corpo accompagna il parlare con movimenti apparentemente semplici, ma fortemente esplicativi dei tormenti che lo agitano. Quel suo spostare contemporaneamente i piedi a destra e a sinistra facendo risalire il movimento fino alle mani, quel suo improvviso rivoltarsi su sé stesso, quel suo piegarsi intorno al microfono che a volte maneggia come se fosse un’arma, sono la coreografia di un animo costernato, divorato dall’astio e non privo di sussulti ansiosi. Altre danze, talune anche un po’ comiche, danno forma alle gelosie e alle rivalità che scuotono altri personaggi.

La sonorità vocale è una musica dodecafonica. La voce amplificata a volte spezza in due le frasi, facendo riecheggiare a lungo la seconda parte o l’ultima parola di ciascuna. Una voce che si inabissa nella polisemia della parola e che fin troppo spesso ne ribalta il senso attraverso la menzogna. Una voce che muta in diversi toni a seconda del personaggio che riproduce vocalmente. Fermo, perentorio e spesso suadente quello di Iago, caustico quello di Otello, cartoonesco e infantile quello di Roderigo, profondo e vagamente animalesco quello di Brabanzio, smaccatamente servile quello di Cassio. Estensione, intensità, tonalità e intonazioni variano costantemente e Latini rivela una ricchezza di timbri veramente fuori dal comune.

I passi estratti dalla tragedia shakespeariana sono tradotti in un linguaggio moderno, non privo di moderate scurrilità e di battute riferite alla contemporaneità. Quando Iago attacca Cassio, lo accusa di aver ottenuto il suo grado leccando il culo a Otello, come fanno tutti quelli privi di valore che aspirano a ottenere promozioni e notorietà. Iago considera Otello un "caprone nero", uno che monta Desdemona come farebbe una bestia. Pur non essendone sicuro, dà per certo che il Moro sia andato a letto con sua moglie Emilia. Lo fa per acutizzare il suo odio furibondo e per accrescere il suo genio vendicativo.

Prima di tutto, Iago si precipita in piena notte insieme a Roderigo da Brabanzio per avvertirlo che Otello sta chiavando la figlia Desdemona. Il vecchio non ha il tempo di far pagare il conto a Otello perché i Turchi hanno invaso Cipro e il Moro deve partire con il suo esercito per difendere l’isola.

La seconda mossa di Iago consiste nel convincere Roderigo a partire insieme a tutti per Cipro, assicurandolo che Otello si stancherà di Desdemona e che questa accetterà di mettersi con lui che ne è pazzamente innamorato.

La terza macchinazione prevede che Roderigo faccia ubriacare Cassio e faccia scoppiare una rissa che privi il giovane luogotenente della stima di Otello e che induca Desdemona a prenderne le parti. Indizi luciferini che convinceranno Otello dell’infedeltà della moglie innocente. Iago, inoltre, uccide Roderigo per seppellire con lui il suo diabolico piano. La più nota questione del fazzoletto viene solo menzionata da Otello in procinto di strozzare Desdemona.



Quindi sono tre i movimenti dello spartito che Latini raccontata ansimando prima di proferire parola, oppure lasciandosi trascinare da un pungente sarcasmo che strappa qualche risata al pubblico. Tra l’uno e l’altro si inserisce il tragico frammento in cui Otello è ormai deciso a uccidere Desdemona, anche se lei lo implora di farla vivere un altro giorno o almeno il tempo per una preghiera. Straziante refrain che si ripete quasi a mettere in evidenza la natura compulsiva dell’immaginario di Iago. In precedenza aveva citato il Macbeth urlando la battuta "Iago ha ucciso il sonno", certo non il suo, come nel caso del regicida scozzese, ma quello di Desdemona e di Otello che muoiono quando è ora di addormentarsi. Il tragico finale ce lo ha in testa fin dall’inizio.

Iago che è drammaturgo, regista, attore e spettatore di sé stesso, conosce la funzione e la natura delle parole che sa usare come oggetti contundenti. Nel sobrio finale del suo spettacolo metateatrale, caratterizzato da un’assoluta sospensione del giudizio, Iago si limita a dire che da questo momento non dirà più una parola.

L’energia e la potenza espressiva di Latini attraversano le viscere e l’anima degli spettatori. Applausi fragorosi e insistiti manifestano il giusto entusiasmo per un capolavoro assoluto.

Foto di scena di M. Tomaiuoli

 

Scheda tecnica

Iago di e con Roberto Latini.

Musiche originali di Gianluca Misiti. Luci e direzione tecnica di Max Mugnai. Organizzazione e cura di Federica Furlanis. Foto di scena di Francesca Fravolini e Michele Tomaiuoli. Produzione: Libero Fortebraccio Teatro San Martino. Visto al Teatro Studio Argot di Roma il 19 dicembre 2024.

 

 

 

 

 

 

 

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