Abbiamo 223 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -

Quali sono i percorsi attraverso cui si articolano la promozione dell’attività degli artisti e la diffusione delle loro opere nell’Italia tra Settecento e Ottocento? O, ancora, quali sono i tratti distintivi di ogni Stato italiano in un periodo storico così complesso, e in che modo essi influiscono sulla dimensione culturale dell’epoca? Rivolgendosi a una fase della Storia dell’arte italiana spesso trascurata nel panorama critico, il saggio di Sandra Pinto (al secolo Bianca Alessandra Pinto, storica dell’arte e museologa di primo piano della seconda metà del XX secolo), ripubblicato da Einaudi nel 2022 a cura di Giovanna Capitelli, a quarant’anni dalla sua prima uscita (avvenuta nel 1982 in un volume curato da Federico Zeri), si propone di rispondere a questi e molti altri interrogativi, mostrandosi pienamente, oggi come allora, «una delle sintesi più intelligenti, dense e attendibili sull’arte italiana del XIX secolo» (per riprendere un’icastica espressione presente sulla quarta di copertina).
Se è vero, infatti, che la conoscenza della cultura artistica in Italia tra questi due secoli finisce per riverberarsi inevitabilmente sulla visione contemporanea del nostro patrimonio, si può comprendere come tale volume costituisca un punto di riferimento essenziale per ricostruire, a posteriori, quell’intreccio così variegato di azioni e personalità che concorrono a determinare lo svolgimento e le sorti della produzione artistica durante un’epoca di riforme, in parallelo all’astro di Napoleone Bonaparte, e nel passaggio dalla Restaurazione al Risorgimento.
Suddiviso in una serie di capitoli che corrispondono agli Stati italiani, il volume (che contiene 121 illustrazioni, ed è corredato di una nota bibliografica, un indice dei nomi e un indice dei luoghi) offre una panoramica delle principali attività promosse dai detentori del potere politico per favorire la fioritura delle arti. Ne deriva un quadro assai variegato, in cui la riflessione relativa alle varie opere d’arte finisce talvolta per passare in secondo piano rispetto all’analisi del contesto socio-culturale. Questo aspetto è opportunamente rivelato dalla curatrice nella Prefazione:
«Regge, palazzi, collezioni, musei, scavi, mostre, cataloghi a stampa, testimonianze della critica, letteratura odeporica sono strumenti continuamente chiamati a concorrere nella narrazione. […] Nella rassegna prodotta da Pinto, per esempio, le opere d’arte sono raramente protagoniste del racconto, se si escludono pezzi che creano crisi nel sistema accademico come il Gobbo e l’Abele nella Firenze di Lorenzo Bartolini e di Giovanni Dupré. I dipinti, le sculture, i cantieri decorativi sono commentati per la ricezione che ricevono nella stampa o nelle testimonianze epistolari, oppure per le condizioni materiali in cui vengono portati a termine, ma sul loro linguaggio, sulla loro specificità, poco è dato di leggere in queste pagine».
Di conseguenza, appare parziale anche il focus rivolto ai singoli artisti, fatta eccezione per alcuni nomi particolarmente illustri. Basti pensare, a titolo puramente esemplificativo, a figure come lo scultore e pittore veneto Antonio Canova (1757-1822), considerato il maggiore esponente della scultura neoclassica e artefice di numerose opere a tema mitologico, a partire da Venere e Adone (Fig. 1). Realizzata per volontà del marchese di Salza Francesco Maria Berio, che la fece collocare in un tempietto situato nel giardino del suo palazzo a Napoli, l’opera rappresenta il momento del congedo tra la dea e il giovane; quest’ultimo incontrerà poi la morte durante una battuta di caccia al cinghiale. Si tratta dell’ultimo saluto tra i due innamorati prima che abbia luogo quell’atroce destino che, più di un secolo prima, aveva trovato spazio in uno dei poemi più ampi della letteratura italiana, l’Adone di Giovan Battista Marino, dato alle stampe nel 1623 a Parigi, con dedica al re di Francia Luigi XIII. Sebbene dominata dall’armonia e dall’equilibrio, quindi, tale opera coglie un istante di grande pathos.

Antonio Canova, Venere e Adone

Anton Raphael Mengs, Ritratto di Ferdinando IV re di Napoli
Di notevole interesse è la disamina delle situazioni presenti negli Stati preunitari. Nell’impossibilità di ricordarli tutti in questa sede, mi soffermo su un caso di particolare interesse: il Regno di Napoli, oggetto d’indagine nella sezione relativa agli Stati borbonici. Vale la pena di ricordare, al riguardo, che proprio queste pagine (leggermente riviste nella nuova edizione del 2022) hanno contribuito a far sì che l’opera assurgesse al rango di classico nella misura in cui, dopo la prima pubblicazione del 1982, furono inserite nel 1997 con il titolo Note di storia della letteratura artistica in uno dei volumi del catalogo di una celebre mostra partenopea (Civiltà dell’Ottocento. Le arti a Napoli dai Borbone ai Savoia). Nel XVIII secolo Napoli è oggetto di una serie di interventi vòlti a trasformarla in una grande capitale europea. Tali sforzi, promossi dal sovrano Carlo di Borbone (1716-1788), che era anche duca di Parma e Piacenza in quanto figlio di Elisabetta Farnese, si traducono per esempio nella realizzazione di grandiose opere architettoniche, anzitutto le due residenze reali di Capodimonte e Portici, la cui costruzione procede di pari passo con alcuni lavori di rinnovamento del Palazzo reale già esistente. Analogamente, viene dato un considerevole impulso alla riscoperta del passato e alla lavorazione di una ricca varietà di materiali, come si legge alle pp. 6-7:
«L’attività archeologica viene promossa con l’esplorazione sistematica di Ercolano, scoperta casualmente trent’anni prima, cui faranno seguito, dopo lo straordinario successo dei ritrovamenti ercolanensi, gli scavi di Pompei e di Stabia. Infine sono istituiti e organizzati una serie di laboratori reali per la fabbricazione di arazzi, lavori in pietra dura, porcellana».
Degno di rilievo è pure il fatto che re Carlo tragga ispirazione dai modelli offerti dalle maggiori corti europee del tempo, come Parigi, Madrid e Dresda; originaria di quest’ultima era la consorte Maria Amalia di Sassonia, da cui ebbe il figlio Ferdinando di Borbone-Due Sicilie (1751-1825), che salirà al trono giovanissimo a seguito dell’abdicazione del padre, in procinto di diventare il nuovo re di Spagna. Proprio Ferdinando è ritratto dal tedesco Anton Raphael Mengs (1728-1779) in un olio su tela del 1760 attualmente conservato al Museo del Prado di Madrid (Fig. 2), copia di un dipinto dello stesso artista datato al 1759 e situato al Museo nazionale di Capodimonte di Napoli.
Come si può desumere da queste considerazioni, il fondamentale pregio dell’opera di Sandra Pinto risiede appunto nel conferire risalto a tutti i contesti legati in modo più o meno stretto all’attività artistica; di grande interesse è il ruolo rivestito dalle numerose Accademie, uno degli ambienti privilegiati dell’epoca in cui aveva sede il fenomeno della committenza. In merito al contesto napoletano appena ricordato, è senz’altro il caso di citare l’Accademia Ercolanese, fondata nel 1755 allo scopo di studiare e pubblicare gli oggetti ritrovati durante le campagne di scavo condotte nelle città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., tra cui Pompei ed Ercolano, da cui tale Accademia prende il nome. Il lettore che desideri fruire di uno studio specificamente incentrato su artisti e tecniche rimarrebbe forse deluso; in compenso, chiunque sia alla ricerca di un testo completo ed esaustivo sul rapporto tra arti e istituzioni, sviluppo culturale e avvenimenti storico-politici, non può che apprezzare pienamente questo lavoro, rimasto tuttora, in sostanza, insuperato.
Didascalie delle immagini
Fig. 1, Antonio Canova, Venere e Adone, 1789-1794, marmo, Musée d’Art et d’Histoire, Ginevra.
Fig. 2, Anton Raphael Mengs, Ritratto di Ferdinando IV re di Napoli, 1760, olio su tela, Museo del Prado, Madrid.
Scheda tecnica
Sandra Pinto, La promozione delle arti negli Stati italiani, dall’età delle riforme all’Unità, a cura di Giovanna Capitelli, Piccola Biblioteca Einaudi Ns, 2022, pp. XXVIII – 482, ISBN 9788806251499, 34,00 €.