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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Luoghi, Mostre, Eventi

Biennale di Architettura, Venezia 2025

 

La visita dell’ultima biennale veneziana di Architettura è sicuramente impegnativa per il numero dei contributi nelle grandi aree espositive, i Giardini e l’Arsenale, completate da altre sedi collaterali nella città e a Marghera; il dubbio, o meglio la certezza di perdersi qualcosa durante le lunghe passeggiate, è comunque compensato dalla consapevolezza che in ogni caso non si può vedere davvero tutto.

La mia impressione è che quest’anno sia imperdibile l’allestimento delle sale nell’Arsenale, di fatto trattato esteriormente come se fosse più una Biennale d’Arte che di Architettura, mentre la visita a una considerevole parte delle esposizioni nazionali, ovvero i materiali presentati parte all’Arsenale parte nei padiglioni dei Giardini, può essere meno attenta e in qualche caso affrettata.

Leggiamo nel programma della mostra:

L'architettura è sempre stata una risposta al clima: un atto di riparo, sopravvivenza e fiducia nella vita. Dalle prime capanne primitive alle fondamenta sommerse di Venezia, il progetto umano si è evoluto in dialogo con la natura. Oggi, questa evoluzione non è più scelta ma necessità: il cambiamento climatico non è uno scenario futuro ma una realtà presente. Dobbiamo adattarci. Questo richiede la messa in campo di ogni forma di intelligenza: naturale, artificiale, collettiva. Non abbiamo bisogno di genio individuale, ma dell'intuizione che scaturisce dai processi collaborativi. Non di soluzioni rigide, ma di ecosistemi flessibili. Di fronte ad un mondo in trasformazione, l'architettura deve adattarsi essa stessa, spingendosi verso territori finora inesplorati.

Il titolo proposto dal curatore Carlo Ratti, architetto e ingegnere di indiscussa cultura e preparazione, era abbastanza prevedibile viste tendenze e mode del momento: Intelligens. Natural. Artificial. Collective. Il tema proposto per la Biennale 2025 è quindi qualcosa che sta tra gli studi sull’Intelligenza Artificiale, i social media, la sostenibilità e l’ecologia, come dire gli argomenti su cui maggiormente si dibatte negli ultimi anni.

Per chiudere con le proposte nazionali, mi sembra che i vari stati - invitati ad aggregarsi e collegarsi con il tema generale -, abbiano finito per uniformarsi, spesso con risultati poco chiari o troppo prevedibili, alla richiesta di sostenibilità e di adeguamento. Si direbbe che il riuso, la ceramica e il legno siano le chiavi risolutive dell’architettura del futuro, mentre l’argomento della socialità viene troppo spesso risolto con spazi di relax collettivo o banalità residenziali. Sono discorsi che prescindono, mi sembra, dalle possibili risorse naturali terrestri e dai numeri colossali e incontrollabili della popolazione umana; in altri termini, prescindono dalla politica reale. Mi sarei aspettato per ogni paese studi locali avanzati per il riciclo e il risparmio delle risorse, in altre parole proposte tecniche per evitarne gli sprechi e per la loro miglior gestione, uniti a studi su nuovi mezzi di produzione di energia; di fatto, senza energia elettrica la comunità umana che abbiamo fin qui costruito non esiste. E che questa comunità umana possa essere cambiata in tempi non biblici mi sembra molto improbabile.

Vale invece biglietto e attenzione la mostra organizzata nelle immense e straordinarie sale delle Corderie e delle Artiglierie dell’antico Arsenale, aperte ogni anno solo per la Biennale. Come dicevo, l’aspetto rimanda a una esposizione d’arte, ma in realtà i confini tra pittura, scultura e architettura, per non dire delle cosiddette arti applicate, sono sempre più vaghi, e quindi tanto vale soffermarsi davanti alle varie opere o interventi o proposte cercando di capire, di farsi coinvolgere e magari di emozionarsi.

La prima emozione, subito all’ingresso, è volutamente negativa, nel senso che si entra in uno spazio buio, caldo e umido, con tanto di pozze d’acqua e condizionatori appesi al soffitto; serve a farci capire fisicamente che il surriscaldamento dell’atmosfera e l’uso esagerato dei nostri apparecchi sono malsani e autodistruttivi. Senza dimenticare che la popolazione cresce in modo esponenziale, come ci dice visivamente una specie di muro circolare, subito dopo lo spazio buio, eretto seguendo la curva iperbolica che descrive appunto la crescita numerica dell’umanità.

A seguire, in una sezione intitolata Natural Intelligence, troviamo studi spettacolari che mostrano da un lato l’adattabilità della natura, dall’altro le possibilità umane di imitare vantaggiosamente questi comportamenti. Alcuni esperimenti vogliono forse convincerci che ci sia un’anima nascosta e segreta nelle cose, ma certamente l’assetto spontaneo di tanti oggetti che tendiamo a considerare inanimati è sorprendente. Un po’ come le ragnatele, che sottintendono una volontà predatrice ma sono anche luoghi di vita, gli alberi, le radici, le pietre, mostrano e dimostrano soluzioni diverse al tema della sopravvivenza, diventando protagonisti. Se quindi guardiamo con ammirazione come le radici possano formare veri e propri tessuti viventi, non possiamo non notarne con stupore il fascino e la bellezza: dalla funzionalità alla forma potremmo dire nel linguaggio degli architetti razionalisti.


Sono innumerevoli i pannelli esplicativi di molte esperienze tentate in ogni parte del mondo per creare strutture o oggetti o abitazioni o materiali basati sulle corrispondenti forme della natura; la loro esposizione è comunque molto ben studiata per attrarre curiosità e attenzione, in più di un caso con effetti spettacolari.

La successiva sezione Artificial Intelligence ha per protagonisti, ovviamente, i robot. Uno in particolare se ne sta sospeso in una specie di imbuto formato dalle tipiche reti elettrosaldate dei cantieri stradali e si muove come un operaio acrobata.

L’intelligenza artificiale è da un paio d’anni al centro del dibattito culturale, ma esiste da quando l’uomo ha inventato congegni in grado di aiutarlo nelle sue facoltà razionali, ovvero più o meno dal secondo dopoguerra. Il curatore della biennale ha voluto spingere sul tasto dell’utilità di questi studi, che passano da nuovi rivoluzionari metodi di previsione meteorologica, di costruzione e combinazione di materiali edili, di studio per rinfrescare le città tanto sottoterra quanto sopra, di progettazione di schemi e di planimetrie abitative, di analisi dei trasporti pubblici … La quantità di informazioni è in qualche momento davvero sovrabbondante per il visitatore che, in ogni caso, può anche seguire solo visivamente la traccia dell’esposizione.



Collective Intelligence, terza sezione, recupera quella tendenza – come sempre all’avanguardia – di documenta fifteen a Kassel nel 2022, inserita nel grande contesto della socialità e solidarietà umana, ben diverso dall’universo fake dei social media. L’intelligenza collettiva, che potrebbe ricevere preziosi prestiti da insetti come formiche e api, si manifesta nelle architetture spontanee come i villaggi e le favelas, risolvendo atavici problemi di convivenza.

Ecco allora decine di pannelli, immagini e filmati su tante esperienze nel mondo, con particolare attenzione alla protezione delle tradizioni locali. L’artigianato rientra tra i valori del passato che non dovrebbero andare distrutti, anche se resta difficile immaginare come si possa conciliare una produzione di piccole “cose” in un contesto che richiede cose in un numero incalcolabile.

Il riciclo dei materiali è esemplificato dai tentativi del loro riuso in quei paesi del terzo mondo dove il primo mondo butta gli avanzi della produzione. E le proteste relative fanno parte di un’intelligenza collettiva che spesso fa i conti con l’egoismo individuale.

Gli insediamenti troppo popolosi rientrano nell’argomento e sono esempi di complessità estrema, come il risultato residenziale delle favelas brasiliane. In Italia, il caso delle Vele di Scampia destinate a demolizione produce l’utopia di una totale riorganizzazione del sito. A Torino, si prova la proprietà collettiva delle case per famiglie a basso reddito. In ogni parte del mondo, si fanno progetti per aiutare i senzatetto. C’è in tutto questo, a mio parere, anche dell’ipocrisia.

 

In ultimo, Out, sezione fantascientifica che verifica le possibilità di vita oltre la Terra, soprattutto nell’ipotesi che il nostro pianeta possa un giorno diventare inabitabile. Eccoci allora a seguire stand simili a quei documentari sul futuro pieni di idee che con ogni probabilità resteranno sulla carta o nella testa di chi li ha immaginate. Ma è altrettanto sicuro che questo genere di studi, tesi ad affrontare situazioni estreme, portano spesso a soluzioni, invenzioni e risposte molto importanti, una volta riportati a situazioni meno particolari.

Visitando i vari settori, possiamo allora immaginarci a provare dal vero, qui sulla Terra, vestiti che recuperano acqua (come nel romanzo di fantascienza Dune), o a vivere sotto una membrana protettiva, o a usare un robot che ci protegge, o a vivere in una residenza che potrebbe trovarsi sulla Luna.

L’aspetto esteriore di queste proposte è in ogni caso suggestivo e affascinante, e in questo caso l’aggettivo fantascientifico non punta su un futuro remoto, ma su un futuro prossimo.

Gli spazi interni dell’Arsenale sono completati dagli esterni, che consentono di passeggiare lungo lo spettacolare bacino dove si varavano e provavano le navi. Qui tra l’altro i celebri architetti americani Diller Scofidio + Renfro hanno creato un bizzarro angolo di relax per bere un caffè fatto con l’acqua depurata della laguna (l’istallazione ha vinto il Leone d’Oro per questa Biennale) e l’inglese Norman Foster, insieme alla Porsche Foundation, ha fatto gettare un ponte di alluminio che fa da accesso a innovativi pedalò da usare sullo specchio d'acqua.



La Biennale Architettura 2025 dispone di un altro elemento di sicuro interesse e di eccezionalità per il nostro paese: la pubblicazione di un catalogo di oltre 500 pagine al prezzo di 25 euro (contro i 90 di un’edizione più lussuosa ma meno completa). Il catalogo è frutto di un lavoro che mi sembra parallelo e complementare a quello dell’organizzazione stessa della Biennale e darei per sicuro che ne sia anima e ispiratore Carlo Ratti, l’eccellente curatore. Riuscire a sintetizzare in parole e raffigurare con fotografie la grande mole di materiale proposto nella mostra era impresa realmente ardua, ma è stata affrontata e conclusa nel migliore dei modi.

 

 

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