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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Luoghi, Mostre, Eventi

Tre parchi d'arte nella terra degli etruschi

 

Niki de Saint Phalle Daniel Spoerri

 

Alcune zone d’Italia hanno la fortuna, non sempre meritata, di un paesaggio ancora selvatico e di insediamenti umani relativamente modesti per quantità, anche a livello storico. E’ il caso di alcune aree di difficile abitabilità, devastate nel corso dei secoli passati dalla malaria, come la Maremma toscana e laziale. Non a caso sono tuttora, insieme all’interno della Sardegna, le aree meno densamente popolate della penisola.

Questi territori sono stati amati da molti artisti, anche in epoca moderna. Alcuni personaggi in grado di fare acquisti importanti hanno trovato qui la loro sede di lavoro, come l’americano Cy Twombly che comprò l’intero palazzo Altemps a Bassano in Teverina, il francese Balthus il castello Monaldeschi nei pressi di Montecalvello e l’italiano Pier Paolo Pasolini la Torre di Chia. Ma c’è anche chi è intervenuto direttamente sul territorio, organizzando veri e propri parchi artistici, in particolare la franco-americana Niki de Saint Phalle e il romeno-svizzero Daniel Spoerri.


Localizzazione dei tre parchi

Il Giardino dei Tarocchi che la celebre Niki costruì con il marito Jean Tinguely vicino a Capalbio, e il Giardino di Daniel Spoerri che l’artista inventò sotto il Monte Amiata hanno in realtà un antenato comune, che potrebbe essere stato idealmente all’origine di entrambi, ovvero il cosiddetto Parco dei mostri di Bomarzo. Se si guarda una carta geografica, i tre luoghi – tutti aperti al pubblico con tanto di biglietto d’ingresso - non sono lontanissimi e potrebbero far parte di un originale e insolito itinerario di viaggio.

Il Parco dei mostri è un esemplare episodio artistico del manierismo cinquecentesco, con architetture e sculture in grado di riassumere bene il gusto spettacolare e spesso enigmatico di quell’epoca. Statue grottesche e case sbilenche attraggono i visitatori oggi come ieri, soprattutto in virtù di uno stile nel complesso uniforme, fatto di materiali omogenei e di precisi richiami alla decorazione rinascimentale, qui trattata con leggerezza e gusto del paradosso. Voluto dal principe Vicino Orsini e affidato all’architetto Pirro Ligorio nel 1552, le scelte iconografiche tendono al sovrannaturale, inteso come creazione di animali fantastici e di luoghi impossibili. Il parco è esteso, di per sé piacevole per una salutare passeggiata all’aperto in una zona lontana dall’abitato e dal traffico, naturalmente reso più attraente dalle stravaganze che si incontrano.

Ecco allora le sculture (nella pietra locale, il tufaceo peperino) di due sfingi, di Ercole e Caco, di una enorme tartaruga, di una Nike, di una balena che esce dal terreno, delle tre Grazie e di Venere, di Nettuno, di Cerere, di un elefante, di un drago, di Cerbero, di una Furia. Le statue sono collocate lungo un percorso più o meno lineare e insieme alle architetture in qualche modo lo segnano, ma senza una logica apparente; va anche sottolineato che – restaurate solo nel Novecento – molte di queste opere sono comunque piuttosto logore, e altre ancora sono definitivamente rovinate e illeggibili.

Alcune opere del Parco

Il rapporto tra scultura e architettura nel Parco è intenso, ad esempio è difficile stabilire se il celebre Orco sia una grande statua in cui si entra o un’architettura di aspetto mostruoso, e lo stesso vale per la bizzarra testa di Proteo sormontata da un orcio e con la bocca spalancata. Ci sono anche una Fontana con al centro Pegaso lanciato in volo, un bellissimo ninfeo e un piccolo teatro, ma c’è soprattutto l’architettura di una casa pendente, che può far pensare effettivamente a una dichiarazione di irrazionalità piuttosto che di bizzarria. Non è ancora stata trovata una chiave per ricostruire e interpretare le volontà del principe e del suo architetto, ma nel complesso la fuga verso un mondo fiabesco e mitico sembra la lettura più semplice da seguire.

La pianta del Sacro Bosco di Bomarzo (questo il suo nome ufficiale) può dare un’idea della quantità di cose da vedere e del divertimento implicito nella visita. Sul web la voce https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_dei_Mostri contiene molte notizie e immagini e anche la trascrizione delle iscrizioni sparse qui e là, che in definitiva sembrano confermare il sogno di Vicino Orsini di aver creato una delle nuove meraviglie del mondo.


Pianta del Parco dei Mostri (Sacro Bosco)



Il Giardino dei Tarocchi si trova nel comune di Capalbio, provincia di Grosseto, ma a due passi dal confine con il Lazio, un tempo tra Toscana e Stato pontificio. Aperto al pubblico nel 1998 dopo quasi venti anni di lavoro, è il frutto maturo dell’attività di Niki de Saint Phalle (1930 - 2002), già a quel tempo famosa creatrice di statue femminili coloratissime, le Nanas. Per il Giardino, fu aiutata dal marito Jean Tinguely (che morì peraltro prima della chiusura dei lavori) e da alcuni altri artisti, tra cui l’architetto Mario Botta che progettò l’ingresso, ma Niki mantenne il controllo totale della progettazione.


Pianta del Giardino dei Tarocchi

Il talento e la fantasia dell’artista, a prescindere dalle sue idee in materia di simboli e credenze, erano straordinarie e, con l’aiuto di quel grande meccanico che era suo marito, conseguirono la solidità del ferro e della pietra. Con il Giardino Niki ottenne e realizzò il sogno della sua vita, rendendo visibili quelle che erano le sue convinzioni in una realtà magica ed esoterica, in particolare ovviamente nel merito delle qualità divinatorie dei tarocchi.

Il mazzo di carte dei tarocchi, inventato probabilmente nel XV secolo, è formato da 78 figure, 22 dette i Trionfi o gli Arcani Maggiori, e 56 dette gli Arcani Minori. Le prime 22 sono le più importanti e immaginifiche, e Niki le ha ovviamente scelte come suo riferimento creativo. Ecco quindi che il Giardino si compone di un percorso tra 22 opere d’arte ovvero, Il Matto, Il Bagatto (Il Mago), La Papessa, L'Imperatrice, L'Imperatore, Il Papa, Gli Amanti (La scelta), Il Carro, La Forza, L'Eremita, La Ruota della Fortuna, La Giustizia, L'Impiccato, La Morte, La Temperanza, La Torre, Il Diavolo, La Stella, La Luna, Il Sole, Il Giudizio, Il Mondo. Solo a leggerne i nomi (peraltro non sempre univoci nella storia dei tarocchi), si può immaginare la varietà di soluzioni che sono state loro connesse nel corso dei secoli. I tarocchi sono figure sulle carte, ma Niki ne oltrepassa nettamente la visibilità puramente bidimensionale e ottiene “risultati plastici” di estrema varietà, tra colori, dimensioni e materiali diversi.

Meglio che di risultati plastici in effetti si deve parlare di grandi sculture e di piccole architetture, agganciando per ispirazione le opere - a mio parere - più a Bomarzo che al Parco Guell di Barcellona, spesso indicato come ispirazione primaria dell’artista. E non si deve dimenticare anche la pittura di Klimt.

Alcune opere del Giardino dei Tarocchi

L’uso dei mosaici di vetro e ceramica come rivestimento, la dinamicità degli interventi architettonici in un cemento armato artigianale e i materiali di risulta usati per creazioni fantastiche condizionano l’aspetto visivo e strutturale nel Giardino. Il significato di ogni opera, sicuramente importante per Niki, può anche sfuggire o essere ignorato, perché nella ricerca dell’artista l’impatto visivo restò sicuramente fondamentale. Volendo, naturalmente, ci sono testi e siti appositi per soddisfare la curiosità del visitatore (ad esempio https://it.wikipedia.org/wiki/Giardino_dei_Tarocchi), ma – nella mia opinione – è più facile dimenticarli che provare a connettere le intenzioni esoteriche di Niki con ciò che vediamo. E ciò che vediamo è di per sé straordinario, un gioco continuo di effetti, luci, dislivelli, visuali, riflessi, rumori.

La visita è in ogni caso – come per Bomarzo – divertente e sorprendente, e dal lato artistico sicuramente di alto livello.



Meno facile da raggiungere, più isolato e segreto e anche più grande, è sicuramente il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano, sotto il Monte Amiata. La via Cassia, spettacolare e con un traffico minimo, conduce da queste parti, ma gli ultimi chilometri sono abbastanza impegnativi. Il terreno acquistato da Spoerri nel 1992 è ampio, circa 16 ettari, e include più di cento opere di oltre cinquanta artisti scelti dall’artista, che resta peraltro l’autore della maggior parte.



Pianta e opere del Giardino di Daniel Spoerri
(clic per ingrandire)

Spoerri (1930 – 2024) negli anni Novanta era già un personaggio illustre nel panorama artistico internazionale, dopo una vita nomade e una carriera singolare che da giovane lo aveva visto anche coreografo, ballerino, poeta e cuoco di livello. Non a caso le sue opere più note erano, e sono, i tavoli appesi in verticale completi dei resti incollati di pranzi o cene, tra vettovaglie e avanzi di cibo. L’idea del riciclo di oggetti usati fa parte del Nouveau Réalisme francese, di cui Spoerri era stato tra i fondatori insieme, curiosa coincidenza, a Tinguely. Romeno di nascita e svizzero di adozione, ma molto francese e molto dadaista artisticamente, Spoerri si era innamorato di quel paesaggio toscano sotto l’Amiata e decise di lavorare intensamente, a più di sessant’anni d’età, per creare un luogo magico e fantastico. Le sue opere fatte di di scarti insieme a quelle di amici invitati a collaborare sono collocate in un ampio terreno ondulato che include varie costruzioni adattate a residenze (per giovani artisti, secondo una bella tradizione). Non mancano i laboratori e i depositi, e un ristorante molto specializzato, proprio come voleva il gastronomo Spoerri fondatore del movimento Eat Art. Il tutto è dal 1997 amministrato da una fondazione attiva e riconosciuta, ben guidata anche dopo la morte del maestro.

La visita del Giardino è lunga e di grande interesse, ma ovviamente bisogna guardare bene la mappa di riferimento per non perdersi qualcosa e – prima di programmare la gita – controllare le previsioni del tempo. Spoerri ha saputo mescolare con gusto molte idee e molte tendenze, da un lato cercando l’imitazione della natura grazie a interventi figurativi, dall’altro enfatizzando il ruolo dell’uomo dentro la natura.

Il Sentiero murato labirintiformdi Spoerri

Come esempi di riferimento, l’opera Sentiero murato labirintiforme è la più fotografata dai visitatori e la più ampia, estesa per varie decine di metri. Riproduce in rilievo, tramite un muretto di pietra, uno dei misteriosi petroglifi di epoca pre-colombiana ed è possibile tanto camminarci sopra quanto osservarla dall’alto (pochi metri) di una piattaforma. Dall’intervento di tipo ambientale e misterioso si passa anche a invenzioni bizzarre come la ricostruzione grossolana, infilata in mezzo agli alberi e fatta di lamiere e putrelle e rimasugli vari, della camera d’albergo dove Spoerri visse per anni a Parigi.


Alcune opere del Giardino di Spoerri

Tra gli ospiti, molti hanno per così dire imitato lo spirito del Nouveau Réalisme, ma ci sono eccezioni; si va comunque da interventi multipli e di ragguardevoli dimensioni, a oggetti più piccoli. Nelle mie fotografie scattate nel 2024 si può cogliere qualcosa dell’aspetto generale, ma il mio consiglio è di consultare l’elenco di tutte le opere sulle pagine web Giardino_di_Daniel_Spoerri e Sito ufficiale del Giardino

 

 

Scheda tecnica

 

Sacro Bosco (Parco dei mostri), Bomarzo (VT), è aperto tutti i giorni dell’anno con orario continuato da lunedi a domenica. Nei mesi di Novembre, Dicembre, Gennaio, Febbraio: 09.00 – 17.00, da Marzo (con ora legale) a Settembre: 09.00 – 19.00, Ottobre: 09.00 – 18.00, (con ora legale) 09.00 – 17.00 (con ora solare).
Biglietto intero 15 euro, varie riduzioni.

 

Il Giardino di Daniel Spoerri, Seggiano (GR), è aperto normalmente dal mese di marzo sino a ottobre, mentre in inverno è chiuso ma con periodi eccezionali di apertura durante le vacanze di Natale, dalle 10 alle 20; meglio controllare sul sito danielspoerri.org.
Biglietto intero 14 euro, varie riduzioni.

 

Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (GR), è aperto tutti i giorni dal 1° aprile al 15 ottobre dalle 14.30 alle 19.30.
Biglietto intero 15 euro, varie riduzioni.





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