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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Non è un caso che Daria Deflorian abbia messo in scena La vegetariana, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo della scrittrice sudcoreana Han Kang, vincitrice del Premio Nobel 2024. La storia di Yeong-hye, una donna ordinaria e anche piuttosto scialba, che a un certo punto decide di non mangiare più carne, mettendo in subbuglio l’intera famiglia, sembra accordarsi pienamente alla sensibilità artistica della Deflorian. Lei che ha sempre scavato nei romanzi o nei film per portare in superficie piccoli frammenti di vita quotidiana capaci di raccontare i disagi e le distonie del vivere. Lei che ci ha sempre presentato figure apparentemente normali ma capaci di destabilizzare i valori condivisi. Basti pensare a Reality, ispirato al diario di una casalinga polacca e firmato Deflorian/Tagliarini nel 2012.
Oltre a curare la regia dello spettacolo, Deflorian coopera con la sceneggiatrice cinematografica Francesca Marciano nella stesura della versione teatrale e interpreta magistralmente la parte della sorella di Yeong-hye.
Nell’adattamento tre anni, tre punti di vista diversi, quello del marito della protagonista (Gabriele Portoghese), quello del cognato (Paolo Musio) e quello della sorella (Daria Deflorian) vengono compressi in due ore di spettacolo. Ogni personaggio è in prima e in terza persona. Ognuno dice le sue battute e, allo stesso tempo, si comporta come l’autrice ha scritto in qualità di narratore esterno. Nel libro la vegetariana è descritta dagli altri, nello spettacolo è in scena e mette in discussione con il suo comportamento la vita e i falsi valori che a malapena sorreggono gli altri tre.
Il grande fondale grigiastro tendente all’azzurro ideato da Gabriele Spanò lascia intravedere due stanze (un bagno e, forse, una cucina). All’inizio è l’interno della casa di Yeong-hye e del marito ma in seguito è tanti altri luoghi, puntualmente indicati in sovrimpressione.
Interpretata dalla sublime Monica Piseddu, Yeong-hye a un certo punto si stanca di fare la moglie ubbidiente e punta i piedi per terra. Scaraventa sul pavimento pezzi di carne impacchettati nella carta da freezer e dice al marito che non intende mangiare più carne. Sconvolto e quasi incredulo, l’uomo chiede spiegazioni e lei risponde che ha fatto un sogno. Un sogno grondante del sangue di animali macellati. La decisione di diventare vegetariana coincide con la ferma volontà di opporsi a un mondo violento, dove l’uomo uccide l’uomo e gli animali, dove l’uomo abusa dei più deboli e delle donne, possedendole e umiliandole. L’umanità è aggressiva e assassina e la sua scelta è un gesto di ribellione anche all’ordine familiare e alle consuetudini sociali.

All’inizio, si concede controvoglia al marito che non la ama e che l’ha sposata soltanto per garantirsi una vita tranquilla. Dopo si rifiuta e al marito che chiede perché, risponde “perché puzzi di carne”. La famiglia è incredula e il padre padrone, veterano della guerra in Vietnam, la costringe con la forza a mettere in bocca un pezzo di maiale arrostito. Lei lo sputa, prende un coltello, si taglia le vene e finisce all’ospedale. Non è che non voglia vivere, non vuole vivere come i suoi simili. In seguito rinuncia a mangiare tout court, lentamente si libera dei vestiti. Diventa sempre di più una presenza fantasmatica, gracile ed eterea. Vorrebbe diventare una pianta che si nutre soltanto di luce e di acqua.
Il cognato, videoartista fallito che vive sulle spalle della moglie, vuole filmarla mentre dipinge il suo corpo nudo. Musio rende molto bene la vigliaccheria del cognato che soddisfa le sue curiosità erotiche manipolando quel corpo inerme. Su una lavagna luminosa disegna pennellate di china colorata che germogliano sul corpo di Yeong-Hye. Le immagini sono molto suggestive ma la donna inizia misteriosamente a sentirsi e a comportarsi come un vegetale.
L’ultima parte vede la sorella di lei che si dirige verso l’ospedale psichiatrico dove Yeong-hye è stata ricoverata. Il suo è un intenso monologo interiore in cui esprime i suoi dolori e i suoi fallimenti, il peso di dover sostenere da sola una famiglia che altrimenti sarebbe crollata a pezzi, la sua incapacità di salvare la sorella che solo lei sa capire in profondità. Entrambe sono state malmenate dal padre quando erano piccole. Lei ha ingoiato il rospo, la sorella no.
Ora il corpo nudo di Yeong-hye assomiglia a una larva ma si è trasformato.
Parla alla sorella senza proferire parola e dice molto di lei e dei suoi carnefici riuniti intorno al suo capezzale. Fa capire alla sorella che forse sta vivendo dentro un sogno dal quale teme di risvegliarsi.
La surreale metamorfosi della donna in un vegetale ha qualcosa di mistico e di sacrale e avrebbe meritato un finale più consono al sacrificio estremo di una vittima della violenza umana.
[ Foto di scena di Andrea Pizzalis ]
Scheda tecnica
La vegetariana, Scene dal romanzo di Han Kang. Adattamento del testo: Daria Deflorian e Francesca Marciano. Una co-creazione con Daria Deflorian, Paolo Musio, Monica Piseddu, Gabriele Portoghese.
Regia: Daria Deflorian. Aiuto regia: Andrea Pizzalis. Scene: Daniele Spanò. Luci: Giulia Pastore. Suono Emanuele Pontecorvo. Costumi: Metella Raboni. Consulenza artistica nella realizzazione delle scene: Lisetta Buccellato. Collaborazione al progetto: Attilio Scalpellini. Direzione tecnica: Lorenzo Martinelli con Micol Giovannelli. Stagista assistente: Blu Silla.
Per INDEX: Valentina Bartolino, Elena De Pascale, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani. Comunicazione: Francesco Di Stefano. Produzione INDEX. In coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT/ Teatro Piemonte Europa, Triennale Milano Teatro, Odéon- Théatre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, Théatre Garonne, Scéne Europénne-Touluse.
Con la collaborazione di ATCL/ Spazio Rossellini, Istituto Coreano in Italia
Foto di scena di Andrea Pizzalis.
Visto al Teatro Vascello di Roma il 29 ottobre 2024.