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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La ragazza sul divano, di Jon Fosse per la regia di Valerio Binasco

 

 

La sospensione del tempo, l’attesa, la compresenza del passato nel presente, l’abbandono, la solitudine esistenziale, l’incapacità degli esseri umani di esprimere ciò che sentono. Questi, e ancora altri, i gangli tematici del teatro di Jon Fosse (Premio Nobel per la letteratura 2023). I suoi testi assomigliano a moderni spartiti, dove le musicalissime parole esprimono solo in parte il senso delle battute, lasciando al non detto il compito di dar voce al disagio dei singoli personaggi.

Giunto alla sua settima regia di opere del drammaturgo norvegese, Valerio Binasco sa bene come mettere in scena il suo autore più amato. La ragazza sul divano, approdata al Teatro Vascello di Roma e ora in tournée in Italia, ne è un’eloquente dimostrazione. Certo, si prende le sue libertà, attribuendo caratteri più mediterranei ai gelidi personaggi di Fosse. Gli attori sono liberi di gridare il loro scontento, di esternare i loro malesseri, perfino di gesticolare, ma sempre entro quei limiti suggeriti dalle rarefatte atmosfere della partitura testuale.

Dal suo profondo lavoro con un cast di attori di altissimo livello, dallo studio minuzioso delle pause e dei silenzi, dall’attenzione ai particolari della scena e delle luci curate da Nicolas Bovey, non poteva che risultare uno spettacolo di ampio respiro, capace di scandagliare i sentimenti dei personaggi accomunati dal tragico destino di essere stati abbandonati e dalla incapacità di arginare le loro sofferenze.

Il grande palcoscenico del Vascello è occupato da pochi elementi d’arredo, tutti molto distanziati tra loro. A sinistra, in prossimità della porta di casa, un frigorifero, verso il centro, dietro il divano del titolo, un carrello da spesa appoggiato sul lato di una lavatrice sormontata da un piano cottura, più a destra, un telo di garza dove la Donna (Pamela Villoresi) si sforza invano di dipingere un quadro che la rappresenti da giovane seduta sul divano, più in avanti un tavolino e due sedie usati prevalentemente da lei. Le luci sono fredde e appare subito chiaro che l’ambiente non sia la casa di un gruppo familiare che ci viva nel presente. I mobili da cucina servono solo per la sopravvivenza e sono il correlativo oggettivo delle numerose solitudini, legate al passato della Donna. C’è lei da giovane (Giordana Faggiano), seduta sul divano in perenne attesa del Padre (Fabrizio Conti) che fa il marinaio, la Sorella (Giulia Chiaromonte) che si veste da puttana e va al porto a rimorchiare chi le capita a tiro, la Madre ( Isabella Ferrari) che intreccia una relazione con lo Zio, il fratello del marito (Michele Di Mauro) e che non si cura più di tanto delle figlie. Insomma c’è il passato a stretto contatto con il presente della Donna che, abbandonata dal Padre, abbandona, a sua volta il Marito (Valerio Binasco) che, pur amandola, non riesce a contenere e, tanto meno, a capire la sofferenza della moglie. Quando la Donna non dipinge, il velatino scopre una stanza da letto dove la Madre vive la sua storia con lo Zio e poi prepara le valigie per fuggire con lui dal suo inferno quotidiano.

 

Nessun personaggio ha un nome proprio perché il male di vivere riguarda tutti. Nessuno vive la vita che avrebbe desiderato. Sono tutti più o meno soli e non riescono a comunicare. La vita di ognuno è monotona, un eterno ritorno di scelte sbagliate e di sogni irrealizzabili.

Il dramma non ha una trama lineare e si fonda su un dialogo continuo tra il presente della Donna che ricorda e osserva, e il passato di chi è ricordato e osservato.

Difficilissimo il compito degli attori che vestono i panni di personaggi, tutti un po’ fuori fuoco e circondati da luci e ombre.

Pamela Villoresi dà il meglio di sé nel dar vita alla Donna di mezza età in preda ai suoi strazi interiori. Fa la pittrice e con ampi movimenti delle braccia cerca di dar colore al dipinto che non riesce a terminare. Piano piano l’immagine viene oscurata da implacabili macchie di nero che accrescono la percezione del suo fallimento artistico. Ripete più volte che sa dipingere ciò che vede, ma non ciò che sente. L’attrice esterna il dolore della Donna con graduali segni di sconforto, alternati a guizzi di autoironia. Ma il suo confronto con il suo passato sfocia alla fine in un grido di dolore lacerante.

Il suo doppio da giovane, impersonato da una compiuta Giordana Faggiano, stupisce per la sua immobilità e i suoi occhi persi nel vuoto. Se ne sta sempre chiusa in casa, incollata sul divano, con indosso un maglione, mutande e calzini fucsia. A volte appare un po’ imbronciata, ma più spesso il suo sguardo fisso tradisce profondi pensieri sulla vacuità del suo esistere. Aspetta le cartoline del padre, provenienti da chissà dove e la sua unica funzione sembra essere quella di dire a chi entri dove siano gli altri.

La sorella maggiore, esuberante e sensuale, interpretata da una Giulia Chiaromonte scatenata, cerca di smuovere le acque e di sfiancare l’inerzia della ragazza che sembra scandalizzata dal suo abbigliamento provocante. La più grande cerca di dimenticare l’assenza del padre passando da un letto all’altro. Il suo comportamento a dir poco compulsivo, mette in imbarazzo la più piccola che si estranea dal mondo. Ma poi ci prova anche lei a indossare la minigonna rossa e il reggiseno nero con i buchi della sorella e si mette a ballare una specie di Tuca Tuca esilarante. Una concessione comica per il pubblico che, tuttavia, rivela una possibile presa di coscienza da parte della ragazza delle proprie capacità seduttive che più tardi le permetterà di sposarsi.



La Madre nevrotica di Isabella Ferrari sgrida spesso la figlia minore che non riesce a spiccare il volo, ma non si preoccupa per niente delle possibili cause della sua immobilità casalinga. Entra ed esce di casa per fare la spesa e garantire la sopravvivenza delle figlie. Centrata tutta su se stessa e incapace di vivere senza un uomo che le stia accanto, diviene l’amante del fratello del marito, perennemente assente. L’uomo, interpretato da un Michele Di Mauro in piena forma, appare molto goffo e impacciato. Uno che non sa che pesci prendere in un groviglio familiare così complesso. Ama il fratello, ma lo tradisce. Le sue riflessioni sulla durezza della vita in mare sono poesia pura e spiazzano il pubblico imbarazzato da certi suoi modi di fare inopportuni. Gli piace fare sesso con la moglie del fratello e i due si fanno cogliere in fallo dal Padre che ritorna proprio quando lo Zio la bacia tra le cosce. Il Padre se ne va per sempre, ma lo avrebbe fatto anche se li avesse visti in atteggiamenti meno scabrosi. In questo caso, Binasco ha calcato la mano su un tipo di comicità che, in parte, stona con la drammaticità e l’intensità espressiva della altre scene di grande bellezza visiva. La gestualità di ogni singolo attore è curata in ogni minimo dettaglio e molto spesso lascia immaginare il non detto che si annida in ogni battuta. La scena parla, a volte più dei dialoghi smilzi del testo. Parla attraverso la prossemica, l’uso sapiente delle luci che svelano stati d’animo, la musica che fa da eco a ciò che viene taciuto. Musica pop che varia da You don’t own me di Lesley Gore a una canzone di Lou Reed e che arricchisce anche la narrativa delle immagini.

La scena si spopola gradualmente ma inesorabilmente. Quando la Madre parte, la Donna subisce il suo secondo abbandono, evidentemente deleterio per la sua alienazione esistenziale. Ma non ci sono vie d’uscita per lei che rifiuta in modo categorico qualsiasi possibilità di cambiamento che la risollevi dal suo dolore, Rinuncia all’amore del marito e la riconciliazione finale con la madre morente non riesce a scalfire il suo vuoto interiore. Come gli altri personaggi, lascia fluire la vita così come viene, sottolineando quel fatalismo che sembra pervadere l’intero dramma. E le ferite che straziano la sua vita non si rimargineranno mai.

Applausi a piene mani.

 

Scheda tecnica

La ragazza sul divano di Jon Fosse, traduzione di Graziella Perin, regia di Valerio Binasco.

Con: Pamela Villoresi, Valerio Binasco, Giordana Faggiano, Fabrizio Contri, Giulia Chiaramonte, Michele Di Mauro, e con Isabella Ferrari. Scene e luci: Nicolas Bovey. Costumi: Alessio Rosati. Suono: Filippo Conti, Video Simone Rosset. Assistente regia: Eleonora Bentivoglio. Assistente costumi: Rosa Mariotti. Produzione: Teatrodi Torino-Teatro Nazionale, Teatro Biondo, Palermo. In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Colombine Teaterfőrlag.

Foto di scena di Virginia Mingolla.

Visto al Teatro Vascello di Roma il 13 aprile 2024.

 

 

 

 

 

 

 

 

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