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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Luoghi, Mostre, Eventi

Il Palazzo del Mauriziano, o Casino dell’Ariosto

 

 

Fig. 1: facciata esterna.

 

Distante pochi chilometri dal centro storico di Reggio Emilia, in direzione Modena, il Mauriziano (così denominato a causa della vicina chiesa di San Maurizio), o Casino dell’Ariosto, è un palazzo (Fig. 1) circondato da un ampio parco in cui scorre il fiume Rodano (Fig. 2), di proprietà della famiglia materna di Ludovico Ariosto (1474-1533), i Malaguzzi, sino al 1863, quando fu acquistato dal Municipio di Reggio Emilia, come dichiara la lapide posta sulla facciata. Il poeta, che sin dall’infanzia soggiornò numerose volte in questa tenuta, la menziona nella Satira IV, dedicata al cugino Sigismondo Malaguzzi, descrivendola come una sorta di locus amoenus (vv. 115-123):

 

Già mi fur dolci inviti a empir le carte
li luoghi ameni di che il nostro Reggio,
il natio nido mio, n’ha la sua parte.
Il tuo Mauricïan sempre vagheggio,
la bella stanza, il Rodano vicino,
da le Naiade amato ombroso seggio,
il lucido vivaio onde il giardino
si cinge intorno, il fresco rio che corre,
rigando l’erbe, ove poi fa il molino.


Sede del «ricovero ombroso delle Naiadi, ninfe dei fiumi che Ariosto immagina adagiate sulle rive del Rodano» (si cita dall’edizione commentata delle
Satire a cura di Emilio Russo, pubblicata da Edizioni di Storia e Letteratura nel 2019: p. 150), il Mauriziano si materializza nella memoria del poeta, che trascorse qui lunghi periodi estivi. Assumendo tratti classico-mitologici, tale evocazione equivale chiaramente al «recupero di un luogo idilliaco della memoria che coincide con una stagione lontana di otiae fertile attività umanistica» (cito sempre dal commento di Paolo Marini alla Satira IV facente parte dell’edizione del 2019: p. 132), e offre idealmente un parziale risarcimento rispetto alle difficoltà incontrate da Ariosto in qualità di governatore della Garfagnana, ritratta come una terra aspra e selvaggia. Non a caso, questa satira è l’unica dotata di una precisa data di stesura indicata dall’autore (20 febbraio 1523), quindi la sua composizione si lega al primo anniversario dell’arrivo del poeta a Castelnuovo di Garfagnana come commissario del duca Alfonso d’Este.

 Fig. 2: il parco.

 


Si accede a questo complesso monumentale, attualmente trasformato in una casa-museo, attraverso un arco trionfale in cotto a unico fornice, che sorge appunto in località San Maurizio sulla via Emilia e, secondo la tradizione, venne eretto nel XVI secolo da Orazio Malaguzzi, responsabile del restauro e dell’arricchimento dell’intero complesso. Superato l’arco, il visitatore si trova di fronte a un lungo viale di oltre 250 metri costeggiato da pioppi, che conduce alla dimora.

Benché sia stato oggetto di vari processi di ristrutturazione, il Palazzo Nuovo del Mauriziano conserva intatto l’impianto volumetrico cinquecentesco che gli conferisce, in sostanza, le sembianze di una villa rinascimentale. La pianta è a base quadrangolare; si osserva un salone centrale passante sul quale si fonda l’asse di simmetria dell’edificio, intorno a cui si dispongono i vani laterali. Il nucleo originario, tardo-quattrocentesco (o al limite degli inizi del XVI secolo), coincide con tre ambienti a levante, caratterizzati da volte a vela e capitelli pensili. Di particolare interesse è il ciclo di affreschi che orna proprio queste tre stanze antiche, commissionato sempre da Orazio Malaguzzi, figlio di quell’Annibale a cui sono dedicate le Satire III e V e che è annoverato tra le figure che attendono l’arrivo in porto del poeta nell’ultimo canto dell’Orlando furioso. Tali decorazioni compaiono sia nei riquadri sulle pareti sia nelle lunette delle volte a vela delle tre stanze, i cui nomi sono noti grazie all’inventario dei beni di Orazio Malaguzzi, redatto dal notaio alla sua morte, avvenuta nel 1583. Rispettivamente, le tre stanze sono identificabili come Camerino dei poeti (quella centrale), Camerino dell’Ariosto (quella di sinistra), e stanza degli Orazi e Curiazi (collocata a destra).


Fig. 3: novella di Gualtieri di Saluzzo e Griselda.


Riguardo alle immagini individuabili nelle lunette di quest’ultima, la cui iconografia non era mai stata illustrata correttamente, occorre segnalare un recente articolo di Gianluca Genovese (professore ordinario di Letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), intitolato Su un non identificato ciclo di affreschi nel Mauriziano, il «Casino dell’Ariosto», e apparso sulla rivista «Italianistica» (LII, 2, 2023, pp. 33-46).Per molto tempo i soggetti nelle lunette erano stati associati alla novellistica trecentesca, di matrice naturalmente boccacciana; a trarre in inganno erano stati gli affreschi degli ambienti vicini, in particolare il fatto che nel Camerino dei poeti si trova, tradotta in immagini, una delle novelle più celebri del Boccaccio visualizzato (per riprendere il titolo del famoso volume a cura di Vittore Branca, edito da Einaudi nel 1999), ossia quella di Gualtieri di Saluzzo e Griselda (Decameron X, 10: Fig. 3), mentre nel Camerino dell’Ariosto si scorge quella di Beltramo di Rossiglione e Giletta (Decameron III, 9).In realtà, come spiega Genovese, tale ciclo pittorico costituisce una forma di omaggio alla memoria di un parente prossimo del committente Orazio, ovvero il suo «unico, amatissimo, fratello: Flaminio Malaguzzi, morto a soli quindici anni nel 1552 a Padova, durante i suoi promettenti studi» (p. 41). Amante delle lettere, Flaminio compose una commedia intitolata Theodora che, data alle stampe dopo la sua prematura scomparsa, ottenne una discreta fortuna, e risulta attestata nella biblioteca di Aldo Manuzio il Giovane.

Appare così evidente l’identità del Mauriziano come luogo della memoria, contraddistinto dalla celebrazione sia di un nucleo familiare sia della poesia antica e moderna, di cui sono prova alcune immagini delle altre stanze, nello specifico l’elogio dei letterati rappresentati nel Camerino dei poeti, che aderisce a un modello iconografico riconducibile al Parnaso di Raffaello nella Stanza della Segnatura nei Musei Vaticani; molte figure sono riconoscibili grazie all’indicazione dei rispettivi nomi, per esempio Dante Alighieri vestito di rosso e seduto vicino a Giovanni Boccaccio (Fig. 4).



Fig. 4: figure di poeti.


Al di là della bellezza del luogo, vale la pena notare il percorso interattivo
Furiose Interazioni, il primo dimostratore tecnologico della Fondazione TICHE, l’organo di coordinamento e gestione del Cluster Nazionale delle Tecnologie per il Patrimonio culturale, nato su iniziativa del Ministero dell’Università e della Ricerca. Diretto dal già menzionato Gianluca Genovese con l’ausilio di un comitato scientifico di esperti, e in collaborazione con i Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children s.r.l., RE:LAB,PMI e Laboratorio di ricerca e innovazione, Furiose Interazioni è un progetto indirizzato in primo luogo a bambini e ragazzi, e prevede un doppio percorso tecnologico: da un lato, infatti, si propone di promuovere la valorizzazione, mediante una visita guidata in realtà virtuale, degli importanti affreschi cinquecenteschi del Mauriziano recentemente restaurati, mentre dall’altro ha lo scopo, tramite tecnologie immersive, di far riscoprire e apprezzare a un pubblico giovane (essenzialmente alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado) un testo cardine della letteratura italiana come l’Orlando furioso; ci si trova infatti proiettati nell’universo fantastico del poema ariostesco. Si tratta di uno straordinario esempio di fruizione dei beni culturali reso possibile dall’associazione tra patrimonio letterario e dimensione tecnologica, un’associazione che consente ai giovani visitatori di conoscere protagonisti e imprese dell’opera che Italo Calvino equiparava a un’immensa partita di scacchi che si dipana sulla carta geografica del mondo.

 

Scheda tecnica

Complesso Monumentale del Mauriziano, o Casino dell’Ariosto, via Pasteur, 11, Reggio Emilia. Aperto ogni domenica dalle 15.00 alle 19.00 (visita guidata alle 16.00).
Biglietto: 5 € con minimo 7 partecipanti, o 35€ forfettari (per gruppi al di sotto di 7 persone). È obbligatoria la prenotazione, telefonando al numero 0522 456816, oppure scrivendo all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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