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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Nel 2023 sono stati pubblicati due fondamentali contributi alla conoscenza e forse anche alla comprensione dell'opera di Anselm Kiefer; il film Anselm firmato da Wim Wenders e il libro Prologo celeste di Vincenzo Trione. I due contributi sono entrambi personali, come devono essere i saggi critici, ma anche documentari, in quanto densi di immagini e di interventi dello stesso Kiefer.
Ora non c'è dubbio che Kiefer sia considerato da gran parte della critica d'arte il massimo artista vivente, magari insieme al suo connazionale Gerhard Richter, all'americano Jeff Koons e all'inglese Damien Hirst, che in realtà lo surclassano economicamente sul mercato ma che non sono probabilmente in grado di eguagliarne la capacità espressiva. Ne sono ben consapevoli Trione e Wenders che con il grande artista tedesco hanno diretta familiarità e una sorta di complicità intellettuale. Film e libro appaiono essere un omaggio all'artista e all'amico.
Mi sono occupato più volte di Kiefer a partire dal 2007, quando a Berlino nella splendida cornice della Hamburger Bahnhof mi trovai davanti a una incredibile scaffalatura ricolma di volumi interamente di piombo. Le dimensioni dell'opera tendevano all'architettura più che alla scultura e la pesantezza abnorme del materiale gravava sul pavimento peraltro solidissimo della ex-stazione ferroviaria berlinese. Kiefer aveva 62 anni a quel tempo ed era da molti anni considerato uno dei grandissimi, eppure lo conoscevo solo parzialmente. La sua opera appariva macabra ma intensa, desolata eppure spinta verso la vita, in fase di decomposizione eppure ribelle alla morte. Kiefer ha costruito alcune tra le cose più massive della storia dell'arte, ma allo stesso tempo le ha spesso lasciate in balia del tempo, dell'usura e della decadenza; è dal 2007 che cerco di entrare nella sua testa, ma l'impresa è probabilmente impossibile. Trione e Wenders pensano di esserci riusciti e il loro contributo è fondamentale, oggi che Kiefer si avvicina alla soglia degli ottanta anni.
Tra Kiefer e Wim Wenders ci sono alcuni punti in comune, tra cui l'anno di nascita 1945 e la nazionalità tedesca, ma anche differenze sensibili. I film più notevoli di Wenders (tra cui Im Lauf der Zeit e Der Himmel über Berlin) si erano quasi sempre occupati di luoghi, di situazioni, di storie personali, al punto che negli anni della maturità il regista ha allargato la sua vocazione a splendidi documentari su singoli personaggi. L'opera di Kiefer tende invece al titanico e alla rovina, all'instabilità perenne, al mondo naturale visto come sublime antitesi del mondo degli umani, e forse a un giudizio ultimo, in grado di disfare e disintegrare ogni cosa.
C'è palesemente in entrambi l'impronta del romanticismo tedesco, sospeso tra il sublime della natura e il sublime dell'animo umano.
Il film di Wenders, Anselm, disponibile anche in 3D, documenta la vita di Kiefer con immagini più che con parole, e quando i filmati d'epoca non ci sono, è Daniel Kiefer figlio dell'artista a interpretare brevemente suo padre; in pieno fervore paterno il regista ha poi fatto recitare Kiefer bambino a suo nipote Anton Wenders.
Vediamo allora spezzoni televisivi con interviste, ricostruzioni dei luoghi dell'infanzia, rapide spiegazioni delle intenzioni creative e delle posizioni politiche, ma soprattutto vediamo i luoghi della vita e dell'attività di Kiefer. Nessuno potrà dimenticare l'incredibile vastità del laboratorio di Barjac, località La Ribaute, scandita dai capannoni industriali di una fabbrica di seta abbandonata, dai cunicoli scavati nella terra e nella roccia, dalle strade tracciate nel terreno, il tutto riempito da colossali opere di cemento, di piombo, di ferro, di legno, di ceramica.
La Ribaute stessa è di fatto il capolavoro di Kiefer. Ne è ben consapevole anche Vincenzo Trione nel cui libro gli sterminati (non è un'iperbole) laboratori sono quasi i protagonisti. L'impresa sarebbe di entrare nel mondo dell'artista tedesco, fisicamente e intellettualmente, ma Trione lo fa al modo di Trione e cioè con troppe parole, troppi gratuiti richiami letterari o filosofici, troppe visionarie similitudini.
Il risultato è comunque un grande saggio sull'artista, Prologo celeste, riccamente illustrato, per fortuna, anche nella versione ebook. La scrittura eccessiva di Trione è spesso trascinante e il vulcano in esplosione delle sue suggestioni lascia il segno. Sono centinaia di pagine che trasudano ammirazione e quasi venerazione per Kiefer, unite anche e purtroppo al tentativo di convincerci che solo Trione ha capito Kiefer. Le interpretazioni del critico d'arte sono giustamente molteplici e variegate, e insistono nel cercare letture profonde che, invece, a parer mio non esistono e anzi non vanno proprio cercate.
Trione a volte sembra capirlo. Quando scrive:
Pur dense di riferimenti eruditi, le opere kieferiane hanno un timbro primario, quasi barbarico: paiono non essere state modellate da un uomo esperto, controllato. Kiefer sembra voler riportare così la cultura, con le sue complessità, a un’epoca anteriore alla storia. È come se tentasse di uscire dalla vita adulta, per ricostruire un paradiso incontaminato. Si allontana dalla maturità, per intraprendere un ritorno verso una casa lontana.
In realtà, io credo che una sorta di chiave di lettura ci sia, ma è un singolo uomo unito con la catastrofe, ovvero Paul Celan con il nazismo. Per Trione è un riferimento, ma per Wenders è sin dal principio del film il riferimento. In Anselm sentiamo la voce originale del grande poeta romeno-tedesco che legge la straziante lirica di Todesfuge. Fu scritta nel 1945, quando Wenders e Kiefer nascevano, e ad essa l'artista si è ripetutamente, per non dire sempre, ispirato. Wenders ha capito che l'infanzia passata sulle rovine delle case distrutte dalla guerra e i versi di Celan sono il cuore della sua arte. Di certo Anselm Kiefer è estremamente colto, tecnicamente abile, straordinariamente creativo, ma lo spunto della sua opera non è il mondo, è lui stesso che con la sua opera crea il mondo e lo giustifica. Quando costruisce, perché l'arte è costruire, Kiefer predispone paradossalmente anche la fine delle sue opere, in una sorta di assoluto nichilismo che pure possiede dentro di sé i germi di una possibile rinascita.
Riferimenti
Anselm, un film di Wim Wenders, 2023, con Anselm Kiefer, Anton Wenders, Daniel Kiefer.
Vincenzo Trione, Prologo celeste. Nell'atelier di Anselm Kiefer, Einaudi, 2023, EAN 9788806257064, € 36 (versione ebook € 12,99)
In questa rivista Le eterne rovine di Anselm Kiefer