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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Fig. 1 Autoritratto, olio su tela, 1873
La bella mostra allestita prima a Denver e poi a Potsdam per celebrare Camille Pissarro a 150 anni dalla nascita ufficiale dell’Impressionismo, comprende oltre cento opere del pittore, sufficienti senz’altro per verificare la qualità di una produzione artistica. Pissarro ne esce probabilmente rivalutato agli occhi di molti, se mai ne fosse stata malintesa la grandezza, e ricondotto su una ribalta che il tempo gli ha spesso negato.
Personalmente, mi sono posto la domanda, appunto, del perché prima di Pissarro si citino sempre Monet, Renoir, Degas, e persino Manet che impressionista lo fu solo di passaggio e Cézanne che lo fu solo al principio. Forse, è il mio sospetto, a Pissarro mancano uno o più capolavori, quel tipo di opere che restano nella memoria visiva e vi si imprimono: come i tramonti, le ninfee, le cattedrali di Monet; come i balli e le feste del vero Renoir (non quello del ritorno all’ordine); come le ballerine e i teatri di Degas. Persino la Parigi sotto la pioggia di Caillebotte, la culla di Morisot, le case di Sisley, sono quadri più famosi e popolari dei quadri di Pissarro.
La Storia dell’Arte dovrebbe per definizione formarsi e strutturarsi tramite epoche, stili, capolavori e grandi personaggi. Ma … quali siano davvero questi capolavori e questi personaggi non è sempre facile a dirsi, tanto oggi come ieri, perché i giudizi cambiano, le mode passano, i valori si trasformano. Ecco allora che ad esempio nell’Ottocento i dimenticati Botticelli e Piero diventano stelle del Rinascimento, mentre mille pittori acclamati nei Salon di Parigi passano dalla notorietà al vituperio in pochi decenni. In polemica proprio con gli esperti d’arte del tempo, nel 1874 un gruppo di pittori sino ad allora poco apprezzati, indipendenti e “giovani” organizza una propria mostra presso la galleria del fotografo Nadar; anche se denigrati da molti, lasciano il segno, e nel volgere di dieci anni rovesciano la sensibilità del pubblico e dei critici. La cronaca e poi la storia ci dicono che tra di loro ottennero successo e fama in particolare Claude Monet, Auguste Renoir e Edgar Degas. Di questi, Monet sarebbe rimasto fino alla fine impressionista, raggiungendo una quasi totale rarefazione ed espansione della sua pittura rapida e trasparente; Renoir dopo l’esordio rivoluzionario avrebbe invece riveduto il proprio stile, recuperando valori formali piuttosto retrogradi; Degas avrebbe sempre mantenuto quel vago distacco dal gruppo che lo rendeva più borghese e teatrale degli altri.
Camille Pissarro, che nel 1874 aveva 44 anni, cioè tra i dieci e i quindici anni più degli altri, avrebbe partecipato a tutte le mostre degli impressionisti sino al 1886, si sarebbe poi unito alla breve avventura puntinista insieme a Seurat e Signac; e ancora negli anni a cavallo tra fine e inizio secolo avrebbe mantenuto fede alla sua ricerca di una pittura nel complesso realista, dipingendo alcuni dei suoi quadri più belli e compiuti proprio quando l’impressionismo era ormai qualcosa di remoto e Matisse e Kirchner si preparavano a far esplodere le avanguardie.
La produzione artistica di Pissarro è impressionante; sono migliaia di oli, accompagnati da disegni, guazzi e stampe, cui andavano aggiunte altre centinaia di opere, perdute invece per via dei vandalismi della guerra franco-prussiana nel 1870. In vita, Pissarro fu amato dai colleghi e dal pubblico, senza peraltro mai raggiungere quella fama forse neppure desiderata fino in fondo. Stando alle sue stesse parole, che possiamo leggere negli epistolari, ebbe con frequenza problemi di vendita e di conseguenza problemi di soldi, lui che per amore aveva rigettato la sorte di essere nato in una famiglia agiata. La passione politica, socialista e anarchica, lo spingeva contro ogni formalismo e ipocrisia borghesi, e lo rese unico per impegno e interessi rispetto ai molti colleghi neutrali e spesso indifferenti alle tematiche sociali.
Era cresciuto seguendo Corot e Courbet, molto meno Millet, che pure sembrerebbe essergli vicino nelle tante immagini agricole. Nel caso di Pissarro, come per Van Gogh, abbiamo in mano uno strumento formidabile per confermare simpatie, ispirazioni e critiche, le lettere. Appunto, su Millet, leggiamo quanto scrive Pissarro al figlio Lucien:
… l'Angelus, il quadro di Millet, gli aveva dato tale emozione [si riferisce a un amico incontrato all’esposizione]. La tela, una delle meno riuscite del pittore, per la quale in questi giorni sono stati rifiutati 500 mila franchi, produce questo effetto morale su tutti gli spiriti grossolani che vi si affollano intorno: c'è sempre ressa davanti! Quello che ti racconto è la verità sacrosanta e dà una ben triste idea dell'umanità: si tratta di un sentimentalismo idiota …
E non è certo Millet il solo a incontrare le critiche di Pissarro, anche Gauguin – come uomo soprattutto – ne esce malissimo. E dire che i due avevano lavorato insieme per qualche tempo. Nel merito delle polemiche sul puntinismo, Pissarro scrive:
Vedi, caro Lucien, come tutte queste persone procedono a zig zag. Accorgendosi che hanno preso una cantonata, eccoli che – Gauguin tra i primi - cercano con ripetuti sforzi di intrufolarsi. Era da prevedere. Noi, che conosciamo la difficoltà e sappiamo quanta finezza d'occhio bisogna avere ne vedremo delle belle!
Dalle lettere al figlio possiamo seguire anche e soprattutto i giudizi umani e tecnici sui colleghi. Dopo i maestri del passato, come Delacroix, Courbet e Daumier, per Pissarro i più grandi sono Degas e Monet, e quasi si avverte l’invidia per la capacità di Monet di dipingere meravigliosamente anche cose decorative. Manet è invece un modello, un grande, ma come uomo Pissarro ne vede i difetti, l’eccessiva autostima e ricerca di affermazione. Pissarro manifesta stima per Signac, un amico anche a livello politico, come per il povero Seurat, morto a neppure 32 anni. Proprio ai funerali di Manet e Seurat, Pissarro partecipa con l’occhio maturo di chi vede in tanti, troppi, il peccato capitale dell’ipocrisia.
Le lettere ci consentono anche di capire l’alternarsi delle vicende economiche del pittore e della sua famiglia, puntualizzate dai commenti sulle mostre allestite a fatica, sul rapporto non sempre facile con i mercanti d’arte, ma anche di capire i dubbi del maestro che, pur tante volte netto e preciso nelle critiche, si chiede ogni tanto se davvero lui stesso è un artista.
Esemplare è la vicenda del puntinismo, che Pissarro nelle lettere definisce il “punto” o più seriamente “impressionismo scientifico”; fu una svolta audace, ma passeggera per il pittore. Convinto e incline a una ricerca nuova che mettesse da parte le tendenze ancora romantiche e sentimentali insite in certi paesaggi o situazioni, si aggancia alle ricerche complesse e metodiche di Seurat, ma ne esce infine deluso dalla perdita di slancio e forza che le opere troppo meditate finiscono per subire.
Il suo rientro nei ranghi del realismo impressionista prima maniera produce splendidi quadri, ma siamo ormai alla fine dell’Ottocento.
Le mostre di Denver e Potsdam:
The honest Eye, Mit offenem Blick.

Fig. 2 Il giardino di Mathurins delle sorelle Deraismes a Pontoise, olio su tela, 1876
La pittura di Pissarro non è prettamente “unica” e non è caratterizzata da uno stile per così dire inconfondibile. Dopo la fase realista iniziale che lo vede vicino a Corot, con il quale potè anche lavorare, la sua svolta impressionista è talmente coerente che potremmo facilmente ingannare e scambiare alcune sue cose con le opere di Monet o di Renoir; e i paesaggi puntinisti lo accostano a Maximilien Luce, molto più che a Signac o a Seurat.
Nelle opere esposte al Museum Barberini di Potsdam, che grazie al miliardario collezionista Hasso Plattner (il mecenate che ha fatto ricostruire il Palazzo Barberini nel centro di Potsdam pochi anni fa) possiede sette quadri di Pissarro, tutto questo risulta evidente. Unite le forze con l’Art Museum di Denver, a sua volta proprietario di altri sette oli, i curatori sono riusciti a mettere insieme la rassegna forse più completa sul maestro dai tempi della sua attività. Personalmente l’ho trovata esaustiva; unica mancanza, le stampe, che Pissarro coltivò con passione e competenza insieme al figlio Lucien.

Fig. 3 Giovane contadina con il cappello di paglia, olio su tela, 1881

Fig. 4 Il pastore di pecore, olio su tela,1888

Fig. 5 Lo studio a Eragny, pruni in fiore, olio su tela, 1894

Fig. 6 Ponte Boieldieu a Rouen, olio su tela, 1896
La visita è ben guidata da tabelloni di presentazione, meno approfondita nelle didascalie delle opere, ma è disposta e illuminata perfettamente. La sequenza è cronologica e possiamo assistere non solo a un’evoluzione stilistica, ma anche a un processo di selezione dei soggetti. L’interesse per la vita contadina, che ha radici nel socialismo di Pissarro, viene progressivamente sostituito dall’interesse per la vita moderna, per i luoghi affollati delle città, per i porti, per le piazze. La passeggiata nella mostra è una passeggiata nella Francia che si trasforma.
E infine, in Pissarro qualcosa di unico c’è a mio parere. Ed è la serietà, l’impegno, la coerenza, la tecnica, l’attenzione alla realtà, miscelati in una soluzione perfetta. I suoi quadri sono pervasi comunque di luce, ci invitano ad essere osservati, e sono composti come se nulla potesse mai essere aggiunto o tolto. Raccontano cose che non ci appartengono più, ma che erano dei nostri nonni o bisnonni, testimoni di un mondo che cambiava velocemente. Sono uno sguardo analitico e fecondo sul nostro passato, gettato da un osservatore attento e partecipe.
Ecco ad esempio un autentico saggio di impressionismo, Il giardino delle Mathurins a Pontoise; la composizione è tradizionale, la prospettiva è corretta, ma i colori splendono di luce propria grazie alla tecnica rapida e vibrante dei tocchi di pennello. Qui siamo vicini a Sisley più che a Monet e si può già intuire l’attenzione e lo studio su un ritmo diverso di pennellata; aspetto tecnico che è evidente in un bel ritratto, la Giovane contadina col cappello di paglia, dove la definizione della figura è data anche dallo sfondo che le si adatta intorno. Sicuramente Van Gogh vide questo quadro.
Il puntinismo è un po’ sorvolato nella mostra, con pochi quadri e forse giustamente, mentre l’ultima fase della pittura pissarriana è ben definita da diverse opere esemplari, come le vedute di Parigi e di Rouen, viste dall’alto.

Fig. 7 Boulevard Montmartre, olio su tela,1897

Fig. 8 Rue Saint-Honoré, al mattino, effetti di sole, olio su tela, 1898

Fig. 9 Il Louvre, olio su tela, 1902
Sono straordinari alcuni ponti sui fiumi, opere dell’ingegno umano che Pissarro chiaramente predilige; il Ponte Boieldieu di Rouen ci mostra tutti i luoghi pittorici preferiti da Pissarro e dagli impressionisti: l’acqua, i fumi, la pioggia, l’atmosfera velata, i riflessi cangianti, la folla, le fabbriche in lontananza. Sembrerà strano, ma l’ultimo Pissarro è il mio preferito. Ha più di sessant’anni quando dipinge queste splendide tele, ha un problema agli occhi e guarda il mondo dalle camere d’albergo, ma la cultura, l’esperienza e la tecnica si sposano al meglio con la ricerca del vero.
E quindi sì, certo, Pissarro almeno un grande capolavoro lo ha lasciato, ed è la sua carriera intera, ovvero la sua vita.

Fig. 10 Una sala della mostra a Potsdam
Le citazioni sono tratte da Camille Pissarro, Lettere al figlio su arte e anarchia, 1998, Eleuthera.
Indispensabile per la conoscenza del pittore l’edizione Delphi di tutte le sue opere, disponibile in formato digitale, Delphi Complete Paintings of Camille Pissarro.
Didascalie delle immagini
Fig. 1 Autoritratto, olio su tela, 1873
Fig. 2 Il giardino di Mathurins delle sorelle Deraismes a Pontoise, olio su tela, 1876
Fig. 3 Giovane contadina con il cappello di paglia, olio su tela, 1881
Fig. 4 Il pastore di pecore, olio su tela,1888
Fig. 5 Lo studio a Eragny, pruni in fiore, olio su tela, 1894
Fig. 6 Ponte Boieldieu a Rouen, olio su tela, 1896
Fig. 7 Boulevard Montmartre, olio su tela,1897
Fig. 8 Rue Saint-Honoré, al mattino, effetti di sole, olio su tela, 1898
Fig. 9 Il Louvre, olio su tela, 1902
Fig. 10 Una sala della mostra a Potsdam
Scheda tecnica
Mit offenem Blick. Der Impressionist Pissarro, Museum Barberini, Alter Markt, Humboldtstraße 5–6, 14467 Potsdam, dal 14 giugno al 28 settembre 2025.
Aperta dal mercoledì al lunedì dalle 10 alle 19, chiusa il martedì
Biglietti interi € 16, il sabato e domenica € 18, possibili riduzioni