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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Luoghi, Mostre, Eventi

Il Moncalvo e la sua bottega

 
Fig. 1


Per gli amanti dell’arte della prima età moderna, nonché della pittura a tema religioso, è fruibile per l’intera estate un’esposizione di notevole interesse: la mostra organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e curata da Mariateresa Cairo, Vittoria Oneto e Liliana Rey Varela per celebrare, nel 400° anniversario della sua morte, l’artista di fama internazionale Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo (Montabone, 1568 – Moncalvo, 1625), una delle figure di maggiore rilievo del tardo Cinquecento e dell’inizio del Seicento piemontese. Allestita a Palatium Vetus, l’antico Broletto della città, dove peraltro è possibile ammirare al piano terra la collezione permanente con opere di artisti legati al territorio alessandrino, tra cui Leonardo Bistolfi, Carlo Carrà, Pietro Morando, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo e altri, il percorso comprende quaranta opere (di cui alcune sono del tutto inedite), appartenenti a un’ampia casistica: olii su tavola, olii su tela, affreschi staccati, e disegni. Tali lavori, che sono prova sia della grande versatilità del pittore, in grado di padroneggiare differenti tecniche esecutive, sia della fervida attività che si svolgeva nella sua bottega, provengono in parte direttamente dalla collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, e in parte da chiese delle Diocesi di Alessandria, Casale, Tortona, oltre che dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e da collezioni private. La mostra prevede altresì un percorso multimediale interattivo, con una mappa digitale delle opere conservate sul territorio e uno schermo touch screen che consente ai visitatori di esplorare virtualmente i capolavori del Moncalvo.

La riscoperta della produzione di questo maestro dell’arte piemontese tra XVI e XVII secolo non può prescindere dalla conoscenza degli eventi storici a lui contemporanei; l’opera del Moncalvo si colloca infatti in età post-tridentina, e riflette pienamente i principi della Controriforma. Non a caso, i suoi dipinti, contrassegnati da movimenti semplici e familiari e dall’ampio spazio concesso all’espressione dei sentimenti, raffigurano per lo più soggetti religiosi, allo scopo di consolidare la fede dei credenti e porre in risalto il senso di una vita condotta all’insegna della spiritualità. Non si dimentichi che, a seguito del Concilio di Trento (1545-1563), vengono pubblicati testi che stabiliscono alcune norme per il linguaggio artistico; si distinguono le Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticaelibri duo (1577) dell’arcivescovo di Milano, poi diventato Santo, Carlo Borromeo e il Discorso intorno alle imagini sacre et profane diviso in cinque libri (1582) dell’arcivescovo di Bologna Gabriele Paleotti. Al di là dei tratti specifici di ognuno (per esempio, il trattato di Carlo Borromeo contiene l’esposizione in termini precettistici del modo in cui deve essere eretto e arredato un edificio sacro), entrambi i testi teorizzano un’arte vòlta a diffondere e rafforzare il contenuto delle Sacre Scritture. Guglielmo Caccia aderisce a questi dettami, conferendo uno slancio particolare alle sue figure (spesso femminili), e creando un mondo popolato da Immacolate Concezioni, angeli maestosi e puttini biondi tanto aggraziati quanto paffuti; nasce da qui il sentimento capace di coinvolgere i fedeli del tempo e affascinare lo sguardo e l’animo di ogni osservatore. 

I toni sobri si alternano a quelli luminosi, e la gamma cromatica è piuttosto ampia. Prevalgono i toni dell’azzurro e del grigio, a partire dalle ali dei tre putti, nell’olio su tela Madonna con Bambino dormiente e tre angioletti (Fig. 1): sulla sinistra si vede rappresentata la Vergine seduta, con il busto lievemente reclinato e il volto di profilo, intenta a contemplare Gesù Bambino dormiente; il capo, con i capelli biondi raccolti, è parzialmente coperto da un velo. La Vergine indossa una tunica rosa drappeggiata e tiene sulle ginocchia un cuscino azzurro su cui si trova un nastro. Gesù è nudo, ha i capelli ricci e biondi, è adagiato su un piccolo letto e poggia la testa su un cuscino; un braccio è disteso, mentre l’altro è posto sull’addome. In primo piano, tra le due figure, è dipinto un cesto. Lo sfondo è formato da un insieme di nubi e a destra, circondate da un bagliore dorato, troviamo tre figure angeliche con le sembianze di fanciulli; essi hanno le ali abbassate, e osservano il Bambino addormentato, mentre l’angelo centrale porta un dito alla bocca, invitando al silenzio.


Fig. 2

Fig. 3

 

Come si è già rilevato, un ruolo di primo piano è rivestito dalle figure femminili, tra cui la Maddalena penitente (Fig. 2): ha i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle, è inginocchiata ai piedi di Cristo Crocifisso, e presenta un atteggiamento improntato a devozione e pentimento; ai due lati della croce si scorgono gli immancabili angioletti.

 

Non meno importante è l’Immacolata Concezione, un soggetto su cui Moncalvo torna più volte nel corso della sua parabola artistica; appartenente agli anni giovanili è quella conservata nella Chiesa di Santa Maria di Castello ad Alessandria, che presenta sullo sfondo una città (Fig. 3), e risulta più familiare rispetto a un’altra di dimensioni monumentali, posteriore al 1620 e conservata sempre ad Alessandria, ma al Vescovado; lo sfondo è qui astratto, e la tela è caratterizzata dalla prevalenza dei toni caldi dell’oro e del bruno. Per la realizzazione di quest’ultima, la critica ha ipotizzato che Guglielmo Caccia sia stato coadiuvato dalla figlia Orsola Maddalena; essa fu infatti sua allieva e fidata collaboratrice, nonché artefice di alcune opere esposte, come l’Angelo che regge la Veronica (Fig. 4). È una delle tele più celebri eseguite da tale pittrice e monaca orsolina, autrice di immagini per lo più a tema religioso diffuse in centri del Piemonte e della Lombardia.

 

Fig. 4

 Fig. 5

 

Un’attenzione speciale va poi riservata alle figure angeliche; non si tratta soltanto dei piccoli angeli più volte citati, ma di figure di grandi dimensioni, simbolo di quell’eterna lotta tra bene e male, tra forze celesti e forze demoniache che in anni pressoché coevi trova riscontro nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, il principale poema epico in ottava rima della letteratura italiana nell’età della Controriforma, apparso per la prima volta con l’autorizzazione dell’autore a Ferrara nel 1581. Un dipinto alquanto significativo è San Michele abbatte il demonio (Fig. 5), visibile anche in un disegno a penna e inchiostro nero acquarellato su carta: l’angelo è ritratto con la spada sguainata, sollevata con entrambe le mani; è pronto a colpire il diavolo nero che si trova sotto i suoi piedi. A livello cromatico sono decisamente dominanti i toni scuri, ravvivati soltanto dal colore rosa e azzurro-verde di certi punti della veste dell’angelo; anche in questo caso è verosimile una collaborazione tra Caccia e la figlia Orsola Maddalena.

Vale la pena tener conto del fatto che, oltre a rappresentare un’occasione unica per entrare in contatto con la produzione di un maestro della pittura piemontese tra Cinque e Seicento, l’allestimento di tale mostra ha fruito di diversi sopralluoghi per individuare le opere da esporre, verificarne lo stato di conservazione, e in certi casi procedere a interventi di manutenzione e/o restauro, come è avvenuto per l’olio su tela Tobiolo e l’Angelo, situato nella Cattedraledei SS. Pietro e Marco di Alessandria (Fig. 6). Degna di nota è, in questo caso, la raffigurazione del paesaggio sullo sfondo, che comprende scorci di vegetazione e un edificio simile a un castello sotto un cielo grigio e azzurro.

 

 

 Fig. 6

 

Di recente, inoltre, ha visto la luce l’archivio on-line reperibile all’indirizzo https://ilmoncalvo.it/, che contiene una schedatura delle opere del Moncalvo e della sua bottega, tanto quelle presenti nella mostra, quanto quelle attualmente identificabili sul territorio. Si tratta di un ulteriore supporto utile alla valorizzazione dell’opera di un grande artista, che fu a capo di una bottega in cui, in virtù delle molteplici committenze, si faceva ricorso a bozzetti e cartoni, spesso riutilizzati in varie occasioni e pure a distanza di anni. Egli intrattenne rapporti con altri artisti dell’epoca, alcuni piemontesi come Giovan Battista Crespi detto il Cerano e Nicolò Musso, e altri di diversa provenienza, come Camillo Procaccini e Federico Zuccari. Non a caso, la vasta produzione del Moncalvo riflette la permeabilità agli influssi dei numerosi colleghi incontrati durante la carriera, pur restando facilmente riconoscibile grazie alle linee delicate dei soggetti ritratti e ai riccioli setosi degli angeli, e soprattutto alla dolcezza dei volti e alla grazia dei movimenti, che lo rendono un artista capace di esprimere in modo mirabile tramite la pittura una religiosità intima e affettuosa.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1: Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Madonna con Bambino dormiente e tre angioletti, olio su tela, secondo decennio del XVII secolo, Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Fig. 2: Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e bottega, Maddalena penitente, olio su tela, 1620 ca., Collezione privata.

Fig. 3: Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Immacolata Concezione, olio su tela, primo decennio del XVII secolo, Chiesa di Santa Maria di Castello, Alessandria.

Fig. 4: Orsola Maddalena Caccia, Angeloche regge la Veronica, olio su tela, terzo decennio del XVII secolo, Palazzo Cuttica, Alessandria.

Fig. 5: Guglielmo Caccia detto il Moncalvo – Orsola Maddalena Caccia, San Michele abbatte il demonio, olio su tela, post 1620 ca., Diocesi di Casale Monferrato.

Fig. 6: Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Tobiolo e l’Angelo, olio su tela, primo decennio del XVII secolo, Cattedrale dei SS. Pietro e Marco, Alessandria.

 

Scheda tecnica

Il Moncalvo e la sua bottega. Movimento e sentimento nella Controriforma, Palatium Vetus, Piazza della Libertà, 28, Alessandria (AL), da venerdì 7 marzo 2025 a martedì 30 settembre 2025; aperta il sabato e la domenica nei seguenti orari: 09:00-13:00; 15:00-19:00. Ingresso gratuito.

 

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