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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Luoghi, Mostre, Eventi

The Clock, di Christian Marclay

Ho un vago ricordo di come e quando nel 2011 The Clock di Christian Marclay vinse il Leone d’oro alla Biennale d’Arte di Venezia, ma sicuramente ho dimenticato molto in fretta quel premio assegnato a un’opera che - detto in due parole - appariva più stravagante che interessante: un montaggio lungo 24 ore di orologi che mostrano il progredire del tempo nell’arco appunto di un’intera giornata. Veniva in mente l’”esperimento” di Warhol che fece un film statico di 8 ore inquadrando soltanto l’Empire State Building; “esperimenti”, cioè spunti stravaganti destinati normalmente a far parlare di sé senza che nessuno poi li veda davvero.

E invece The Clock, tuttora in giro per il mondo, visibile solo in musei o sale espositive, è un capolavoro assoluto, che diverte, incuriosisce e ti costringe a riflettere su cos’è il cinema, su cosa è il tempo e soprattutto su cosa è la nostra vita nel tempo. Un trattato di filosofia o un teorema di fisica non potrebbero definire meglio l’argomento di quanto non faccia quest’opera singolare.

Va quindi subito chiarito che non si tratta affatto della semplice visione di diversi orologi per un totale di 24 x 60 = 1440 minuti, ma di spezzoni di film e telefilm nei quali appare anche un orologio che segna un’ora precisa; grosso modo queste clip durano tra 2 e 20 secondi. Selezionate dall’artista e da sei assistenti durante tre anni di lavoro, oltre dodicimila frammenti di film e telefilm tratti da DVD vengono a formare il più inconcepibile dei lungometraggi. Lavoro certosino e maniacale, il film viene proiettato (nel mio caso alla Neue Nationalgalerie di Berlino, in uno spazio attrezzato - come sempre vuole Marclay - con divani Ikea a tre posti) esattamente secondo l’ora locale; pertanto, incredibilmente, l’ora che vediamo sullo schermo corrisponde anche all’ora del nostro orologio. Qualcuno ha scritto che The Clock è infine essenzialmente un orologio: ed è proprio vero.

Il dubbio tuttavia che la faccenda possa risultare al massimo grado noiosa permane, ed è davvero una fortuna che io abbia seguito l’istinto e sia andato a vedere il film alle 14 circa di un giorno di dicembre, per circa 90 minuti. Ci sono poi tornato due giorni dopo a mezzogiorno per altre due ore, e non ho potuto per vari motivi tornarci ancora come avrei voluto. La mania di precisione dell’autore obbliga il museo a non modificare l’orario del film, che quindi segue l’orario di apertura del museo, nel mio caso dalle 10 alle 18 a Berlino; lo stesso Marclay peraltro concede la sua opera solo se per almeno una giornata la sala resterà aperto 24 ore consecutive, cosa che a Berlino era possibile due volte: troppo poche in effetti.

In definitiva ho visto un totale di circa 210 minuti sui 1440 totali, e probabilmente un migliaio di frammenti di film che mostravano le ore tra le 12 e le 15,30. E’ solo una parte dell’opera, ma credo di poterne lo stesso parlare con una discreta approssimazione.

Dopo la prima visione del film la curiosità mi ha spinto a cercarne recensioni sul web e ne ho trovare parecchie (nessuna relativa a proiezioni in Italia peraltro, se si eccettua la Biennale di Venezia). I giudizi sono spesso entusiasti, ammirati, comunque molto positivi, proprio come il mio. Direi nel complesso che due sono le qualità eccezionali riconosciute da tutti a Marclay: la prima sta nella meticolosità estrema del lavoro compiuto che ha consentito un risultato sorprendente e quasi incredibile, la seconda sta nell’effetto ancor più sorprendente che la successione di tante immagini produce, un effetto ipnotico e straniante. 



Il fatto è che Marclay non si è limitato a cercare immagini tali da creare la successione del tempo, ma le ha spesso mescolate in modo tale da spiazzare le attese dello spettatore; una porta si apre davanti al personaggio di un film, un attimo dopo vediamo qualcuno di un altro film che cammina, ma poi torna il primo personaggio con la sua scena e a noi sembra di cogliere un rapporto tra i due, al di là dell'effetto a volte comico e/o straniante. In questa ricerca di un senso ci rendiamo conto che proprio a questo modo funziona la nostra relazione col mondo degli altri, nell’illusione di un rapporto che non esiste affatto e che è frutto soltanto del nostro desiderio. L’influsso del Surrealismo e di quanti hanno lavorato artisticamente sui valori della psicoanalisi è evidente in The Clock.

Per quanto poi ho potuto vedere e ricostruire, l’opera di Marclay – che ci ha lavorato tra il 2007 e il 2010 – non può che saltuariamente proporre scene tratte da film di argomento storico (unica possibilità, l’immagine di orologi su torri e campanili e qualche pendola) e ignora l’uso attuale dei telefoni cellulari spesso usati anche come orologi. Il generico aspetto disomogeneo delle clip viene in realtà parzialmente unificato da questi limiti, e direi che la gran parte delle scene rientra nell’arco temporale del Novecento.

Ipnotico e coinvolgente: questi due aggettivi si adattano bene a The Clock. Mentre guardiamo il susseguirsi delle scene, la nostra attenzione è ovviamente per le lancette o le cifre che segnano il tempo, ma insieme ascoltiamo le voci degli attori, cerchiamo di ricordarci se quel film o telefilm lo abbiamo visto, e nella scena successiva troviamo assurdamente un senso di conseguenza. Nessuna conseguenza esplicita può esserci, ma proprio come accade davanti a un quadro di Max Ernst la nostra osservazione fornisce una spiegazione, che è diversa da quella di un altro osservatore ed è diversa da quella dell’autore.

Si cede all’immagine e alla sequenza illogica dei frammenti. Soltanto il tempo li accomuna e li unisce, ma ci rifiutiamo di accogliere una spiegazione così banale. Per questo vedere The Clock è un’esperienza intellettuale di rara efficacia e potenza, un’immersione spericolata nei passi progressivi che formano la nostra vita.

 

Una fonte sorprendente per ricapitolare i film e telefilm usati in The Clock è un sito web, creato da un qualche lucidissimo ammiratore (che accetta peraltro la collaborazione di altri), in grado di riassumere rapidamente quello che si vede, pezzetto per pezzetto, e proprio come nell’opera sincronizzarsi con noi che leggiamo. Al sito, che inserisco integralmente qui sotto, mancano alcune notizie, soprattutto per la parte notturna, chiaramente perché è la parte visitabile e visibile – come detto - con maggiori difficoltà.

 

Va anche sottolineato che Christian Marclay, americano (ma vive a Londra) nato nel 1955, appartiene a quella generazione di artisti che ha cercato nel rapporto tra arti diverse una chiave di lettura per il nostro tempo. Marclay ha proposto connubi e interazioni tra la musica e le arti visive, giungendo al punto – a quanto leggo – di far suonare dischi in vinile rotti e di assemblare registrazioni video in modo casuale (potrei dedurne una matrice duchampiana). Sicuramente The Clock è comunque la sua opera più importante e conosciuta.

 

Dalla voce The Clock della Wikipedia inglese cito poi queste notizie: 

Marclay inizialmente aveva preso in considerazione l’idea di realizzare The Clock come un’opera d’arte pubblica. Tuttavia, le difficoltà legate all’illuminazione e al suono la resero impraticabile. Marclay fornì ai musei specifiche precise per le sale di proiezione delle mostre. Desiderava che il video fosse proiettato su uno schermo di 6,4 m × 3,7 m, in una stanza con divani bianchi IKEA.
La presentazione dell’opera divenne una fonte di attrito tra Marclay e alcuni musei. The Art Newspaper riportò che il direttore del LACMA, Michael Govan, voleva proiettarla sull’edificio del museo, ma il LACMA negòpoi di aver suggerito una proiezione all’esterno. Marclay non pprovò anche altre sedi di proiezione proposte dal Museum of Fine Arts di Boston e dalla Tate. Per garantire che fosse proiettato il video completo, egli richiese che i musei accettassero di rimanere aperti per tutte le 24 ore almeno in un’occasione durante il periodo di esposizione.

 The Clock debuttò il 15 ottobre 2010 presso la galleria White Cube nel centro di Londra. Da allora ha attirato centinaia di migliaia di visitatori e ha ottenuto un successo trasversale anche al di fuori del pubblico abituale d’arte. La Paula Cooper Gallery lo espose all’inizio del 2011, attirando 11.500 visitatori nell’arco di un mese. A metà del 2012, il Lincoln Center for the Performing Arts lo presentò a 18.000 persone nell’arco di sei settimane. Il MoMA promosse intensamente la sua esposizione con una “Silent disco”, una festa di Capodanno e un account Twitter dedicato, @TheClockatMoMA. La mostra, della durata di un mese, attirò oltre 40.000 persone.




Proiezioni di The Clock dal 2010

15 October to 13 November 2010 – White Cube, London, England

9 December 2010 to 13 February 2011 – Leeum, Samsung Museum of Art, Seoul, South Korea

21 January to 19 February 2011 – Paula Cooper Gallery, New York City, New York, US

16 February to 17 April 2011 – Hayward Gallery, London, England

24 February to 25 April 2011 – Garage Center for Contemporary Art, Moscow, Russia

20 May to 31 July 2011 – Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California, US

4 June to 27 November 2011 – Corderie dell'Arsenale, Venice Biennale, Italy

6 August to 6 November 2011 – Yokohama Museum of Art, Yokohama, Japan

23 August to 22 October 2011 – Israel Museum, Jerusalem

3 to 5 September 2011 – Centre Pompidou, Paris, France

16 September to 31 December 2011 – Museum of Fine Arts, Boston, Massachusetts, US

30 March to 6 August 2012 – Musée des Beaux-Arts du Canada/National Gallery of Canada, Ottawa, Ontario, Canada

29 March to 3 June 2012 – Museum of Contemporary Art, Sydney

13 July to 1 August 2012 – Lincoln Center, New York, New York, US

24 August to 9 September 2012 – Kunsthaus Zürich, Zürich, Switzerland

21 September to 25 November 2012 – Power Plant Contemporary Art Centre, Toronto, Ontario, Canada

21 December 2012 to 21 January 2013 – MoMA, New York, New York, US

27 January to 7 April 2013 – Wexner Center for the Arts, Columbus, Ohio, US

6 April to 2 June 2013 – San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco, California, US

23 July to 19 October 2013 – Israel Museum, Jerusalem

11 October 2013 to 5 January 2014 – Winnipeg Art Gallery, Winnipeg, Manitoba, Canada

22 February to 20 April 2014 – Musée d'art contemporain de Montréal, Montreal, Quebec, Canada

6 March to 18 May 2014 – Guggenheim Museum Bilbao, Bilbao, Biscay, Spain

9 to 25 May 2014 – SALT Beyoğlu, Istanbul, Turkey

14 June to 25 August 2014 – Walker Art Center, Minneapolis, Minnesota, US

13 February to 12 April 2015 – Art Gallery of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada

5 March to 19 April 2015 – Cultural Centre of Belém, Lisbon, Lisbon, Portugal

5 July to 7 September 2015 – Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California, US

17 September 2016 to 29 January 2017 – Museum of Fine Arts, Boston, Massachusetts, US

10 November 2016 to 4 December 2016 – Contemporary Arts Center, New Orleans, Louisiana, US

1 June to 3 September 2017 – Copenhagen Contemporary, Copenhagen, Denmark

20 September to 19 November 2017 – Instituto Moreira Salles, São Paulo, Brazil

20 February to 30 June 2018 – Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv, Israel

14 September 2018 to 20 January 2019 – Tate Modern, London, England

23 January to 10 March 2019 – Australian Centre for the Moving Image, Melbourne, Australia

5 July to 22 September 2019 – The Polygon Gallery, North Vancouver, Canada

25 June to 18 July 2021 – Le Plaza, Geneva, Switzerland

26 June 2021 to 20 March 2022 – LUMA Arles, Arles, France

8 November 2024 to 11 May 2025 — MoMA, New York, New York, US

14 March to 25 May 2025 — Kunstmuseum Stuttgart, Stuttgart, Germany

02 May to 22 June 2025 — Listasafn Islands, Reykjavik, Iceland

11 November 2025 to 18 January 2026 — Neue Nationalgalerie, Berlin, Germany

 

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