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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il motivo per cui nel 2026 si ricorda il grande scultore Constantin Brancusi è il 150mo anniversario della sua nascita. Romeno diventato francese, Brancusi è considerato tra i maggiori artisti attivi nel XX secolo e a mio parere sicuramente lo scultore più dotato e interessante.
Con tempismo e determinazione il direttore della Neue Nationalgalerie di Berlino Klaus Biesenbach ha sfruttato il caso per cui il Centre Pompidou di Parigi, dove si trova la maggior collezione delle opere di Brancusi, è attualmente chiuso per restauri; Biesenbach ha quindi ottenuto un massiccio prestito di pezzi e documenti, con lo scopo dichiarato di rivelare e confermare in Germania la grandezza dello scultore.
Peccato che Biesenbach non lavori a Roma. Se l’offerta artistica di una città si misura dal numero e dalla qualità dei musei attivi e dal numero e dalla qualità delle occasioni espositive, Roma raggiunge sicuramente un punteggio altissimo grazie ai musei (compresi i Vaticani), mentre le numerose mostre che la città organizza sono di livelli molto alterni. Per fare un esempio, nella primavera del 2026 si possono visitare esposizioni pregevoli su Matisse, su Hokusai e sull’antico Egitto, ma d’altro canto nei Mercati di Traiano è stata allestita un’inqualificabile mostra di pochissime opere proprio di Brancusi, con l’aggravante di una collocazione e presentazione ai limiti del ridicolo.
Dal canto suo Berlino, che non cede punti a Roma per i musei, è complessivamente meno attiva nelle non molto numerose grandi mostre; tuttavia, difficilmente queste ultime possono deludere. E’ appunto il caso, da opporre alla discutibile scelta di Roma, della strepitosa celebrazione di Brancusi allestita nella Neue Nationalgalerie.
Il museo progettato da Mies van der Rohe oltre sessant’anni fa possiede già uno dei nove, o forse più, esemplari in bronzo dell’Oiseau dans l'espace, uno dei capolavori di Brancusi. Nella mostra attuale è esposto l’esemplare di Parigi, forse ritenuto di miglior qualità.
La mostra berlinese su Brancusi si svolge al piano terra della Galleria, destinato alle esposizioni temporanee, e certamente l’impressionante bellezza di questo enorme spazio accresce la qualità di ciò che viene esposto. Come nel 2021, quando la Galleria restaurata da David Chipperfield fu riaperta con una mostra su Alexander Calder, sembra quasi che questa immensa sala trasparente e altissima sia fatta per esporre sculture. Spetta poi ai curatori saper creare percorsi, raggruppamenti, piccoli dislivelli, per articolare al meglio la disposizione delle opere. Con Brancusi, le soluzioni adottate sono più che pregevoli ed efficaci, anche se personalmente avrei preferito una più tradizionale disposizione cronologica a quella tematica che è stata scelta. Ma a favore dei tecnici della Neue Nationalgalerie giocano sicuramente i risultati della carriera di Brancusi, che già nel 1910 aveva prodotto, o perlomeno abbozzato, le sue opere più rappresentative e che in seguito avrebbe effettivamente spesso rielaborato e approfondito gli stessi temi. Sicuramente la ricognizione di tutte le versioni dei suoi lavori è piuttosto complicata, soprattutto per la disinvoltura con cui lo scultore creava nuove copie e varianti dello stesso oggetto.




La Musa in alto, a seguire gli spazi della mostra e in basso un modello per la Colonna Infinita
All’ingresso, una vetrina curvilinea espone alcune teste prodotte in vari anni e in materiali diversi, tutte disposte in orizzontale, a partire da una soluzione quasi figurativa per arrivare a un vero e proprio uovo, liscio e purificato da ogni asperità. Sono in effetti varianti della celebre testa bronzea intitolata La Muse endormie (nata come ritratto) collocata in primo piano e usata come simbolo nei manifesti e nella copertina del catalogo. La testa della Musa riassume bene lo stile dello scultore, proprio perché in parte figurativa in parte astratta; e la sua lucentezza ha l’aspetto dell’oro (non escludo che a un’analisi chimica la scultura risulterebbe più un ottone che un vero bronzo, per la massiccia aggiunta di zinco nella lega di rame e stagno).
E’ esposta anche la Maiastra, un uccello presente nelle favole popolari romene, che diede spunto a Giulio Carlo Argan per una ispirata descrizione dell’arte stessa di Brancusi:
Ogni particolare descrittivo è eliminato: l’uccello non ha ali, non ha penne, non ha testa, non ha zampe. È soltanto una forma calibrata in modo da dare alla materia solida la qualità imponderabile della luce: la forma è simbolica nel senso che definisce simultaneamente, nella propria unità, una cosa particolare (l’uccello) e l’universale (lo spazio).
Avvicinarsi alla leggerezza dell’aria da un lato, e alla pesantezza della terra, dall’altro: sembrano queste le due ricerche del maestro. Sublimare il movimento e la velocità di un uccello, trasformandolo in una freccia di luce, ma intanto ragionare sulla durezza e il peso del marmo e del legno, trasformati in dure forme geometriche dalla mano dell’uomo.
La collocazione storico artistica di Brancusi, che non accettava di trovarsi inserito in un movimento o corrente, potrebbe comunque essere ricondotta alle avanguardie storiche e in particolare al Cubismo. Qualche somiglianza con Modigliani e Picasso esiste sicuramente, ed è simile il percorso che stilizza e sintetizza la iniziale figuratività (Brancusi fu anche allievo di Rodin a Parigi, ma lo abbandonò in brevissimo tempo).
La sintesi delle forme giunge con lui a un livello puro ed essenziale, ma non trascende nell’astrazione totale; le sue figure di uomini e animali mantengono sempre un aspetto figurativo, una geometria di fondo che ne consente la riconoscibilità. Un volto mantiene le pieghe degli occhi e del naso, un uccello la linea delle ali, un cigno il volume del collo, una tartaruga la grande curva del guscio, un pesce la forma ovale del corpo.

A sinistra L'uccello nello spazio nell'esposizione e a destra ingrandita la Maiastra

Altri dettagli della mostra, con evidenza sui piedistalli
Appare evidente anche la ricerca di un modulo perfetto, che possa ripetersi come nella Colonna infinita costruita in Romania; Brancusi sembra trovarlo nella disposizione rovesciata o speculare di tronchi di cono e di piramide, in qualche modo associabili ai capitelli antichi e a oggetti comuni del mondo contadino da cui lui stesso proveniva.
Una particolare attenzione, proprio in chiusura del percorso, è prestata a un’opera cinetica, ovvero in movimento su un grande piatto circolare (che non può non ricordare certi esperimenti dei surrealisti, primo fra tutti il grande amico di Brancusi, Marcel Duchamp). Qui una base circolare fa ruotare (ogni dieci minuti, per un minuto, nella scelta del museo) uno tra gli oggetti di bronzo-ottone più luminosi e ambigui di Brancusi, Leda, ovvero il cigno-Zeus della mitologia. Gli animali trasfigurati in forme essenziali sono tra i soggetti più affascinanti del maestro e i curatori della mostra li hanno selezionati in un’area tematica che, come le altre, ha una sua propria vita e un respiro.
Interessante è anche osservare i piedistalli originali che Brancusi creava per i suoi pezzi, talmente elaborati da diventare essi stessi oggetti da esporre; il supporto, in alcuni casi, è allo stesso livello estetico dell’oggetto! I materiali degli uni e degli altri sono indice delle capacità tecniche dell’esecutore: pietra e legno da scolpire, gesso e metalli da plasmare.


In alto, metallo e legno in combinazione; in basso la Leda sul piatto rotante e il portale dello studio parigino.
E a proposito di tecnica, il direttore della Galleria berlinese è orgoglioso di aver ricostruito, al centro della sala, un pezzo del celebre studio parigino di Brancusi. Celebre perché frequentato dagli amici dello scultore e da possibili clienti, e celebre per la particolare passione con cui veniva sistemato. Sembra che Brancusi, dopo la vendita di un pezzo esposto, tendesse a sostituirlo con qualcosa di affine o con un’altra versione, proprio perché anche lo studio stesso era visto come un’opera d’arte.
Nell’allestimento berlinese, dentro lo studio ci sono fotografie, lettere e documenti della vita di Brancusi. E’ stato ricostruito anche il rustico accesso dello studio, in legno, mentre un filmato, al centro, mostra il maestro in azione, simile a un muratore con scalpelli, seghe a mano e seghe elettriche, che lavora su blocchi di pietra, maneggiati con destrezza ed evidenti capacità muscolari. Del resto, si sa che Brancusi sin da ragazzo faceva, ove possibile, tutto da solo.
Un operaio-scultore certamente, ma un artista sublime.
Nota
Vale la pena di ricordare che nel 1926 Brancusi fu protagonista, insieme alle autorità doganali di New York, di una vicenda quasi umoristica. L’Oiseau in metallo che stava portando in America fu bloccato alla dogana perché ritenuto uno strumento di cucina, o comunque un utensile e non un’opera d’arte (libera da tasse), e quindi soggetto al pagamento del dazio. Pagata la cospicua cifra, Brancusi insieme a Duchamp (che aveva viaggiato con lui) intentò e vinse una causa, al termine della quale la giuria riconobbe l’oggetto come opera d’arte. Una decisione storica che accettava la non figuratività come elemento artistico.
Nel fotomontaggio dell’artista tedesca Hannah Höch si evidenzia il problema di riconoscibilità dell’arte moderna. E’ arte o soltanto ferramenta?

Scheda tecnica
Brancusi, Neue Nationalgalerie, Potsdamerstrasse, Berlino.
Dal 20/03/2026 al 09/08/2026. Chiusa il lunedì, aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, eccetto il giovedì dalle 10 alle 20.
Biglietto intero 16,00 €, ridotto 8,00; con le altre mostre 20,00 €, ridotto 10 €.